Un film d'esordio nato come una sfida, che parla di valori cristiani. Un piccolo evento cinematografico che oggi arriva a Milano, al cinema Mexico, fino al 17 settembre

Fu sera e fu mattina

Una sfida: quella di fare un intero film con 70 mila euro, 79 tra attori protagonisti e piccoli ruoli e 500 comparse. Una pazzia: quella di avere come produttori, giovani, studenti, pensionati, persone comuni, che hanno deciso di comprare delle quote dell’opera prima che si concretizzasse, spinti dal passaparola, dalla fiducia o dal semplice desiderio di ‘investire nella cultura o in un progetto’.
Nasce così il film indipendente del regista 28enne Emanuele Caruso E fu sera e fu mattina, girato nel Cuneese fra Langhe e Roero, nell’estate 2012, con 10 settimane di riprese. Un film che è già diventato un caso, e che oggi arriva a Milano, al Cinema Mexico, fino al prossimo 17 settembre.

La storia
 Avila, piccolo centro di 2000 anime nelle Langhe. In piazza si sta festeggiando la festa di Sant’Eurosia, patrona dei frutti della Terra. Ma tra i presenti serpeggia una certa inquietudine. La televisione ha trasmesso la notizia che, per un imprevedibile fenomeno naturale, il sole non avrà più l’energia da utilizzare per il riscaldamento della Terra, perderà la luce e così il mondo finirà inghiottito nel buio. Don Francesco, il parroco, si consulta a lungo con il sindaco, mentre le reazioni sono di varia natura: alcuni si chiedono se sia vero, altri restano indifferenti. Di certo l’esistenza di ciascuno nel bene e nel male, viene ridimensionata e costretta a cambiare. Un gruppo di ragazzi segue don Francesco nel percorso di allontanamento dal Paese in vista del momento decisivo. L’esame con se stessi, a lungo rinviato, arriva ad un punto di non ritorno.

Il film
In certe occasioni il cinema torna ad essere una scommessa. E una sfida: quella ad esempio di fare un film con soli 70mila Euro e di avere come produttori persone comuni che hanno deciso di comprare quote dell’opera ancora prima che si concretizzasse, spinti dalla fiducia. In termine tecnico è il metodo detto del "crowdfunding": acquistare quote che corrispondono ad una percentuale degli incassi del film. Su queste premesse è nato "E fu sera e fu mattina", girato dal 28enne Emanuele Caruso nel Cuneese nell’estate del 2012.

Da esordiente Caruso riconosce di aver dovuto fare i conti con un budget piccolo, con la impegnativa destinazione per il grande schermo e con una inesperienza fonte talvolta di qualche incertezza. Partendo dal pretesto di una catastrofe che mette a nudo la vita delle persone, il film si muove tra affresco esistenziale e piccola cronaca. Dentro il bel realismo di ‘esterni’ tutti dal vivo, si agita la metafora di quel pericolo che incombe su persone impreparate: come un compito improvviso da svolgere in tempi stretti. Circondato da psicologie un po’ acerbe e da uno stile qua e là frammentario, il racconto fa emergere il nucleo centrale di un appello al cuore di ciascuno per un modo nuovo di affrontare il tempo che ci viene messo a disposizione. Perchè quello che abbiamo sia il tempo dello spirito, della riflessione, della condivisione: dentro l’armonia nostra e del creato intorno a noi. Film ancora grezzo illuminato da lampi di coscienza, che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e nell’insieme problematico. 

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