«Immaginando i Balcani. Identità e memoria lungo il 19° secolo» è il titolo di una mostra itinerante proposta dall'Unesco che prenderà il via il prossimo 8 aprile a Lubiana per valorizzare una visione comune di questa macro-regione europea.

Balcani

«Cultura: un ponte per lo sviluppo», non è solo un’iniziativa lanciata nell’ottobre del 2011 da Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, ma è anche una filosofia di vita. Da qui il sostegno dell’Unesco alla mostra itinerante «Immaginando i Balcani. Identità e memoria lungo il 19° secolo», realizzata anche grazie alla collaborazione dell’International Council of Museums e dell’International Committee for Exhibitions and Exchange. L’evento prenderà il via l’8 aprile presso il Museo Nazionale della Slovenia a Lubiana e toccherà diversi centri culturali del Sud Est Europa, come spiega la stessa Bokova.

Perché questa iniziativa sui musei?
Oggi, nella regione dei Balcani, molti musei, in particolare quelli di storia nazionale, stanno rivedendo le loro dichiarazioni sulle missioni e sugli approcci. La ri-concettualizzazione di questi musei coincide con la ricerca di una nuova comprensione della identità nazionale e della storia europea. È la prima volta che queste realtà nei Balcani lavorano insieme su un tema così difficile, condividendo e confrontando le loro collezioni e i loro racconti. Si tratta di un’occasione unica per valorizzare una visione comune della storia di tutta la regione, ma anche per riflettere sulle sfide del passato e del futuro in maniera condivisa.

La cultura rappresenta quindi un ponte allo sviluppo anche in tempi difficili…
Sempre più spesso i leader politici decidono di investire nella cultura, vista anche come leva per lo sviluppo economico e sociale. La cultura crea posti di lavoro e favorisce lo sviluppo umano. In tutto il mondo sta emergendo una nuova economia creativa. Questo è il motivo per cui l’Unesco chiede con forza l’inserimento della cultura nell’agenda di sviluppo delle Nazioni Unite post-2015. Mentre ci avviciniamo a questa data dobbiamo, infatti, raddoppiare gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. E la cultura può portarci lì, favorendo lo sviluppo sostenibile, includendo anche la dimensione sociale, lo sviluppo economico, la sostenibilità ambientale, la pace e la sicurezza.

Qual è il potere specifico della cultura?
La cultura aiuta a preservare la nostra eredità dando un senso al nostro futuro. Il patrimonio culturale deve essere preso in considerazione anche negli sforzi di riconciliazione, nella costruzione della pace e nelle strategie di sviluppo. Il Sud-Est Europa è un laboratorio vivente di questo impegno mondiale. Con la caduta del muro di Berlino, la fine della guerra nella ex Jugoslavia, il ritorno alla pace e alla stabilità nella regione e il rapido processo di integrazione europea, i cittadini europei e, quelli dei Balcani, sono chiamati a ricoprire un ruolo chiave. Spetta, infatti, a loro fare la differenza, aiutando la regione dei Balcani ad affrontare le sfide di un mondo sempre più connesso e globalizzato. Senza dimenticare che il patrimonio culturale è anche al centro delle sfide più pressanti per l’umanità come il cambiamento climatico, le catastrofi naturali, le migrazioni, l’urbanizzazione, l’esclusione sociale e le disuguaglianze economiche.

Come la cultura si può inserire nel processo di cooperazione nella regione dei Balcani?
"Questa regione ha nuove priorità. Dopo la riconciliazione e la ricostruzione ora deve affrontare le preoccupazioni legate alla formazione professionale, agli scambi culturali e al miglioramento della politica. A tale scopo abbiamo creato una rete di centri di eccellenza, connessi al patrimonio culturale, per rafforzare le politiche nazionali, per formare professionisti e per raggiungere gli standard internazionali. Abbiamo anche lanciato lo scorso novembre in Turchia un’iniziativa per rafforzare la lotta contro il traffico illecito dei beni culturali nel Sud-Est Europa. Il nostro obiettivo è anche quello di creare nuovi spazi per gli scambi tra professionisti della cultura, urbanisti, artisti e società civile. Abbiamo bisogno di fornire più spazio per l’arte e la creatività perché queste ultime consentono alle persone di ampliare le proprie capacità e sviluppare il loro pieno potenziale. A tal fine, l’Unesco sta organizzando, una serie di eventi, con performance artistiche e culturali, tavole rotonde, drammatizzazione e messa in scena di letture pubbliche, sul concetto di ‘ponti’, simboli iconici di dialogo reciproco, in tutto il Sud-Est Europa. Dopo Edirne in Turchia, sarà la volta di Lovec, in Bulgaria, il prossimo maggio.

Quali i benefici per i Balcani?
Costruire la cooperazione regionale è di beneficio diretto a tutti i Paesi della regione anche nella prospettiva europea. Tutti i Paesi del Sud-Est Europa sono interessati a sviluppare progetti transfrontalieri nel quadro delle reti transeuropee. A questo proposito, l’Unesco ha sostenuto la creazione di una rete capillare di centri regionali di cooperazione in materia di beni culturali e contribuito a costruire corridoi culturali in tutta la regione. Questa rete è uno strumento unico per rafforzare le politiche nazionali e per favorire la cooperazione regionale. Sempre di più, i Paesi dell’Europa sud-orientale stanno unendo le forze per proteggere il loro patrimonio comune, materiale e immateriale, anche attraverso le frontiere, raggiungendo già buoni risultati.

Che tipo di futuro immagina per i Balcani? Quale il contributo dell’Unesco?
Io appartengo ad una generazione cresciuta in un’Europa divisa, che è stata in grado di trarre una lezione positiva dalla storia, al fine di superare le divisioni del passato. La storia ha fatto di questa regione un crocevia tra l’Europa e il Medio Oriente, tra il Nord Europa e il Mediterraneo. L’appartenenza condivisa che esiste in tutta la regione deriva da edifici e pietre, ma riguarda anche il suo patrimonio culturale immateriale, la sua creatività incorporata nelle tradizioni, nella danza, nella musica e nei mestieri. Rafforzare la cooperazione subregionale di questa area è stato l’impegno dell’Unesco fin dal 2004, quando la prima conferenza ministeriale annuale sui Beni Culturali nel Sud-Est Europa si è tenuta a Mostar. Oggi, come ieri, l’Unesco è impegnato a portare avanti gli obiettivi di questa regione attraverso la cultura, l’educazione, le scienze, la comunicazione e l’informazione.

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