Sede della quinta catechesi quaresimale dell'Arcivescovo nei pressi di Cantù, risale all'epoca romanica, quando la liturgia prevedeva il fonte battesimale a se stante, staccato dalla basilica


Redazione

11/03/2008

Il Battistero di Galliano dedicato a San Giovanni Battista appartiene a quel periodo artistico definito “Romanico” ed è stato costruito in conformità allo svolgersi della liturgia battesimale antica, che prevedeva il luogo del battesimo ben caratterizzato, a se stante e quindi staccato dalla basilica. Questo per permettere, nella notte di Pasqua, la solenne processione che conduceva i neo battezzati dal Fonte della rinascita alla Mensa Eucaristica cui si accostavano per la prima volta. A tale scopo, un portico univa direttamente i due luoghi di culto.

Secondo una prima ipotesi il battistero risalirebbe all’XI secolo e in particolare agli stessi anni in cui Ariberto fece ampliare la basilica di San Vincenzo. A supporto di tale ipotesi sono alcune analogie tecniche di costruzione e alcuni aspetti stilistici comuni tra lo stesso battistero e la basilica. Un’altra ipotesi, invece, sostiene che la costruzione del battistero è anteriore alla chiesa e cioè da porsi tra il V e IX secolo: infatti alcune incisioni ritrovate testimonierebbero la presenza di tradizioni cristiane antecedenti l’anno 1000.

Rimasto in uso per diversi secoli con alterne fortune, iniziò a declinare con l’introduzione da parte di San Carlo della possibilità di amministrare il battesimo anche nelle “parrocchie”, creando così diversi fonti battesimali e limitando, di conseguenza, il ruolo antico dell’unico “fonte” vicino alla “chiesa madre” della pieve.

Nel 1801, a causa della cessione a privati della basilica, il battistero fu ceduto alla parrocchia di San Paolo, impedendo così all’edificio di trasformarsi radicalmente in funzione di usi diversi. Ciò tuttavia non fermò l’usura del tempo, l’incuria e il saccheggio di parti di materiale di costruzione anche importanti, riducendo così l’edificio in condizioni precarie. In questi ultimi anni un attento restauro, promosso dal prevosto, monsignor Lino Cerutti, ha riportato alla sua piena comprensione lo spazio in sé e il legame tra questo e la chiesa vicina.

Esternamente il battistero, di forme architettoniche uniche e interessanti, appare con un perimetro di andamento mistilineo nascondendo così in parte l’aspetto architettonico interno. Elementi concavi si alternano a elementi convessi e il tetto di ardesia copre quasi uniformemente il piano superiore, mascherando il complesso gioco di curve dell’edificio. Ciò determina la messa in evidenza del tiburio ottagonale e della cupola sovrastante. Le pareti sono impreziosite da piccole finestre monofore, mentre quella orientale è ulteriormente arricchita da una decorazione fatta da esili, ma ben ritmati archi ciechi.

Il pronao, posto su alti gradini, introduce all’interno del battistero che, a differenza di molte altre costruzioni simili e coeve, è costituito non da uno, ma da due vani. Il primo è piccolo, rettangolare e fungeva probabilmente da “anticamera”. Il secondo è l’aula principale, quadrata, al cui centro, parzialmente immersa nel pavimento, è posizionata la grande vasca monolitica del fonte battesimale. Quattro colonne angolari sostengono ampie arcate che si aprono in quattro nicchie semicircolari. La pianta architettonica che si delinea è così a forma di croce. Nella nicchia di fronte all’ingresso è posto l’altare arricchito da una incisione recante il monogramma di Cristo, detto Chrismon.

Altro elemento particolare che rende unico questo battistero è la presenza dei matronei, posti al piano superiore, che si affacciano sul luogo centrale. A essi si accede salendo due piccole e curvilinee scale ricavate nello spessore delle mura esterne. Altri due altari costituiscono l’arredo di questo secondo piano: uno è posto esattamente sopra l’altare principale del luogo sottostante, l’altro sopra l’ingresso. Due rosoni di pietra nel pavimento, suddivisi in spicchi, attirano la curiosità e aprono ipotesi sul loro significato: sembra venissero utilizzati come orologi grazie a un fascio di luce che penetrava da un foro illuminando i diversi settori.

Accanto a questi è stata sistemata la campana che un tempo stava nella torre campanaria della basilica. Nella nicchia sopra l’ingresso si distingue, invece, una figura inginocchiata con una candela in mano: è l’immagine di uno dei momenti più significativi del rito, quando al battezzato viene affidata la luce della fede da tenere sempre accesa e viva.

(testo tratto da 15 battisteri della diocesi di Milano, edizioni Centro Ambrosiano)

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