Nato dal dialogo con oltre 100 nuclei familiari l’ultimo saggio di don Massimo Camesasca, “Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani”

di Annamaria BRACCINI

Copertina Amare ancora

Un libro che vuole essere una voce di speranza e un segno di luce, necessario quando si parla di famiglia. «La famiglia che soffre, certo, proprio perché è parte fondamentale e indiscutibile di una società in travaglio, ma che non è morta e non morirà mai». Lo dice don Massimo Camisasca, superiore generale della Fraternità di San Carlo, spiegando perché ha scritto il suo ultimo saggio. E basterebbe scorrere il titolo del volume edito dall’Edizioni Messaggero di Padova, Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani, per capire che la famiglia di cui parla don Camisasca in 140 pagine intense, non è «un istituto del passato da difendere, ma un’opportunità del futuro da riscoprire».

«Dopo aver pubblicato un mio volume sul ministero sacerdotale, ho ricevuto molte lettere che mi chiedevano di affrontare anche il tema della famiglia – spiega l’autore – e, allora, dopo aver ascoltato e dialogato con oltre 100 nuclei familiari (coppie giovani, o sposate da 30/40 anni, persone serene o problematiche, famiglie di Comunione e Liberazione o non legate al Movimento, di ogni estrazione sociale e in tutt’Italia), ho voluto rendere conto di tutto questo, raccontare ciò che ho imparato, trasmetterlo ai giovani, nella convinzione profonda che il compito primario dei sacerdoti sia quello di essere al servizio del popolo di Dio. Infatti, ritengo che la nostra missione sia aiutare, sostenere, soccorrere, sempre con grande affetto e misericordia, indicando il bene e il bello della vita».

Eppure mai come oggi la famiglia appare in difficoltà. Lei non lo nega nel libro che affronta anche ambiti complessi, come la cura degli anziani, le problematiche lavorative, i piccoli e grandi fallimenti di ogni giorno…
Sì, credo che si debba sempre essere concreti, conoscere le difficoltà. Esse spesso nascono dalla paura. Paura che sia impossibile la fedeltà, mentre la famiglia si basa proprio sull’amore, sulla fedeltà, sulla fecondità. In essa vive la trasmissione del sapere, non solo delle conoscenze, ma della vita stessa. Dice sant’Agostino, nella Città di Dio, che «tutto ciò che finisce è troppo breve», noi dobbiamo saper mostrare e testimoniare che la fedeltà è possibile.

Come?
Ci sono due aiuti alla fedeltà. Il primo Dio è Dio, un aiuto laico, perché riguarda tutti credenti e non. Poi gli amici. Così si possono sconfiggere le tenebre, il buio che sembra avvolgere tutta la realtà, mentre ci sono, anche tra noi, tanti segni di luce. Penso alla donazione delle mamme verso i figli, al piacere di essere per gli altri che è la forma più alta dell’essere per sé.

Insomma, amare è ancora possibile?
È sempre possibile. La famiglia non morirà perché, al suo interno, permette di sperimentare i valori più profondi dell’umano. La ricerca di una relazione stabile è l’unica che permetta a ogni donna e a ogni uomo di essere veramente felice. Essa è il frammento di eternità presente in ogni amore autenticamente vissuto.

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