Viaggio fra mode e oggetti d'uso quotidiano che, dall'Asia e nei secoli, hanno influenzato il nostro modo di vivere e di vedere. Al Museo Popoli e Culture a Milano, fino al 14 giugno.

Luca FRIGERIO
Redazione

La “storiella” di come siano nati gli scacchi è nota, ma val la pena di ricordarla. È ambientata in India, nella notte dei tempi, dove un re, triste per la perdita del figlio in battaglia, viene consolato da un brahmino con un nuovo gioco di sua invenzione. Riconoscente, il maharajà chiede allora al monaco di scegliere la ricompensa che preferisce: un castello, il governo di una provincia, oro e pietre preziose… «Mi basta che tu metta un chicco di riso sulla prima casella della scacchiera, due sulla seconda, quattro sulla terza, e così via», gli dice umilmente il brahmino. Il re indiano ride di questa richiesta, fin quando i suoi consiglieri non gli fanno notare che per soddisfarla non basterebbero i raccolti di tutto il regno, per mille anni. Una richiesta apparentemente modesta, è la morale, può nascondere un costo enorme… La “storiella” di come siano nati gli scacchi è nota, ma val la pena di ricordarla. È ambientata in India, nella notte dei tempi, dove un re, triste per la perdita del figlio in battaglia, viene consolato da un brahmino con un nuovo gioco di sua invenzione. Riconoscente, il maharajà chiede allora al monaco di scegliere la ricompensa che preferisce: un castello, il governo di una provincia, oro e pietre preziose… «Mi basta che tu metta un chicco di riso sulla prima casella della scacchiera, due sulla seconda, quattro sulla terza, e così via», gli dice umilmente il brahmino. Il re indiano ride di questa richiesta, fin quando i suoi consiglieri non gli fanno notare che per soddisfarla non basterebbero i raccolti di tutto il regno, per mille anni. Una richiesta apparentemente modesta, è la morale, può nascondere un costo enorme… Dall’India all’Europa Oggi a occuparsi di scacchi è la mostra organizzata dal Museo Popoli e Culture del Pime. Mostra che, proprio come il sapiente brahmino, si serve di scacchiere e pedine per parlarci d’altro, in verità, facendoci riflettere cioè sul tema dell’incontro fra culture diverse e, in particolare, su come l’arte orientale abbia influenzato quella occidentale. E questo attraverso oltre centotrenta opere, provenienti da alcuni fra i principali musei italiani e da importanti collezioni private, per dimostrare – pezzi “alla mano” – come tanta parte degli oggetti che usiamo quotidianamente, e che consideriamo parte integrante della nostra identità culturale, siano in realtà la sintesi di una linga storia di contaminazioni tra culture diverse, spesso lontane. Come gli scacchi, appunto, gioco “serio” nato in India, come si è detto, circa tremila anni fa, ma poi diffusosi universalmente: verso l’Europa soprattutto grazie alla mediazione degli arabi, che ne furono i veri teorizzatori (il primo trattato scacchistico di cui si ha conoscenza, infatti, porta la firma di un medico di Baghdad del IX secolo). Gli stessi teologi cristiani del medioevo, del resto, useranno spesso metafore e allegorie “scacchistiche” per impartire ammaestramenti spirituali e insegnamenti morali, e lo stesso accadrà ancora presso le corti rinascimentali a proposito dell’educazione di principi e diplomatici, come tanti emblematici “ritratti con scacchiera” ci dimostrano. Cineserie! E gli scacchi sono “poca cosa”, in tema di influssi orientali sull’Occidente, se si considerano, come fa il Pime in questa rassegna milanese, la seta, la carta, il tè, la porcellana, la bussola, la polvere da sparo, e tante, tante altre invenzioni cinesi che noi europei abbiamo via via conosciuto nel corso dei secoli e assimilato nella nostra vita quotidiana. Insomma, lo slogan «la Cina è vicina» non è certo invenzione di questi anni: già il Seicento e il Settecento, infatti, vedono il Vecchio Continente letteralmente travolto dalla passione per le cosiddette “cineserie”, con momenti di sfrenato collezionismo e con uno sviluppo di manifatture “nostrane” destinate a grande prestigio (dalle porcellane di Meissen a quelle di Capodimonte, per intenderci). Per non parlare delle mode “importate” dal Sol Levante, così diffuse nell’Europa di fine Ottocento da prendere il nome di “giapponismo”: nipponiche, ad esempio, sono le ispirazioni della modernissima – lo dice il nome – Art Nouveau; nipponici, addirittura, sono i manifesti con cui il serissimo Corriere della Sera, nella Milano del 1896, invitava i lettori ad abbonarsi. Apprezzare le diversità Una mostra, insomma, come afferma il curatore, padre Massimo Casaro, che vuole essere soprattutto «un esercizio di intelligenza, una sorta di invito seducente a trrasgredire se stessi per scoprire quelle ragioni che sole permettono all’occhio di esercitarsi nell’apprezzamento della diversità, in quanto permettono il ri-conoscimento della propria identità come frutto e condizione dell’incontro». A proposito: sapete quanti chicci di riso avrebbe dovuto ricevere il nostro brahmino? Ben 9.223 quadrilioni (per tacere degli… "spiccioli"!). Come & Dove La mostra Riflessi. Incontri ad arte tra Oriente e Occidente resterà aperta fino al 14 giugno 2009 presso il Museo Popoli e Culture del Pime a Milano (via Mosè Bianchi, 94). Orari: da martedì a domenica, dalle ore 9.30 alle 18 (giovedì fino alle 22). Ingresso 5 euro. Si segnala, inoltre, una sezione dedicata all’arte del Gandhara. Info, 02.43820379.

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