Sarà esposto al Museo Diocesano di Milano per il tempo di quaresima un monumentale crocifisso toscano del XIV secolo, recentemente riscoperto e restaurato. Giovedì 25�febbraio la presentazione al pubblico. -

di Luca FRIGERIO
Redazione

Pare ispirato direttamente a una lauda di Jacopone da Todi, lo straordinario crocifisso ligneo che dal prossimo 26 febbraio, e per tutto il tempo quaresimale, sarà esposto presso il Museo Diocesano a Milano nell’ambito della mostra Crux Dolorosa. Un autentico, sconosciuto capolavoro solo recentemente rintracciato sul mercato antiquario e che oggi, sottoposto a un attento restauro, può rivelare tutta la sua emozionante bellezza Pare ispirato direttamente a una lauda di Jacopone da Todi, lo straordinario crocifisso ligneo che dal prossimo 26 febbraio, e per tutto il tempo quaresimale, sarà esposto presso il Museo Diocesano a Milano nell’ambito della mostra Crux Dolorosa. Un autentico, sconosciuto capolavoro solo recentemente rintracciato sul mercato antiquario e che oggi, sottoposto a un attento restauro, può rivelare tutta la sua emozionante bellezza La tipologia del “Crocifisso doloroso” Il modellato è vigoroso e raffinato a un tempo, la figura slanciata e di vibrante intensità. Un’opera databile alla prima metà del Trecento e che appartiene, quindi, alla più fulgida stagione dell’arte gotica italiana, collocandosi nella tradizione toscana e, all’interno di questa, in particolare, alla scuola lucchese. Quella stessa che, al livello più alto, è rappresentata dal cosiddetto Maestro di Camaiore, anonimo scultore a cui fanno capo una serie di lavori sparsi nelle pievi della Toscana occidentale, fino al confine con l’Umbria. La tipologia è quella, ben nota, del “Crocifisso doloroso”. Un’iconografia, cioè, che mette in evidenza le sofferenze patite da Cristo sulla Croce, accentuando i segni del martirio: tutto il corpo, infatti, è teso fino ad apparire disarticolato, mentre le ossa traspaiono dal busto scarnificato e il capo ricade sul petto in un ultimo sussulto di vita. Questo modello compare, pressochè simultaneamente, in Italia e in Germania negli ultimi decenni del XIII secolo, ottenendo poi una immediata diffusione in gran parte della cristianità occidentale. L’affermazione di questa particolare rappresentazione del Crocifisso è da mettersi in relazione soprattutto con la predicazione degli ordini mendicanti, che propongono all’attenzione dei fedeli una nuova religiosità basata anche su una più accesa sensibilità per l’umanità di Cristo. Proprio la meditazione sui patimenti di Gesù crocifisso, ad esempio, è un aspetto cruciale negli scritti di uno dei personaggi e dei teologi più influenti del suo tempo, Bonaventura da Bagnoregio, generale dell’ordine dei Minori fino al 1274. Il Maestro di Camaiore La necessità di rappresentare vividamente i segni della Passione di Cristo dava inoltre particolare importanza anche alla coloritura di questi crocifissi: una policromia, infatti, di cui è possibile scorgere le tracce anche sul superbo manufatto presentato al Museo Diocesano. Si tratta, insomma, di grandiose, monumentali immagini devozionali di culto, che erano al centro di momenti liturgici celebrati collettivamente, ma che diventavano anche oggetto di una preghiera intima e personale, di una meditazione individualizzata, proprio come francescani e domenicani andavano predicando alle folle del basso medioevo, allestendo anche vere e proprie sacre rappresentazioni popolari.Sconosciuto, purtroppo, rimane il nome di questo abilissimo intagliatore, capace di staccarsi dagli effetti marcatamente truculenti tipici della tradizione tedesca per dare ancora più nobiltà e dolente maestosità al “suo” Cristo in croce. Un autore anonimo che potrebbe rientrare, l’abbiamo detto, nell’ambito del Maestro di Camaiore e che tuttavia, a nostro avviso, si eleva per qualità e forza anche da questo, per una plasticità particolarmente elegante, seppur sobria e misurata, forse persino con accenti francesi. Tavola rotonda giovedì 25 febbraio A questo Crocifisso, in ogni caso, sono state dedicate approfondite ricerche ora raccolte in uno specifico saggio (pubblicato da Allemandi), che verranno presentate in una tavola rotonda aperta al pubblico giovedì 25 febbraio alle ore 17 (presso il Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95), con gli interventi di Luca Mor, Guido Tigler, Paolo Biscottini, Carlo Bertelli e mons. Franco Giulio Brambilla. Per informazioni, tel. 02.89420019.

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