Presso la parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso continua sino a domenica 9 luglio la mostra “Bellezza e santità vi guideranno” dedicata al cinquantesimo anniversario della consacrazione dell’altare realizzato da Romano Rui, su commissione ma soprattutto seguendo le indicazioni "innovative" dell'allora prevosto don Luciano Brambilla.

di Renzo SALVI

A Cucciago, presso la chiesa Parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso, continua sino a domenica 9 luglio la mostra “Bellezza e santità vi guideranno” dedicata al cinquantesimo anniversario della consacrazione dell’altare realizzato da Romano Rui su commissione ma soprattutto seguendo le indicazioni del prevosto don Luciano Brambilla: indicazioni spesso “non proprio” in linea con le indicazioni in vigore negli anni Cinquanta – epoca dell’ideazione e della realizzazione – anche se fondate sullo studio ed il dibattito sulla liturgia che sarebbe sfociato nel Concilio.

Un parroco liturgista: obbediente e battagliero

Anche Cucciago ha avuto un parroco un po’ simile a don Milani e don Mazzolari, visitati e messi in onore di recente da Papa Francesco. Era appunto il prevosto Brambilla, parroco, dei Santi Gervaso e Protaso dal 1938 al 1980, anno della sua morte.

Cucciago già lo ha ricordato nel 2005 con una mostra di tutta e su tutta la chiesa parrocchiale, da lui “plasmata” con interventi artistici e liturgici. L’iniziativa era stata del comune e della parrocchia: un tandem che si ripropone quest’anno con un gruppo di lavoro parrocchiale e il patrocinio comunale.

La mostra, lungo un percorso articolato in tre ambienti ripercorre le tappe cronologiche di un lungo percorso mettendone in evidenza le radici bibliche, teologiche e liturgiche che ne orientano le scelte

Il campo di ricerca e di innovazione ecclesiale di don Luciano Brambilla incrociava infatti la Sacra Scrittura e la liturgia: studiava, frequentava ed ospitava nella sua canonica, sin dagli anni Quaranta, liturgisti di area franco-belga; era abbonato alle loro riviste; ne sosteneva il pensiero.

Dopo l’ampliamento della chiesa, realizzato dal suo predecessore – che scompare tragicamente per un incidente: investito da un tram, a Milano – don Luciano Brambilla si trova a dover pensare in chiave pastorale e liturgica un grande, nuovo spazio vuoto.

La nipote Luigia (Gigia) Brambilla, che frequentò a lungo il paese e la canonica, in un’intervista televisiva del 2005 lo ricorda – appena giunto a Cucciago  – proprio mentre osserva questa costruzione: “c’erano dei grandi finestroni. Ed era tutto squadrato, tutto  cemento armato a vista: in cielo in terra e in ogni luogo … Allora lui si metteva seduto su una panca  diceva, in dialetto, «El par un lavüreri» … Si guardava intorno, con questi finestroni, questi muri e ripeteva: «El par un lavüreri». E studiava come mitigare questo aspetto un po’ freddo … Ed è allora che è poi venuto l’architetto Varlonga, un amico di don Luciano, e hanno cominciato a riempire un po’ di spazi, ad addolcirli, a preparare anche per il grande ciclo di affreschi …”

Studi, tentativi, approfondimenti

Don Luciano Brambilla procede per sperimentazioni. La mensa dell’altare viene pensata e realizzata subito, sin dagli anni Quaranta,  come staccata dalla pala  e dal tabernacolo: qui il prevosto di Cucciago torna alla storia della Chiesa dei primi secoli cristiani, che spesso celebrava l’eucaristia  con altari posti “sopra” la tomba dei martiri e col sacerdote rivolto verso la comunità dei fedeli. A Cucciago questa “innovazione che torna al passato” anticipa il Concilio di circa vent’anni.

I primi tentativi vengono realizzati con altari di legno dietro i quali si cercano soluzioni estetiche e liturgiche di vario esito: quattro colonne rivestite in terracotta con le storie della Bibbia, ad esempio, che sono presenti in mostra, o un velario i cui colori seguivano i tempi dell’anno liturgico. La mensa approda presto ad un’opera d’arte realizzata da Romano Rui: quattro facciate in ceramica vetrificata con storie del Vangelo e, sopra queste, una lastra in marmo per la celebrazione dell’eucaristica su cui è rappresentato il corpo di Cristo deposto nella tomba.

