Un nucleo di sculture di maestri lombardi del Novecento, in deposito dalla Collezione Walter Fontana, da oggi arricchiscono la raccolta ambrosiana.

di Luca FRIGERIO

Museo Diocesano

«Noi abbiamo bisogno di voi…», diceva Paolo VI agli artisti, quasi con commozione: «Perché questo mondo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione». E Floriano Bodini l’ha ritratto così, papa Montini: avvolto nel manto come in una corazza, figura ieratica, apparentemente chiusa, per quel suo carattere schivo e riflessivo, ma che invece si apre al mondo, in quelle mani enormi dalle dita protese, mani che accarezzano, che stringono, che benedicono. Mani sospese sulla colomba dello Spirito, come a fare del pontefice Giovanni Battista il novello battezzatore del Giordano, voce di chi grida nel deserto, di chi annuncia la salvezza in colui che toglie il peccato del mondo…

La scultura, svettante come una croce verso il cielo, affilata come la prora di una nave, la nave della Chiesa che gli era stata affidata, venne realizzata dall’artista varesino in legno, liberamente, cioè senza essere stata commissionata da alcuno (era il 1968), ma oggi è conservata nella Collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani. Bodini ne fece però anche una versione in bronzo, insieme ad altri ritratti di Paolo VI, scadenzati nel tempo, che ora, dal prossimo 11 settembre, viene esposta al Museo Diocesano di Milano. La monumentale figura, infatti, è parte di quel gruppo di opere della Collezione Walter Fontana, che, grazie al recentissimo deposito in comodato, giunge ad arricchire la già cospicua raccolta d’arte sacra ambrosiana presso l’ex convento di Sant’Eustorgio, completando idealmente la sezione dedicata a maestri del nostro tempo.

Una collezione, la Fontana, che annovera appunto lavori – oltre trecento – di protagonisti dell’arte lombarda del secondo Novecento, fra i quali, quelli selezionati per il Diocesano, testimoniano la vivace attività scultorea attorno alle tematiche religiose in un momento storico cruciale per il riavvicinamento tra la Chiesa e le arti, quale quello ispirato dal Concilio Vaticano II, svoltosi fra il 1962 e il 1965.

A costituirla è stato Walter Fontana, classe 1919, scomparso vent’anni or sono, solida figura di imprenditore brianzolo, impegnato in politica sia a livello locale (fu sindaco di Briosco) sia nazionale (venne eletto senatore nel 1988 nelle file della Democrazia Cristiana), contribuendo anche alle intese economiche, allora con piglio quasi , fra Italia e Cina. Ma che, soprattutto, fu amante dell’arte e amico degli artisti: un vero mecenate, insomma, per il sostegno che per tutta la sua vita volle offrire al mondo della cultura, promuovendo con la sua committenza i giovani artisti come quelli già affermati, e arrivando a presiedere negli anni Ottanta il consiglio di amministrazione dell’Accademia di Brera, allora diretta da Andrea Cascella.

Nelle sale del Museo di corso di Porta Ticinese, così, i visitatori potranno ammirare capolavori contemporanei d’arte sacra. Come le quattro formelle bronzee di Luciano Minguzzi raffiguranti episodi della storia del Duomo di Milano, presentate dall’artista nel 1950 come bozzetti preparatori nel concorso per la quinta porta della cattedrale: concorso che effettivamente Minguzzi vinse, ex aequo con Lucio Fontana (che però preferì abbandonare l’impresa, per incomprensioni con la commissione), portando a compimento l’opera quindici anni più tardi.

Del 1963, invece, è il bassorilievo di bronzo con la Morte di santo Stefano, realizzato da Giacomo Manzoni, come variante del rilievo della Porta della Morte nella basilica di San Pietro in Vaticano. Un capolavoro della scultura contemporanea, nato dall’amicizia e dal profondo intendimento umano e spirituale di due grandi protagonisti del ventesimo secolo, entrambi lombardi (bergamaschi per la precisione): Manzù, appunto, e papa Giovanni XXIII.

Di Bodini, oltre al ritratto di Montini di cui si diceva all’inizio, al Museo Diocesano sono presenti anche le Colombe, eteree creature d’argento, modellate nel 1970. Mentre reca la firma di Francesco Messina, altro straordinario maestro della scultura italiana del Novecento che meriterebbe miglior attenzione pubblica, un vibrante modello in cera del suo san Giovanni Battista. Bello della bellezza del vero. Perché, come ricordava lo stesso Paolo VI, «esiste ancora in questo nostro arido mondo secolarizzato, una capacità prodigiosa – ecco la meraviglia che andiamo cercando! – di esprimere, oltre l’uomo autentico, il religioso, il divino, il cristiano».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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