L'8 giugno conversazione di monsignor Marco Ballarini alla Biblioteca Ambrosiana

di Annamaria BRACCINI
Redazione

Un incontro per conoscere meglio e più in profondità i temi che hanno ispirato i Promessi sposi come anche la struttura, insieme alla forza della musica, dei testi e delle scenografie, del grande spettacolo dedicato al capolavoro manzoniano che verrà presentato a San Siro il 18 giugno prossimo.
Così 10 giorni prima, l’8 giugno, la Biblioteca Ambrosiana, dalle 18.30, ospiterà una conversazione promossa dalla Diocesi e intitolata “Fede, speranza, carità nei Promessi sposi”, con relatore monsignor Marco Ballarini, direttore della Classe di studi di italianistica della prestigiosa istituzione fondata da Federico Borromeo.
E proprio dal Cardinale, «uomo raro in tutti i tempi», come lo definisce Manzoni, muoverà la riflessione di Ballarini. «Infatti – spiega il dottore dell’Ambrosiana -, Federigo vive immerso in un’atmosfera di carità, pronto a calarsi, quando il bene del suo gregge lo richiede, anche in mezzo alla peste, meravigliato lui stesso. Un esempio che dice tanto anche a noi oggi». Sì, perché se l’opera moderna firmata da Michele Guardì e Pippo Flora ripercorrerà l’intero romanzo, alcuni “fili rossi” che lo attraversano sono, appunto, «la fede di chi non teme di affidarsi per intero al Signore o di chi, come l’Innominato si converte; la speranza in una giustizia superiore che non muore mai nel cuore di Lucia, seppure messa a prova per l’arroganza tutta umana dei potenti e la carità. Un “farsi prossimo”, diremmo adesso, che percorre tutte le pagine manzoniane, perché accanto all’amore che dona perfino la vita, c’è una quotidianità segnata dalla carità. E questo, per Manzoni, non è soltanto gesto “sociale” di aiuto o di parziale ristabilimento della giustizia, ma è gesto eminentemente religioso, che ha sempre sullo sfondo la parola evangelica».
Torna allora alla mente una pagina – superba – dei Promessi sposi, «quanto accade, dopo quel viaggio che ha il sapore di un cammino verso la terra promessa, a Renzo, che appena attraversato l’Adda, vuotando le tasche degli ultimi soldi per darli ai mendicanti, afferma: “La c’è la Provvidenza!”». Un incontro per conoscere meglio e più in profondità i temi che hanno ispirato i Promessi sposi come anche la struttura, insieme alla forza della musica, dei testi e delle scenografie, del grande spettacolo dedicato al capolavoro manzoniano che verrà presentato a San Siro il 18 giugno prossimo.Così 10 giorni prima, l’8 giugno, la Biblioteca Ambrosiana, dalle 18.30, ospiterà una conversazione promossa dalla Diocesi e intitolata “Fede, speranza, carità nei Promessi sposi”, con relatore monsignor Marco Ballarini, direttore della Classe di studi di italianistica della prestigiosa istituzione fondata da Federico Borromeo.E proprio dal Cardinale, «uomo raro in tutti i tempi», come lo definisce Manzoni, muoverà la riflessione di Ballarini. «Infatti – spiega il dottore dell’Ambrosiana -, Federigo vive immerso in un’atmosfera di carità, pronto a calarsi, quando il bene del suo gregge lo richiede, anche in mezzo alla peste, meravigliato lui stesso. Un esempio che dice tanto anche a noi oggi». Sì, perché se l’opera moderna firmata da Michele Guardì e Pippo Flora ripercorrerà l’intero romanzo, alcuni “fili rossi” che lo attraversano sono, appunto, «la fede di chi non teme di affidarsi per intero al Signore o di chi, come l’Innominato si converte; la speranza in una giustizia superiore che non muore mai nel cuore di Lucia, seppure messa a prova per l’arroganza tutta umana dei potenti e la carità. Un “farsi prossimo”, diremmo adesso, che percorre tutte le pagine manzoniane, perché accanto all’amore che dona perfino la vita, c’è una quotidianità segnata dalla carità. E questo, per Manzoni, non è soltanto gesto “sociale” di aiuto o di parziale ristabilimento della giustizia, ma è gesto eminentemente religioso, che ha sempre sullo sfondo la parola evangelica».Torna allora alla mente una pagina – superba – dei Promessi sposi, «quanto accade, dopo quel viaggio che ha il sapore di un cammino verso la terra promessa, a Renzo, che appena attraversato l’Adda, vuotando le tasche degli ultimi soldi per darli ai mendicanti, afferma: “La c’è la Provvidenza!”».

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