La Biblioteca fondata dal cardinal Federico Borromeo espone eccezionalmente i suoi codici più antichi e preziosi, legati al tema dell'alimentazione - del corpo e dell'anima - secondo le suggestioni di Expo 2015. Dalla rarissima Bibbia Ebraica al Virgilio del Petrarca dipinto da Simone Martini, passando per i libri della civiltà araba, in una incomparabile rassegna di miniature e manoscritti.

di Luca FRIGERIO

ambrosiana

Cibo per l’anima, delizia per gli occhi. Sono i preziosi, bellissimi manoscritti che la Biblioteca Ambrosiana trae letteralmente dal suo caveau per offrirli all’ammirazione del più vasto pubblico, in occasione dell’apertura dell’Esposizione Universale a Milano.

Una nuova mostra, infatti, intitolata Pane e non solo: i cibi, i libri, presenta oggi un’eccezionale selezione di codici antichi, che trattano argomenti legati alla nutrizione e agli alimenti, quindi in consonanza proprio con le tematiche di Expo, negli aspetti sia materiali che simbolici, letterari o religiosi.

La rassegna, allestita nelle sale della Pinacoteca a cura dei Dottori dell’Ambrosiana (coordinati dal viceprefetto, monsignor Pier Francesco Fumagalli), espone nella prima vetrina due fogli del magnifico codice biblico realizzato in ambito renano-aschenazita negli anni 1236-1238, dove una mano eccellente ha dipinto (più che miniato!), da una parte, la visione del cosmo con i quattro esseri viventi descritti dal profeta Ezechiele, mentre, dall’altra, le tre primordiali creature ricordate dalla tradizione ebraica – l’uccello Ziz, il bue Behemot e il cetaceo Leviatan – sovrastano il banchetto escatologico dei giusti, che si compirà a partire da Gerusalemme nei tempi del Messia.

Il gioioso banchetto escatologico, del resto, è connesso direttamente con quello eucaristico, che prefigura simbolicamente quello perenne in cielo, come Gesù stesso annuncia agli apostoli: «Io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno» (Luca 22, 29).

Ed ecco infatti, nell’esposizione all’Ambrosiana, due mirabili illustrazioni dell’Ultima cena: la prima, tratta da un evangeliario greco della fine del XII secolo, mostra il Maestro e i Dodici disposti attorno a una tavola semicircolare, secondo lo schema tipico della tradizione bizantina; la seconda, pertinente ad un codice noto con il titolo di Evangelica Historia, miniato da un artista lombardo dell’età viscontea, evidenzia invece un’impostazione del Cenacolo che sarà ripresa ancora da Leonardo da Vinci alla fine del Quattrocento, con il Cristo al centro e i discepoli divisi alla sua destra e alla sua sinistra.

A un convito mitologico, dell’antichità classica, fa riferimento invece il frammento di un codice pergamenaceo risalente a oltre 1500 anni fa e confezionato probabilmente ad Alessandria d’Egitto, dove il testo dell’Iliade appare intervallato da straordinarie scene miniate (è la celebre Ilias Picta, uno dei manoscritti illustrati più antichi giunti fino a noi). Riferendosi a un passo del poema omerico, infatti, Ares, Zeus, Era, Atena e Afrodite sono raffigurati distesi sui triclini, mentre Efesto serve loro una coppa di vino e Apollo suona la cetra, accompagnato dalle Muse.

Dall’ambrosia “divina” si passa quindi agli asparagi “imperiali”. Quelli che, come ricordava Plutarco, mangiò Caio Giulio Cesare mentre era governatore della Cisalpina, preparati con il burro: condimento insolito per il romano, ma che assai piacque al futuro dittatore. L’episodio è tratteggiato con grande eleganza nella Storia di Milano di Tristano Calco, archivista della cancelleria sforzesca di cui ricorre quest’anno il quinto centenario della morte.

In una vetrina a poca distanza, il “tour conviviale” continua quindi in ambito arabo, acquistando così anche caratteri scientifici. Prima con uno codice che raccoglie diversi scritti di medicina, databile con esattezza all’anno 672 del calendario islamico (corrispondente al 1273 dell’era cristiana), impreziosito da splendide miniature di scuola siriana: quelle esposte mostrano un “brindisi” fra colleghi medici, vestiti con ricercata eleganza.

Poi con il Libro degli animali, un testo del IX secolo che anticipa perfino alcune teorie evoluzionistiche moderne: la copia della Biblioteca Ambrosiana è un magnifico esempio dell’arte libraria mamelucca (contemporaneo quindi al Rinascimento italiano), con superbe illustrazioni che, nei fogli oggi presentati all’attenzione dei visitatori, svelano un harem femminile, con la consorte del califfo intenta a prendere della frutta, mentre in una vasca nuotano alcune carpe, simbolo di felicità e abbondanza.

Il percorso fra i tesori “cartacei” dell’Ambrosiana attinenti al cibo prosegue ancora in molteplici direzioni, tutte suggestive e affascinanti. Ma il senso ultimo di questa iniziativa è forse racchiuso proprio nella gemma più preziosa, fra quelle raccolte dal cardinale Federico Borromeo.

E cioè in quell’incomparabile Virgilio del Petrarca, con la miniatura a tutta pagina di Simone Martini che raffigura il poeta latino seduto sotto una pianta, ma quasi in levitazione estatica, lo sguardo ispirato rivolto al cielo, dove lo stesso cantore di Laura ha scritto di suo pugno: «Italia terra nutrice di sommi poeti». A ricordare come arte, scienza e fede siano i primi e fondamentali nutrimenti all’inestinguibile fame di verità e di bellezza dell’uomo.

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