La festa patronale del 7 dicembre sottolinea le origini della liturgia ambrosiana

di Marco NAVONI Dottore della Biblioteca Ambrosiana
Redazione

L’entrata in vigore del nuovo Lezionario Ambrosiano è stata indubbiamente una tappa importante per la riforma della liturgia ambrosiana, che da Ambrogio prende il nome. Ci chiediamo, a questo proposito: che cosa nel nuovo Lezionario deriva direttamente da Sant’Ambrogio? Che cosa si ispira ai suoi scritti e al suo insegnamento?
Un primo particolare riguarda il modo in cui è strutturata la liturgia della Parola nella messa festiva. Ambrogio, nel descrivere in quale successione vengono proclamate le letture nella Messa, dice che in primo luogo viene letto il “profeta”, poi l’“apostolo” e infine il Vangelo. Per “profeta” egli intende una qualsiasi pagina dell’Antico Testamento, perché ogni pagina veterotestamentaria è “profetica” rispetto a Gesù Cristo, di lui parla, a lui si riferisce, in lui trova piena comprensione.
Le cose stanno invece diversamente per la parola “apostolo”: in questo caso la tradizione liturgica milanese ha sempre inteso “apostolo” in riferimento all’apostolo per eccellenza, cioè San Paolo. Infatti in tutti gli antichi documenti della liturgia ambrosiana la seconda lettura è sempre tratta dall’epistolario paolino, senza eccezione alcuna. E il nuovo Lezionario Ambrosiano ha ripreso e confermato questa particolarità che la tradizione fa risalire allo stesso Ambrogio, proponendo, nello schema festivo della liturgia della Parola, dopo la lettura profetica e prima del Vangelo, sempre e solo un testo tratto dalle lettere di Paolo o dalla lettera agli Ebrei, a lui anticamente attribuita.
Un secondo particolare si riferisce all’ordinamento delle letture feriali durante la Quaresima: Ambrogio ci dice esplicitamente che ai suoi tempi, durante le riunioni liturgico-catechetiche quaresimali, si leggevano i due libri della Genesi e dei Proverbi, cioè il primo libro della Bibbia con gli esempi dei Patriarchi e il libro, i Proverbi, che rappresenta la sintesi della sapienza dell’Antico Testamento.
Con una mirabile continuità questi due libri hanno sempre contraddistinto la Quaresima nella liturgia della Chiesa milanese: anche quando nel Medioevo nelle celebrazioni feriali delle parrocchie furono introdotte le letture della liturgia romana, presso la liturgia propria dei canonici del Duomo Genesi e Proverbi si mantennero come libri tipici dell’ordinamento quaresimale, in perfetta continuità con quanto ci testimonia per l’appunto Ambrogio.
Merito indiscusso del Supplemento Ambrosiano al Lezionario, pubblicato nel 1976, fu quello di recuperare pienamente quest’uso che il nuovo Lezionario ha mantenuto e potenziato con una più abbondante scelta di letture. Dunque si può dire che il “nuovo” Lezionario Ambrosiano, per quanto riguarda la Quaresima, non è “nuovo”, ma è antico di sedici secoli, perché riaggancia la liturgia ambrosiana d’oggi con la liturgia celebrata da Ambrogio stesso nel IV secolo.
Infine potremmo dire che l’attenzione riservata dal nuovo Lezionario Ambrosiano all’Antico Testamento, sia dal punto di vista quantitativo (esso offre circa un venti per cento in più di letture veterotestamentarie rispetto al Lezionario Romano), sia dal punto di vista qualitativo (tutte le domeniche da Pentecoste fino alla fine di agosto sono tematicamente centrate sulle tappe della storia della salvezza così come è narrata nell’Antico Testamento) trova un precedente ispirativo proprio nella predicazione di Ambrogio, che predilesse in modo particolare i personaggi più importanti dell’Antico Testamento, al punto da dedicare a essi gran parte dei suoi trattati omiletici. Anche in questo