Fino al 7 novembre l’altare di Santa Marta nella basilica di Varese ospiterà l’ostensione delle reliquie, custodite da secoli. Casula e manipolo di san Paolo VI, donati da monsignor Macchi, saranno invece visibili per la prima volta.

«La nostra Basilica è uno scrigno che per secoli ha custodito e protetto moltissime reliquie», spiega il prevosto di Varese monsignor Luigi Panighetti. «Nei giorni in cui ricordiamo Tutti i Santi saranno esposte per la venerazione, e perché queste figure illustri possano dare forza alla nostra fede ed essere luminosi esempi che guidino la nostra vita e le nostre scelte. Per la prima volta, poi, vedremo le reliquie di Papa Paolo VI che la basilica ha ricevuto in dono grazie alla benevolenza del vescovo varesino, monsignor Pasquale Macchi, che ne fu segretario personale».

Al valore religioso si aggiunge quello storico e artistico sottolineato dalla “ricognizione canonica” del centinaio di reliquie custodite in San Vittore avvenuta negli scorsi mesi. Un meticoloso lavoro di riordino, catalogazione e pulizia effettuato in collaborazione con la Lipsanoteca Arcivescovile. «Grazie ai cartigli sappiamo che son presenti reliquie di Santi e Beati più “antichi” dai martiri delle Catacombe romane a Sant’Urbano I Papa, da Santo Stefano Suddiacono a Santa Urbica Vergine». Le figure più recenti vanno dalle sante Teresa di Calcutta e Gianna Beretta Molla ai beati Arcivescovi Schuster e Ferrari e Carlo Gnocchi.

Presso l’altare di Santa Marta si trovano reliquie di “Corpi Santi” estratti dalle Catacombe Romane, custodite nella basilica di San Vittore dal XVII secolo ed esposte alla pubblica venerazione in teche di ebano con ornamenti d’argento.

Inoltre al centro è collocato un moderno ed artistico reliquiario che contiene il “Manipolo della Casula” di san Paolo VI Papa. Il pontefice lo indossò il 14 settembre 1965 e 1965 per l’aperura della terza e quarta sessione del Concilio Vaticano II. Successivamente monsignor Pasquale Macchi lo donò alla Basilica perché vi fosse custodito. In occasione dell’esposizione di questi giorni sarà possibile vedere anche la Casula di Paolo VI, sempre conservata nella basilica varesina. Tra le ombre del suo velluto si nota il segno lasciato nei punti in cui il Papa appoggiava le mani.

Il progetto del reliquiario – opera dell’artista Filippo Sorcinelli – per il manipolo in velluto di seta rosso di San Paolo VI, papa, ha come sviluppo l’idea di un foglio consumato dal vento. La mobilità e la fragilità di questo foglio è resa dalle pennellate scultore lungo tutta la cornice.

Il foglio-reliquia è sorretto dalle mani del Santo Pontefice paramentato con casula, mitra e pallio. Le applicazioni in argento massiccio e brunito riproducono in ordine: la ferula utilizzata da papa Paolo VI realizzata dal maestro Scorzelli, inserita in un globo poggiato su una roccia, due medaglie a chiusura sui lati che indicano le armi pontificie di San Paolo VI e della Basilica di San Vittore, custode quest’ultimo della reliquia. Nel basamento, i piedi della piccola statua papale è recante la dicitura “Manipulum Casulae S. Paoli VI papae”.

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