Conservata nel Museo la vecchia struttura interna in ferro, sostituita durante i lavori del 1967

di Luca FRIGERIO
Redazione

Una curiosa “ragnatela” metallica è ospitata in una delle sale del Museo del Duomo di Milano, al momento ancora chiuso al pubblico in attesa della sua completa risistemazione. Si tratta dello “scheletro” originario della Madonnina, un’ingegnosa armatura di ferro su cui vennero posate le lastre di rame che, sbalzate e dorate, andarono a comporre la grande statua che dal 1774 veglia sulla città e sui milanesi (e che, dunque, non è fusa in un sol blocco, come da più parti ancora oggi si legge!).
Il perché questa antica struttura si trovi presso il Museo della cattedrale è presto detto. Nel giugno del 1967, infatti, durante i lavori di consolidamento della Guglia maggiore, in qualche modo antesignani di quelli attualmente in corso, si provvide anche a ispezionare l’interno della Madonnina e «con amara, agghiacciante sorpresa – come ricorda Ernesto Brivio, oggi Architetto emerito della Veneranda Fabbrica – si riscontrò che la struttura portante in ferro era assai corrosa e in più punti le barre di metallo si erano completamente dissolte». C’era, insomma, il pericolo concreto che la celebre statua potesse crollare…
Per questo, senza indugi, si intervenne subito con una grandiosa opera di restauro. Numerati e rimossi i singoli pezzi del rivestimento scultoreo, a quasi 80 metri di altezza si attrezzò una vera e propria officina meccanica, oltre che un laboratorio per il trattamento delle 33 lastre di rame, che vennero ripulite e nuovamente dorate con foglie d’oro zecchino. Proprio lassù, prendendo a modello la struttura originale, fu eseguita una nuova armatura, identica nella forma ma in acciaio inossidabile, rivestita di speciali vernici plastiche. Il 27 luglio la Madonnina veniva così ricollocata al suo posto, più smagliante che mai, mentre il vecchio supporto interno veniva sistemato nelle collezioni museali del Duomo.
La Madonnina, si sa, è il simbolo stesso della città di Milano: un’immagine cara e notissima, anche ben al di là dei confini ambrosiani. Quello che forse non tutti sanno, invece, è che la grande statua che si innalza sulla guglia più alta del Duomo non è una generica raffigurazione di Maria, ma proprio un omaggio alla Vergine Assunta. Il fatto non è casuale, ovviamente: è un riferimento preciso, infatti, alla dedicazione con cui venne iniziata la nuova cattedrale, titolo poi mutato nel Seicento in quello di Maria Nascente, che tutt’oggi compare sulla facciata napoleonica.
A proporre la collocazione di un simulacro dell’Assunta sulla guglia maggiore del Duomo fu nel 1765 Francesco Croce, all’epoca architetto responsabile della Veneranda Fabbrica. Il modello della statua fu affidato, invece, allo scultore Giuseppe Perego, che ai fabbriceri del Duomo propose ben tre soluzioni: le prime due parvero eccessivamente elaborate e furono scartate; piacque invece la terza proposta, più semplice e slanciata, di cui un altro artista, l’intagliatore Giuseppe Antignati, realizzò una bella testa al vero in legno di noce, ancor oggi conservata nel Museo della cattedrale. Insieme all’originaria armatura metallica di sostegno, appunto. Una curiosa “ragnatela” metallica è ospitata in una delle sale del Museo del Duomo di Milano, al momento ancora chiuso al pubblico in attesa della sua completa risistemazione. Si tratta dello “scheletro” originario della Madonnina, un’ingegnosa armatura di ferro su cui vennero posate le lastre di rame che, sbalzate e dorate, andarono a comporre la grande statua che dal 1774 veglia sulla città e sui milanesi (e che, dunque, non è fusa in un sol blocco, come da più parti ancora oggi si legge!).Il perché questa antica struttura si trovi presso il Museo della cattedrale è presto detto. Nel giugno del 1967, infatti, durante i lavori di consolidamento della Guglia maggiore, in qualche modo antesignani di quelli attualmente in corso, si provvide anche a ispezionare l’interno della Madonnina e «con amara, agghiacciante sorpresa – come ricorda Ernesto Brivio, oggi Architetto emerito della Veneranda Fabbrica – si riscontrò che la struttura portante in ferro era assai corrosa e in più punti le barre di metallo si erano completamente dissolte». C’era, insomma, il pericolo concreto che la celebre statua potesse crollare…Per questo, senza indugi, si intervenne subito con una grandiosa opera di restauro. Numerati e rimossi i singoli pezzi del rivestimento scultoreo, a quasi 80 metri di altezza si attrezzò una vera e propria officina meccanica, oltre che un laboratorio per il trattamento delle 33 lastre di rame, che vennero ripulite e nuovamente dorate con foglie d’oro zecchino. Proprio lassù, prendendo a modello la struttura originale, fu eseguita una nuova armatura, identica nella forma ma in acciaio inossidabile, rivestita di speciali vernici plastiche. Il 27 luglio la Madonnina veniva così ricollocata al suo posto, più smagliante che mai, mentre il vecchio supporto interno veniva sistemato nelle collezioni museali del Duomo.La Madonnina, si sa, è il simbolo stesso della città di Milano: un’immagine cara e notissima, anche ben al di là dei confini ambrosiani. Quello che forse non tutti sanno, invece, è che la grande statua che si innalza sulla guglia più alta del Duomo non è una generica raffigurazione di Maria, ma proprio un omaggio alla Vergine Assunta. Il fatto non è casuale, ovviamente: è un riferimento preciso, infatti, alla dedicazione con cui venne iniziata la nuova cattedrale, titolo poi mutato nel Seicento in quello di Maria Nascente, che tutt’oggi compare sulla facciata napoleonica.A proporre la collocazione di un simulacro dell’Assunta sulla guglia maggiore del Duomo fu nel 1765 Francesco Croce, all’epoca architetto responsabile della Veneranda Fabbrica. Il modello della statua fu affidato, invece, allo scultore Giuseppe Perego, che ai fabbriceri del Duomo propose ben tre soluzioni: le prime due parvero eccessivamente elaborate e furono scartate; piacque invece la terza proposta, più semplice e slanciata, di cui un altro artista, l’intagliatore Giuseppe Antignati, realizzò una bella testa al vero in legno di noce, ancor oggi conservata nel Museo della cattedrale. Insieme all’originaria armatura metallica di sostegno, appunto.

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