caso la continuità “virtuale” risulta assicurata. L’entrata in vigore del nuovo Lezionario Ambrosiano è stata indubbiamente una tappa importante per la riforma della liturgia ambrosiana, che da Ambrogio prende il nome. Ci chiediamo, a questo proposito: che cosa nel nuovo Lezionario deriva direttamente da Sant’Ambrogio? Che cosa si ispira ai suoi scritti e al suo insegnamento?Un primo particolare riguarda il modo in cui è strutturata la liturgia della Parola nella messa festiva. Ambrogio, nel descrivere in quale successione vengono proclamate le letture nella Messa, dice che in primo luogo viene letto il “profeta”, poi l’“apostolo” e infine il Vangelo. Per “profeta” egli intende una qualsiasi pagina dell’Antico Testamento, perché ogni pagina veterotestamentaria è “profetica” rispetto a Gesù Cristo, di lui parla, a lui si riferisce, in lui trova piena comprensione.Le cose stanno invece diversamente per la parola “apostolo”: in questo caso la tradizione liturgica milanese ha sempre inteso “apostolo” in riferimento all’apostolo per eccellenza, cioè San Paolo. Infatti in tutti gli antichi documenti della liturgia ambrosiana la seconda lettura è sempre tratta dall’epistolario paolino, senza eccezione alcuna. E il nuovo Lezionario Ambrosiano ha ripreso e confermato questa particolarità che la tradizione fa risalire allo stesso Ambrogio, proponendo, nello schema festivo della liturgia della Parola, dopo la lettura profetica e prima del Vangelo, sempre e solo un testo tratto dalle lettere di Paolo o dalla lettera agli Ebrei, a lui anticamente attribuita.Un secondo particolare si riferisce all’ordinamento delle letture feriali durante la Quaresima: Ambrogio ci dice esplicitamente che ai suoi tempi, durante le riunioni liturgico-catechetiche quaresimali, si leggevano i due libri della Genesi e dei Proverbi, cioè il primo libro della Bibbia con gli esempi dei Patriarchi e il libro, i Proverbi, che rappresenta la sintesi della sapienza dell’Antico Testamento.Con una mirabile continuità questi due libri hanno sempre contraddistinto la Quaresima nella liturgia della Chiesa milanese: anche quando nel Medioevo nelle celebrazioni feriali delle parrocchie furono introdotte le letture della liturgia romana, presso la liturgia propria dei canonici del Duomo Genesi e Proverbi si mantennero come libri tipici dell’ordinamento quaresimale, in perfetta continuità con quanto ci testimonia per l’appunto Ambrogio.Merito indiscusso del Supplemento Ambrosiano al Lezionario, pubblicato nel 1976, fu quello di recuperare pienamente quest’uso che il nuovo Lezionario ha mantenuto e potenziato con una più abbondante scelta di letture. Dunque si può dire che il “nuovo” Lezionario Ambrosiano, per quanto riguarda la Quaresima, non è “nuovo”, ma è antico di sedici secoli, perché riaggancia la liturgia ambrosiana d’oggi con la liturgia celebrata da Ambrogio stesso nel IV secolo.Infine potremmo dire che l’attenzione riservata dal nuovo Lezionario Ambrosiano all’Antico Testamento, sia dal punto di vista quantitativo (esso offre circa un venti per cento in più di letture veterotestamentarie rispetto al Lezionario Romano), sia dal punto di vista qualitativo (tutte le domeniche da Pentecoste fino alla fine di agosto sono tematicamente centrate sulle tappe della storia della salvezza così come è narrata nell’Antico Testamento) trova un precedente ispirativo proprio nella predicazione di Ambrogio, che predilesse in modo particolare i personaggi più importanti dell’Antico Testamento, al punto da dedicare a essi gran parte dei suoi trattati omiletici. Anche in questo caso la continuità “virtuale” risulta assicurata.

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