In mostra a Milano fino al 14 novembre le opere dei giovani artisti che hanno partecipato al Premio Arti Visive San Fedele.

di Andrea DALL'ASTA S.I Direttore Galleria San Fedele
Redazione

Di fronte al clamore e alla ricerca del sensazionale di tanta giovane arte contemporanea, sorprende che le opere selezionate per la VI edizione del Premio San Fedele giovani artisti abbiano invece un tono intimo e sommesso, delicato e interiore, lasciando emergere le inquietudini del mondo contemporaneo, ma anche cercando di proporre risposte precise. I giovani autori hanno affrontato il tema dello sguardo ponendo domande, interrogativi, cercando di riflettere sulle modalità con le quali gettiamo uno sguardo sulla realtà e l’illuminiamo con la nostra esperienza.

Gli artisti premiati sono stati Ettore Frani, primo classificato, Maria Elisabetta Novello e Patrizia Novello, seconda e terza classificate, Susanna Pozzoli, selezionata dai giovani curatori e Alessandra Caccia, vincitrice del Premio Rigamonti.

Su di un trittico di tre pannelli bianchi, intitolato “Quasi nulla”, imitanti la superficie di una tela con tutte le sue rugosità e imperfezioni, Ettore Frani dipinge tre fili bianchi di nylon che proiettano la loro ombra sulla superficie. È una pittura fatta di silenzi e di sospensioni, ottenuta attraverso una stratificazione di velature. Un“quasi nulla”… Una domanda emerge immediatamente. Si tratta di elementi reali o riprodotti? È un ingannoottico? È il frutto illusionistico di una capacità mimetica dell’artista? Qual è lo statuto del reale, la differenza tra realtà e artificio? Per Maria Elisabetta Novello protagonista dell’opera è la cenere. Nella sua opera “Disegni”, la giovane autrice crea un pizzo antico, raffinato e leggero. Tuttavia, è effimero, destinato a dissolversi e a svanire.

Ciò che è prezioso al nostro sguardo è provvisorio, caduco e transeunte, sembra dirci l’autrice. È sufficiente un soffio di vento, un respiro, perché tutto si dilegui e si perda irrimediabilmente nel nulla. Si tratta forse della stessa metafora della vita, preziosa e allo stesso tempo fragile e precaria?

La terza opera classificata “The time is drawing near to return” si presenta come una installazione a parete composta da 198 polaroidsimulate, realizzate in acrilico. L’autrice, Patrizia Novello, riflette sulla qualità atmosferica della luce. È una meditazione su scorci di paesaggio presenti in pale d’altare. Da una rielaborazione ancora debitrice della figurazione si procede via via a una disgregazione dell’immagine, passando da sottili variazioni tonali che procedono dalla luce all’oscurità. Dallo sguardo che ha la durata di un “istante” si passa a uno sguardo prolungato, dilatato. L’opera dell’autrice si caratterizza come un elogio della contemplazione, di uno sguardo che medita sulle infinite variazioni della luce, in un passaggio impercettibile ma continuo dalla luminosità diurna all’ombra della sera.

Susanna Pozzoli, con “I cassetti della memoria”, realizza invece un lavoro sul tema del ricordo di una storia familiare che comincia con la costruzione di un salumificio, aperto nel 1874, poi ancora riaperto nel 1953 e in seguito chiuso definitivamente. Un mobile, un vecchio comò della nonna, è il luogo depositario del segreto di tanti sguardi che si sono succeduti nel tempo, filtrati attraverso quello dell’artista. I suoi cassetti sono come spazi del ricordo, in cui più generazioni si incontrano, disseminando tracce e presenze di epoche differenti. Dall’opera è come se si sprigionassero sentimenti di abbandono, di nostalgia e di dolcezza. Come se l’autrice volesse dare voce a immagini rievocate dallo sguardo dei suoi avi, in un percorso a ritroso nel tempo in cui ritrova e riconosce la propria identità.

Alessandra Caccia, con il video “Helen Keller”, riprende la storia di Helen, nata cieca e sorda, divenuta scrittrice e famosa attivista sociale. Quale sguardo ci può essere consegnato da chi non ha la possibilità di “vedere”? Lo sguardo non è solo in relazione alla vista, sembra dirci Alessandra attraverso la voce di Helen. Tutti gli altri sensi si aprono al mondo, si dischiudono a ciò che ci circonda, come l’olfatto e il tatto, consegnandoci la bellezza di quanto ci circonda, come in un passaggio diconoscenza per tappe, dell’io, dell’altro, del mondo. È questa un’opera toccante, intima, coraggiosa, abitata da una profonda forza interiore. Per quanto grandi siano le difficoltà che dobbiamo attraversare, siamo chiamati a superare ogni avversità, perché possiamo vivere una pienezza di vita. Occorre lottare, non avere paura dei limiti che sono in noi e fuori di noi.

