Un libro per riflettere: gli scritti inediti dell'arcivescovo emerito di Milano e del fondatore della Comunità di Bose dedicato ai giovani e al mondo che cambia.


Redazione

E’ uscito il nuovo libro del cardinale Carlo Maria Martini e di fratel Enzo Bianchi, pubblicato dall’editrice In dialogo di Milano. «Le sfide del terzo millennio. Giovani alle prese con il mondo che cambia». Il testo raccoglie due scritti inediti e preziosi, quasi una conversazione a distanza fra i due autori, che si rivolgono direttamente ai giovani d’oggi, per scoprire con loro la strada della felicità di una vita piena e ricca di relazioni positive con gli altri, nella città e nella Chiesa.

Domande impegnative stanno alla base delle riflessioni di Martini e Bianchi: chi è e come vive un giovane che vuole dirsi «cristiano», oggi, in un mondo che cambia e che sembra travolgere nella sua frenesia tante facili certezze? E ancora: dov’è la differenza che mostriamo in quanto cristiani rispetto alla vita del mondo? Perché una «differenza cristiana» deve pur esserci e deve essere qualcosa di visibile, deve avere a che fare con il nostro comportamento, deve essere un comportamento «altro», non «mondano». La risposta ai due grandi maestri della fede: il cardinal Martini, per tanti anni alla guida della Chiesa di Milano, fine biblista e conoscitore dell’animo umano e padre Bianchi, monaco, priore del Monastero di Bose, uno dei «profeti» più ascoltati nel nostro tempo. E’ uscito il nuovo libro del cardinale Carlo Maria Martini e di fratel Enzo Bianchi, pubblicato dall’editrice In dialogo di Milano. «Le sfide del terzo millennio. Giovani alle prese con il mondo che cambia». Il testo raccoglie due scritti inediti e preziosi, quasi una conversazione a distanza fra i due autori, che si rivolgono direttamente ai giovani d’oggi, per scoprire con loro la strada della felicità di una vita piena e ricca di relazioni positive con gli altri, nella città e nella Chiesa. Domande impegnative stanno alla base delle riflessioni di Martini e Bianchi: chi è e come vive un giovane che vuole dirsi «cristiano», oggi, in un mondo che cambia e che sembra travolgere nella sua frenesia tante facili certezze? E ancora: dov’è la differenza che mostriamo in quanto cristiani rispetto alla vita del mondo? Perché una «differenza cristiana» deve pur esserci e deve essere qualcosa di visibile, deve avere a che fare con il nostro comportamento, deve essere un comportamento «altro», non «mondano». La risposta ai due grandi maestri della fede: il cardinal Martini, per tanti anni alla guida della Chiesa di Milano, fine biblista e conoscitore dell’animo umano e padre Bianchi, monaco, priore del Monastero di Bose, uno dei «profeti» più ascoltati nel nostro tempo. Martini: «Seminare speranza» «Occorre seminare speranza e la prima qualità che si richiede è di vivere l’amicizia per la città e per coloro che la abitano. Bisogna giocarsi per la città, bisogna amarla evangelicamente, amare le persone come sono, amare quelli che giungono dal di fuori e quelli che incutono più paura, che non sappiamo come avvicinare. La vostra vocazione è quella di creare piazze di incontro, luoghi nei quali si possono scambiare le opinioni, i pensieri, le intenzioni, i desideri e cercare insieme ciò che maggiormente giova al bene comune della città.» C. M. Martini Bianchi: «La tentazione della noia» «Un cristiano giovane deve imparare a lottare contro la dissipazione, l’agitazione, che poi sovente ha come terribile risvolto la tentazione della noia. Questa è una delle lotte più grandi. Si tratta, nella vostra vita, di imparare a sottrarre del tempo per voi, da dedicare alla cura di ciascuno di voi, uno spazio di silenzio, uno spazio di solitudine. Voi dovete imparare a trovare del tempo nella giornata per pensare, perché, alla vostra età, è più importante pensare che pregare. Perché chi pensa ed è credente, dalla fede è indotto a pregare.» E. Bianchi

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