Il racconto di una�straordinaria avventura,�tra Gerusalemme e Milano, attraverso duemila anni di storia e le voci di maestri del nostro tempo come papa Paolo VI. Presentazione lunedì 20 aprile al San Fedele

Silvio MENGOTTO
Redazione

Giovanni Picapedra è il personaggio centrale dell’ultimo libro romanzo di Marco Garzonio «Il Codice di Tarso». Giovanni è un affermato medico milanese in crisi, alla ricerca di se stesso e delle radici cristiane. Una paziente gli suggerisce di staccare momentaneamente la spina, di fare un viaggio a Gerusalemme. Il libro racconta il viaggio tappa per tappa e riesce a riportare l’atmosfera di ricerca comune che si vive su un pullman perché, dice Marco Garzonio, «quando si intraprende un pellegrinaggio: all’inizio le persone non sanno nulla l’una dell’altra, poi frequentandosi imparano a ri-conoscersi, a individuare i tratti di una storia comune e di un cammino personale». Nel pellegrinaggio Giovanni incontrerà persone come il padre gesuita Holger, la guida ebrea Ruth, lo Sconosciuto (Satana in persona o una parte oscura del protagonista?), e tante altre persone che come lui sono in ricerca. Alla fine, riuscirà a portare a Milano una testimonianza inattesa e preziosa della sua esperienza: un antico Codice paolino trovato da un antiquario arabo, che contiene due “apocrifi” di Paolo: “La prima lettera ai Milanesi” e “La Seconda lettera ai Romani”. Un viaggio, insomma, dove si intrecciano sogni e incubi carichi di attualità come il dialogo tra Paolo VI e Pasolini. Giovanni Picapedra è il personaggio centrale dell’ultimo libro romanzo di Marco Garzonio «Il Codice di Tarso». Giovanni è un affermato medico milanese in crisi, alla ricerca di se stesso e delle radici cristiane. Una paziente gli suggerisce di staccare momentaneamente la spina, di fare un viaggio a Gerusalemme. Il libro racconta il viaggio tappa per tappa e riesce a riportare l’atmosfera di ricerca comune che si vive su un pullman perché, dice Marco Garzonio, «quando si intraprende un pellegrinaggio: all’inizio le persone non sanno nulla l’una dell’altra, poi frequentandosi imparano a ri-conoscersi, a individuare i tratti di una storia comune e di un cammino personale». Nel pellegrinaggio Giovanni incontrerà persone come il padre gesuita Holger, la guida ebrea Ruth, lo Sconosciuto (Satana in persona o una parte oscura del protagonista?), e tante altre persone che come lui sono in ricerca. Alla fine, riuscirà a portare a Milano una testimonianza inattesa e preziosa della sua esperienza: un antico Codice paolino trovato da un antiquario arabo, che contiene due “apocrifi” di Paolo: “La prima lettera ai Milanesi” e “La Seconda lettera ai Romani”. Un viaggio, insomma, dove si intrecciano sogni e incubi carichi di attualità come il dialogo tra Paolo VI e Pasolini. Un viaggio dentro di sè Per l’autore il viaggio e il percorso interiore «si intrecciano sino a coincidere. Giovanni cerca un senso alla vita, alla professione, agli affetti, alla generosità e alla solidarietà del volontariato, alla politica e, insieme, alla attualità del messaggio evangelico. Ripercorre i luoghi di Gesù, la Galilea, il mare di Tiberiade, Cafarnao, il Giordano, il deserto di Giuda sino a Gerusalemme. Dall’incontro con l’anziano gesuita padre Holger, studioso di Bibbia di grande fama, poi, scaturisce la domanda pressante: se Gesù è attuale o non attuale oggi, cosa significa accogliere il messaggio evangelico. L’interrogativo va alle radici, perché risale proprio alle origini, al primo Apostolo che ha affrontato la questione della coerenza con il vangelo della Croce, cioè S. Paolo». Nella narrazione affiora «la ragione autentica del viaggio che è una ricerca introspettiva di Giovanni. La premessa per tornare a casa cambiato, rinnovato, pronto a ricominciare da capo». Tra Paolo VI e Pasolini In un sogno si disputa un dialogo di una attualità straordinaria tra Paolo VI e Pasolini. Un’ invenzione letteraria, ma, precisa l’autore, «il dialogo tra Paolo VI e Pasolini è un dialogo reale. No ho fatto altro che ricostruire le corrispondenze tra gli elzeviri di Pasolini del “Corriere della Sera”, poi raccolti nel volume “Scritti corsari”, e ciò che negli stessi momenti Paolo VI veniva dicendo, ad esempio a Castel Gandolfo. I discorsi di settembre di quell’anno furono ripresi e commentati con fervore da Pasolini sul “Corriere della Sera”. E ciò scatenò dure polemiche anche da parte dell’”Osservatore Romano”. Quel che disse Paolo VI in quelle settimane del 1974 in pratica riprendeva in modo diretto e colloquiale quanto sarebbe stato scritto da papa Montini nella “ Evangeli nuntiandi” che, a mio avviso, è uno dei vertici della pastorale del pontefice. Spronava a fare di più, perché i cristiani non potevano essere tiepidi. Che è poi il succo del messaggio paolino». Quelle Lettere ai Milanesi Il reperimento del manoscritto, la raccolta di due lettere “apocrife” ai Milanesi e ai Romani, il “Codice di Tarso” sono altrettante invenzioni letterarie che servono, precisa l’autore, proprio «per cercare risposte a domande pressanti dell’oggi. Siamo soliti leggere un testo di Paolo, dei primi decenni del cristianesimo, lo citiamo e lo commentiamo anche in modi autorevoli, ma la domanda resta: diamo seguito effettivamente a quelle parole? Le trasformiamo in vita, in impegno, in sangue se necessario? Le testimoniamo, costi quel che costi? Ci diciamo credenti o siamo anche credibili verso gli altri, il mondo, noi stessi? Il romanzo è di fatto un pretesto per coniugare un’esigenza molto sentita da me, ma che so diffusa, tra un’eredità preziosissima, il vangelo della Croce, e l’esistenza che merita di essere vissuta se ha un senso». – Il romanzo “Il Codice di Tarso” di Marco Garzonio verrà presentato lunedì 20 aprile, alle ore 21, presso il Centro San Fedele (sala Trasfigurazione, piazza San Fedele, 4 – Milano). Interverranno Salvatore Natoli, Armando Torno, Ferruccio Parazzoli, Guido Bertagna.

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