E' la prima volta da 400 anni, da quando cioè fu donata dal cardinale Federico Borromeo. L'opera sarà la protagonista a Roma della mostra che celebra il quarto centenario della morte del grande pittore lombardo. Per l'occasione verrà realizzata una ripresa ad altissima definizione.

di Luca FRIGERIO
Redazione

Per la prima volta da quattrocento anni, la celebre Canestra di Caravaggio lascerà la Pinacoteca Ambrosiana e la città di Milano. Il capolavoro di Michelangelo Merisi, infatti, sarà protagonista della mostra che a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, dal prossimo 20 febbraio, celebrerà il quarto centenario della morte del grande pittore lombardo. Si tratta, dunque, di un evento epocale. Per l’occasione, l’opera è stata “analizzata” da un’équipe di restauratori della Soprintendenza di Brera, che hanno provveduto a rimuovere la cornice e i pannelli di plexiglass posti a protezione (momento che vi presentiamo nelle immagini qui sopra). Per la prima volta da quattrocento anni, la celebre Canestra di Caravaggio lascerà la Pinacoteca Ambrosiana e la città di Milano. Il capolavoro di Michelangelo Merisi, infatti, sarà protagonista della mostra che a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, dal prossimo 20 febbraio, celebrerà il quarto centenario della morte del grande pittore lombardo. Si tratta, dunque, di un evento epocale. Per l’occasione, l’opera è stata “analizzata” da un’équipe di restauratori della Soprintendenza di Brera, che hanno provveduto a rimuovere la cornice e i pannelli di plexiglass posti a protezione (momento che vi presentiamo nelle immagini qui sopra). Un nuovo progetto digitale Nella circostanza, inoltre, la Canestra di Caravaggio sarà oggetto di un progetto di acquisizione digitale in altissima definizione, ad opera della società Haltadefinizione, leader nel settore, che ha già "scansito" l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e la Sacra Sindone con un innovativo sistema di ripresa che consente di produrre immagini di qualità straordinaria (la risoluzione minima raggiunta è infatti di 1500 dpi sulla misura reale dell’opera). Il risultato è senza precedenti: un’immagine in cui particolari di dimensione fino a un centesimo di millimetro si possono osservare senza perdita di nitidezza e con una fedeltà cromatica assoluta. Lo stesso procedimento verrà adottato anche per gli altri capolavori conservati presso la Pinacoteca Ambrosiana. Un capolavoro per l’arte moderna La Canestra, dipinta da Caravaggio negli ultimi anni del XVI secolo, fu donata all’Ambrosiana nel 1618 dal suo stesso fondatore, il cardinale Federico Borromeo. , scriveva l’arcivescovo con un misto di rimpianto e di commozione, a proposito di quella splendida tavola che già allora considerava come la gemma più preziosa della sua collezione d’arte. Magnifica, inarrivabile solitudine di un capolavoro che ha segnato non solo l’affermarsi di un nuovo genere nella pittura, la cosiddetta “Natura morta”, ma probabilmente la nascita stessa dell’arte modernamente intesa.La mostra che si aprirà a Roma può essere l’occasione per osservare con sguardo finalmente diverso la celebrata Canestra, così come le molte nature morte che, non certo per caso, trionfano al principio del XVII secolo. Scoprendone, cioè, gli autentici significati di fondo, le forti valenze simboliche ben al di là di un superficiale gradimento estetico. Perchè, infatti, bisognerebbe chiedersi, un umanista e teologo del calibro di Federico Borromeo amava in tal modo quest’opera di Caravaggio? Per la sua bellezza? Senza dubbio. Perchè, come confidava egli stesso, portava una nel suo studio? Certo. Ma c’è ben altro, evidentemente… La fragilità umana e la Grazia di Dio In quei frutti, come nei fiori meticolosamente dipinti da un altro prediletto del Borromeo, il fiammingo Juan Brueghel, vi è infatti la sintesi e la visualizzazione di alcune delle più belle pagine bibliche, dal Cantico dei cantici al vangelo di Matteo. Vi è l’ammirazione per il Creato, e la lode al Creatore, secondo le riflessioni dei Padri della Chiesa, e di sant’Ambrogio su tutti, con il suo Exameron, testo che Federico conosceva alla perfezione. E poi vi è la consolazione della divina Provvidenza, che attraverso la natura spontaneamente offre all’uomo di che nutrirsi: frutti semplici, sobri, ma gustosi, così prossimi a quell’Humilitas del motto borromaico.Eppure, a ben vedere, i frutti nella cesta caravaggesca appaiono non perfetti, alcuni troppo maturi, altri perfino bacati. È un altro “messaggio”, desunto anch’esso dalle Sacre Scritture, quello della caducità delle cose terrene, un memento sulla stessa natura umana, mortale e corruttibile. Debolezza che tocca tutti, anche i più santi fra gli uomini. Anche gli apostoli che furono con Gesù. Già, li avete contati i frutti della Canestra? Sono proprio dodici, e non può essere una coincidenza… Ma tutto, qui, è inondato di luce, come in nessun’altra opera di Caravaggio. Luce della Grazia che inonda e riveste ogni cosa, luce di Resurrezione che salva e riscatta l’umanità intera, “bacata” da quella mela originaria. –

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