La collocazione del tabernacolo alle spalle del celebrante non soddisfa però – secondo la Curia milanese del cardinal Schuster – i criteri correnti della Chiesa che  non vorrebbero il tabernacolo alle spalle di chi celebra la liturgia; i vari tentativi di don Brambilla di collocarlo sulla mensa stessa, di lato, o tra due angeli scolpiti, non paiono risolvere il problema: Schuster non consacrerà infatti la soluzione del presbiterio con la mensa staccata e le colonne.

A queste valutazioni il prevosto di Cucciago oppone altre valutazioni e riferimenti, citazioni ed argomentazioni; spesso per iscritto e con missive che non mancano mai di determinazione e di passione

Anche il cardinal Montini, in visita pastorale  a Cucciago nel 1962 e primo arcivescovo a poter osservare la soluzione definitiva, l’attuale, del presbiterio, con una grande quinta scolpita posta al di là dell’altare – un’altra opera di Romano Rui, realizzata in pietra di Vicenza – riterrà, secondo i dettami canonici correnti, di “non poter consentire” alla consacrazione: anche se, come riportano le cronache d’epoca ed i documenti ufficiali, si complimenterà con l’artista e avrà parole di apprezzamento e considerazione per la dedizione, l’attenzione e l’impegno liturgico e artistico del parroco che se ne sentirà rincuorato.

Il Concilio, nel passaggio dei pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI, approverà con la Costituzione Sacrosanctum Concilium, quelle innovazioni liturgiche. E l’altare di Cucciago sarà consacrato il 26 giugno 1967 dal Cardinal Giovanni Colombo, divenuto arcivescovo di Milano come successore di Montini.

In questo modo il prevosto di Cucciago, comunque ubbidientissimo pur nella difesa tenace e argomentata delle sue convinzioni, avrà la soddisfazione di veder consacrato il suo altare e l’insieme del nuovo assetto della sua chiesa, da un compagno di Seminario e di Consacrazione sacerdotale: appunto il cardinal Colombo.

Un percorso tra testi, immagini, Tv…

La mostra per il cinquantenario della consacrazione è stata inaugurata domenica 25 giugno, alle 11.30, dopo la liturgia domenicale, con l’intervento di S. E. monsignor Roberto Busti, vescovo emerito di Mantova, già portavoce, a Milano, del Cardinale Carlo Maria Martini.

Il percorso di mostra occupa il portico esterno della chiesa, il battistero (adattato a saletta video), l’atrio d’ingresso e la cappellina che affianca la chiesa parrocchiale.

La “narrazione” dà conto e documenta le varie fasi di progettazione ed anche i tentativi non portati a termine dai predecessori di don Brambilla – don Carpani, don Bonfanti –, le correzioni strutturali e soprattutto la nuova impostazione delineata da don Brambilla, le diverse fasi di studio e quelle realizzate del presbiterio e dell’altare.

Fotografie e testi – persino di testimonianza diretta, mostrano come l’ampliamento abbia addirittura comportato, negli anni Trenta, la frantumazione di un grande masso erratico, con un’esplosione che ancora fa storia in ambito locale,  per porre le fondamento della nuova costruzione; per la prima volta viene inoltre proposta la testimonianza di una suora di clausura – Angela Maria Lazzari, nel secolo Rachele – che ricorda la situazione precedente il 1959, anno della sua scelta claustrale nel  Monastero della Visitazione a Como, mentre la testimonianze di don Roberto Besozzi, coadiutore a Cucciago dal 1962 al 1980, di monsignor Lorenzo Cattaneo, biblista, per una vita docente presso il Collegio Arcivescovile di Gorla, di Luigia Brambilla, nipote dell’antico prevosto,  riemergono dalla ricca teca video di Cucciago per puntualizzare i diversi passaggi, le motivazioni, le diatribe – non scarse – innescate tra la parrocchia e la curia.

Sono documentate le celebrazioni – a questo altare – dei cardinali arcivescovi Colombo, Martini, Tettamanzi, di figure illustri della chiesa ambrosiana e della chiesa universale: qui celebrò due volte, nel 1981 e nel 1985, padre David Maria Turoldo, frate servita, poeta tra i maggiori del Novecento europeo.

Passo passo, fotograficamente, è riassunta anche la celebrazione del 1967 per la consacrazione. E molte immagini tratte da album personali e di famiglia raccolte tra i parrocchiani – matrimoni, soprattutto – e appartenenti alla diverse epoche documentano le tappe che hanno portato all’attuale assetto dell’altare e di tutto il presbiterio.

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