Fino al 14 novembre Orario: 16.00 – 19.00 dal martedì al sabato (chiuso festivi) Galleria San Fedele (Via U. Hoepli 3a 20121 Milano)
Tel 02 86352233
sanfedelearte@sanfedele.net
www.sanfedele.net Di fronte al clamore e alla ricerca del sensazionale di tanta giovane arte contemporanea, sorprende che le opere selezionate per la VI edizione del Premio San Fedele giovani artisti abbiano invece un tono intimo e sommesso, delicato e interiore, lasciando emergere le inquietudini del mondo contemporaneo, ma anche cercando di proporre risposte precise. I giovani autori hanno affrontato il tema dello sguardo ponendo domande, interrogativi, cercando di riflettere sulle modalità con le quali gettiamo uno sguardo sulla realtà e l’illuminiamo con la nostra esperienza.Gli artisti premiati sono stati Ettore Frani, primo classificato, Maria Elisabetta Novello e Patrizia Novello, seconda e terza classificate, Susanna Pozzoli, selezionata dai giovani curatori e Alessandra Caccia, vincitrice del Premio Rigamonti.Su di un trittico di tre pannelli bianchi, intitolato “Quasi nulla”, imitanti la superficie di una tela con tutte le sue rugosità e imperfezioni, Ettore Frani dipinge tre fili bianchi di nylon che proiettano la loro ombra sulla superficie. È una pittura fatta di silenzi e di sospensioni, ottenuta attraverso una stratificazione di velature. Un“quasi nulla”… Una domanda emerge immediatamente. Si tratta di elementi reali o riprodotti? È un ingannoottico? È il frutto illusionistico di una capacità mimetica dell’artista? Qual è lo statuto del reale, la differenza tra realtà e artificio? Per Maria Elisabetta Novello protagonista dell’opera è la cenere. Nella sua opera “Disegni”, la giovane autrice crea un pizzo antico, raffinato e leggero. Tuttavia, è effimero, destinato a dissolversi e a svanire.Ciò che è prezioso al nostro sguardo è provvisorio, caduco e transeunte, sembra dirci l’autrice. È sufficiente un soffio di vento, un respiro, perché tutto si dilegui e si perda irrimediabilmente nel nulla. Si tratta forse della stessa metafora della vita, preziosa e allo stesso tempo fragile e precaria?La terza opera classificata “The time is drawing near to return” si presenta come una installazione a parete composta da 198 polaroidsimulate, realizzate in acrilico. L’autrice, Patrizia Novello, riflette sulla qualità atmosferica della luce. È una meditazione su scorci di paesaggio presenti in pale d’altare. Da una rielaborazione ancora debitrice della figurazione si procede via via a una disgregazione dell’immagine, passando da sottili variazioni tonali che procedono dalla luce all’oscurità. Dallo sguardo che ha la durata di un “istante” si passa a uno sguardo prolungato, dilatato. L’opera dell’autrice si caratterizza come un elogio della contemplazione, di uno sguardo che medita sulle infinite variazioni della luce, in un passaggio impercettibile ma continuo dalla luminosità diurna all’ombra della sera.Susanna Pozzoli, con “I cassetti della memoria”, realizza invece un lavoro sul tema del ricordo di una storia familiare che comincia con la costruzione di un salumificio, aperto nel 1874, poi ancora riaperto nel 1953 e in seguito chiuso definitivamente. Un mobile, un vecchio comò della nonna, è il luogo depositario del segreto di tanti sguardi che si sono succeduti nel tempo, filtrati attraverso quello dell’artista. I suoi cassetti sono come spazi del ricordo, in cui più generazioni si incontrano, disseminando tracce e presenze di epoche differenti. Dall’opera è come se si sprigionassero sentimenti di abbandono, di nostalgia e di dolcezza. Come se l’autrice volesse dare voce a immagini rievocate dallo sguardo dei suoi avi, in un percorso a ritroso nel tempo in cui ritrova e riconosce la propria identità.Alessandra Caccia, con il video “Helen Keller”, riprende la storia di Helen, nata cieca e sorda, divenuta scrittrice e famosa attivista sociale. Quale sguardo ci può essere consegnato da chi non ha la possibilità di “vedere”? Lo sguardo non è solo in relazione alla vista, sembra dirci Alessandra attraverso la voce di Helen. Tutti gli altri sensi si aprono al mondo, si dischiudono a ciò che ci circonda, come l’olfatto e il tatto, consegnandoci la bellezza di quanto ci circonda, come in un passaggio diconoscenza per tappe, dell’io, dell’altro, del mondo. È questa un’opera toccante, intima, coraggiosa, abitata da una profonda forza interiore. Per quanto grandi siano le difficoltà che dobbiamo attraversare, siamo chiamati a superare ogni avversità, perché possiamo vivere una pienezza di vita. Occorre lottare, non avere paura dei limiti che sono in noi e fuori di noi.Fino al 14 novembre Orario: 16.00 – 19.00 dal martedì al sabato (chiuso festivi) Galleria San Fedele (Via U. Hoepli 3a 20121 Milano) Tel 02 86352233 sanfedelearte@sanfedele.net www.sanfedele.net

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