L'Arcivescovo presiederà domenica 5 settembre, alle ore 10.30, la celebrazione per il centenario del ritorno dei benedettini nel monastero bergamasco. Lungo e fecondo il legame con Milano.


Redazione

L’abbazia di Pontida, dove nel 1167 ebbe luogo il celebre “giuramento” dei Comuni lombardi uniti contro il Barbarossa, ricorda in questi mesi il primo centenario del ritorno dei monaci benedettini, dopo l’abbandono seguito alle soppressioni napoleoniche. Le celebrazioni di questo significativo anniversario culminano domenica 5 settembre, in occasione della festa di sant’Alberto da Prezzate, fondatore del monastero bergamasco, con una solenne celebrazione alle ore 10.30 presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano e metropolita della Lombardia. Il legame fra l’abbazia di Pontida e la diocesi ambrosiana, del resto, è lungo e fecondo, dal XII secolo a san Carlo, fino al cardinal Schuster e al cardinal Martini. L’abbazia di Pontida, dove nel 1167 ebbe luogo il celebre “giuramento” dei Comuni lombardi uniti contro il Barbarossa, ricorda in questi mesi il primo centenario del ritorno dei monaci benedettini, dopo l’abbandono seguito alle soppressioni napoleoniche. Le celebrazioni di questo significativo anniversario culminano domenica 5 settembre, in occasione della festa di sant’Alberto da Prezzate, fondatore del monastero bergamasco, con una solenne celebrazione alle ore 10.30 presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano e metropolita della Lombardia. Il legame fra l’abbazia di Pontida e la diocesi ambrosiana, del resto, è lungo e fecondo, dal XII secolo a san Carlo, fino al cardinal Schuster e al cardinal Martini. La fondazione e il celebre “Giuramento” L’abbazia di San Giacomo fu fondata da sant’Alberto da Prezzate l’8 novembre 1076 e donata al monastero di Cluny, divenendo ben presto il centro dei monasteri cluniacensi in Lombardia. Nel 1119 il suo Priore, Teudaldo da Vimercate, si recò a Milano con due suoi monaci per ringraziare “in pubblico arengo” i milanesi per aver fatto ingrandire e abbellire la chiesa e il monastero edificati da S.Alberto, che era morto il 2 settembre 1095. Più tardi, nel 1152, il Priore Guido fu dapprima chiamato dai milanesi per far opera di pace tra la loro città e Lodi condannata alla distruzione. Indi, nel 1167, ebbe come ospite e pellegrino l’arcivescovo stesso di Milano, Oberto Pirovano, sfuggito alle truppe imperiali del Barbarossa dopo la distruzione di Milano. E qui avvenne il cosiddetto “giuramento di Pontida” per far sì che i Comuni lombardi si unissero ad aiutare i milanesi a ricostruire la loro città. Il risultato fu la battaglia di Legnano del 1179.Fino alla metà del 1200 il monastero apparteneva alla diocesi di Milano, benché sempre di rito romano. Nel 1298 il Card. Guglielmo Longhi di Adrara San Martino (Bergamo), primo commendatario del monastero, fece radicalmente ricostruire la chiesa dai maestri comacini: la prima chiesa gotica della Lombardia. Purtroppo, nel 1373, in una delle tante guerre tra i bergamaschi e il duca di Milano Bernabò Visconti, la chiesa venne abbattuta nelle sue due prime campate e il monastero incendiato e distrutto completamente. Il monastero, abbandonato per quasi un secolo, nel 1491 passò alla Serenissima, che aveva raggiunto i suoi confini all’Adda. La chiesa fu riparata e allungata con il coro dai nuovi monaci della Congregazione di Santa Giustina di Padova, detti poi Cassinesi, e da questo momento fu un rifiorire in virtù e in opere. Al Concilio di Trento, per la diocesi di Bergamo, era presente l’abate di Pontida, don Isidoro Clario, famoso biblista e, più tardi, anche san Carlo visitò Pontida nel piano della riforma da lui attuata in tutta la Lombardia. La soppressione nel 1798 Ma nel 1798, la domenica 13 maggio, la Repubblica Cisalpina, per ordine di Napoleone, soppresse il monastero e incamerò tutti i suoi beni: l’argenteria sacra, i paramenti, i corali e gli altri codici, l’archivio e la biblioteca (questa fu venduta a peso). In breve anche tutto il resto fu venduto a privati a beneficio della Repubblica Cisalpina e dell’esercito napoleonico. La chiesa e la sacrestia con una grande sala adiacente fu data al Vescovo di Bergamo per la parrocchia di Pontida. Dopo un secolo abbondante di abbandono e di decadenza, finalmente, in seguito a un movimento patriottico di poeti e politici (Berchet, Mazzini, Garibaldi, ecc.), accolto dal Vescovo di Bergamo Mons.Giacomo M. Radini Tedeschi e dall’Abate di San Paolo fuori le mura di Roma, Presidente della Congregazione Cassinese, don Giovanni del Papa, il monastero di S.Giacomo fu riacquistato e ripopolato da alcuni monaci di vari monasteri Cassinesi il 14 gennaio 1910. L’opera fu portata avanti grazie alla solerte sollecitudine del segretario di Mons. Radini Tedeschi, Don Angelo Giuseppe Roncalli, e del segretario dell’Abate di San Paolo, Don Ildefonso Schuster, ambedue rimasti sempre affezionati e pronti all’aiuto del monastero in tutti gli anni seguenti fino alla loro morte. Il Signore benedisse la loro opera e oggi celebriamo il centenario di questo avvenimento. Una realtà vitale Ora, anno del Signore 2010, la comunità di San Giacomo è composta di undici monaci con il loro abate, don Francesco Monti, e un abate emerito del monastero di San Paolo fuori le mura, don Paolo Lunardon. In questi 100 anni si sono susseguiti altri quattro abati: don Raffaele del Papa, don Edmondo Paolazzi, don Pietro Elli e don Giustino Farnedi. L’Abate è anche parroco della parrocchia annessa al monastero, con due monaci coadiutori, mentre gli altri aiutano nelle varie incombenze interne e nell’aiuto pastorale ad altre parrocchie. In parrocchia vi è anche il Santuario della Beata Vergine Addolorata di Caderizzi, la frazione dove abitava la nonna materna di Papa Giovanni XXIII e dove egli stesso abitò nell’anno in cui frequentò le scuole del Collegio di Celana. La vita del monastero si svolge ordinatamente secondo la Regola di san Benedetto con l’Opus Dei, celebrato integralmente e con il canto gregoriano, la vita comune, la cura della biblioteca e dell’archivio (moderno), con l’accoglienza degli ospiti per giorni di ritiro e anche dei visitatori per la storia e per l’arte, con studio e pubblicazioni di carattere storico, la cura dell’orto e del giardino; non manca anche un monaco miniaturista secondo l’antica tradizione monastica, ecc.La festa di san Mauro, verso il quale vi è una viva devozione in parrocchia e nei dintorni, quest’anno è stata celebrata solennemente dall’attuale abate di Montecassino, don Pietro Vittorelli, che ha inaugurato anche un’apposita mostra storica del centenario e la presentazione del volume ricordante i cento anni della nuova vita del monastero.

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