Il convegno del 4 novembre dedicato al Beato Montini ripercorre questo pluriennale impegno intrapreso dalla Chiesa ambrosiana fin dai tempi del cardinale Schuster

di Carlo CAPPONI
Responsabile Ufficio diocesano Beni culturali

In quanto attività educativa e formativa della persona, considerata nel suo insieme, la costruzione di luoghi per il culto e spazi per la formazione e l’aggregazione non è mai cessata nella storia della nostra Diocesi.

Tutto il mondo guarda ancora oggi ai testi di San Carlo su come edificare chiese e battisteri e come mantenerli in buono stato assieme alle suppellettili in essi contenuti. Dopo la seconda guerra mondiale l’afflusso di popolazione dalle campagne o dal Sud verso i più importanti centri industriali si fece consistente. Il cardinale Schuster se ne accorse e iniziò nella sua attività di promotore di quartieri di abitazione e centri parrocchiali. Il successore Giovanni Battista Montini seguitò questa linea, perché con l’indizione della “Missione di Milano”, alla quale chiamò personalità di indubbio fascino e carisma – come padre Turoldo o don Primo Mazzolari – intensificò la realizzazione di edifici per il culto. In più punti del pensiero del novello Beato si ritrova la preoccupazione che le nuove case possano e debbano sorgere attorno a una chiesa già funzionante. La comunità cristiana era il solo “luogo” perché tradizioni e dialetti, ancora in forte uso, potessero riconoscersi e riprendere un cammino di costruzione dell’essere uomo cristiano, pur in contesti geografici così differenti dalle loro provenienze.

Il Comitato per i Templi nuovi, già attivo con Schuster, riprese nuovo splendore anche per la carismatica presenza, quale presidente, del rifondatore dell’Eni, l’ingegner Enrico Mattei. Si ha in questo passaggio un allontanamento da stili e forme radicate a forme espressive del passato, come gli edifici neoromanici o neogotici che tante città o paesi oggi conservano ancora, a espressioni più legate al nuovo linguaggio dell’architettura che a Milano trovava una delle maggiori scuole nel Politecnico.

La presenza in Curia di un sacerdote architetto come monsignor Enrico Villa e di economi come monsignor Maini, facilitò questo compito. Nacque così il piano delle “20 chiese per i 20 concili”: le riviste internazionali guardavano a Milano con attenzione e stupore per questo slancio. Una titolò un proprio numero Miracolo a Milano, riportando in copertina la cosiddetta “chiesa di vetro” di Baranzate, dove l’Arcivescovo tenne un discorso in occasione della dedicazione, che è quasi progetto per il cammino che poi da Pontefice percorrerà nel rapporto con le Arti e gli Artisti.

La giornata del 4 novembre nasce così nella festa del Borromeo per ringraziare di avere avuto un uomo come l’Arcivescovo Montini. Uno dei suoi aspetti pastorali fu quello delle chiese e così il convegno si aprirà con un intervento di monsignor Luca Bressan e, a seguire, tre interventi che porteranno l’attenzione sugli aspetti della Liturgia (monsignor Piero Marini), dell’architettura (professoressa Maria Antonietta Crippa), delle arti figurative (professor Francesco Tedeschi).

Nel pomeriggio sono stati invitati alcuni architetti che hanno costruito chiese in questi ultimi vent’anni. A loro è stato chiesto di comunicare l’esperienza che un progettista si trova a vivere nel rapportarsi con un tema raro e una committenza assembleare come è la parrocchia nelle sue proprie differenti parti. Proprio per questo aspetto di comunicazione di una esperienza di vita, prima che di declinazione di forme o stili dell’architettura, il coordinatore del pomeriggio sarà un monaco di Bose, fratel Goffredo Boselli, che da anni cura la riflessione su temi dell’architettura nei rapporti con i differenti aspetti della scienza della liturgia. Sarà poi presentato un volume su alcune chiese dagli anni Cinquanta a oggi, a cura dell’Ordine degli Architetti di Milano e in collaborazione con l’Ufficio diocesano Beni Culturali, e un’iniziativa di musica e architettura che vedrà coinvolte alcune chiese in occasione dei prossimi mesi segnati da Expo. 

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