Il primo evento di un ciclo di incontri per riscoprire il «tesoro» della cattedrale dell’identità milanese

L’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano spalanca le proprie porte al grande pubblico per condividere con la città i segni più preziosi del suo straordinario racconto di popolo.

Antiche testimonianze, preziose carte e formidabili tasselli di un mosaico tutto da riscoprire: gli oltre 500.000 documenti che popolano l’Archivio della Veneranda Fabbrica rappresentano un autentico tesoro di storia milanese da riportare alla luce.

La Veneranda Fabbrica intraprende così un nuovo percorso per rivelare questo grande patrimonio e che diventerà continuativo nel tempo.

Alle ore 18.00 di lunedì 16 febbraio 2015, presso la Sala dei Milanesi dell’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano (Piazza del Duomo, 20), con la partecipazione di Philippe Daverio, Direttore Artistico del Grande Museo del Duomo di Milano, si terrà il primo di una serie di “Incontri in Archivio”.

Tra i tanti nomi che popolano le carte dell’Archivio, scrigno dei momenti più significativi della storia milanese, spiccano quelli di grandi personalità che, come Palestrina, Napoleone, Johann Christian Bach e non solo, hanno incrociato sul loro cammino il segno del Duomo.

Il primo incontro, dal titolo Una scelta europea per la Milano dei Visconti: il marmo per il Duomo sarà una retrospettiva della storia del marmo di cui è forgiato il Duomo ed il suo legame con le Cave di Candoglia, sorgenti della Cattedrale, da cui la pietra viene estratta.

Fu il fondatore della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Gian Galeazzo Visconti, a scegliere di cedere ad uso esclusivo della Fabbrica le Cave di Candoglia e di avviare una rete di trasporto del marmo fino a Milano tramite vie d’acqua.

I grandi blocchi di pietra percorrevano, adagiati su dei barconi in legno costruiti appositamente per tale scopo, un sentiero d’acqua dalla cava fino al cantiere del Duomo lungo i canali progettati da menti geniali come quella di Leonardo da Vinci. In questo modo la pietra “ad usum fabricae” giungeva in seguito nei pressi del cantiere del Duomo grazie ad un sistema di chiuse.

Un’occasione unica per riscoprire i segni più preziosi del Duomo.

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