Nata da un corso di fotografia nel carcere di Milano, la mostra presso il San Fedele, accanto alle fotografie realizzate dagli stessi detenuti, mette a confronto alcuni maestri del passato (da Goya al Cairo) con opere di artisti contemporanei.


Redazione

08/02/2008

Il titolo della rassegna che si inaugura giovedì 14 febbraio presso la Galleria San Fedele a Milano è un’invocazione tratta dal Padre Nostro, la preghiera che Gesù insegna ai discepoli per rivolgersi a Dio. E’ il grido del malato, del prigioniero, di chi avverte la propria vita senza più un futuro, ma sa che può affidarsi al Dio della vita e per questo chiede aiuto in un gesto estremo di speranza. La mostra non intende dunque analizzare il male nei suoi molteplici aspetti, ma offrirsi come uno stimolo e una riflessione capaci di rinviare a un’assunzione di responsabilità o a un messaggio di speranza.

In sintonia con il significato di tale titolo, le immagini dei detenuti esprimono la presa di coscienza del dramma che abita la loro vita tra le pareti carcerarie, ma anche il desiderio di individuare possibili cammini di liberazione. Se il Novecento nega spesso l’idea della redenzione , al contrario nelle immagini dei detenuti, Dio, nella persona di Cristo, riveste un ruolo salvifico. Come mostra il lavoro di un detenuto, Gesù assume su di sé la nera nube di violenza che abita il cuore dell’uomo, per liberarlo, redimerlo e sostenerlo nelle situazioni difficili della vita.

Le fotografie dei detenuti (che con l’aiuto del photoshop hanno potuto creare opere simboliche, capaci di superare i vincoli imposti dagli spazi carcerari) si confrontano con lavori di artisti del passato e del presente che hanno riflettuto sul male, sui drammi della storia e sull’indifferenza di fronte al dolore degli altri.
Un’ampia sequenza delle acqueforti di Goya, I disastri della guerra (rappresentanti le atrocità perpetrate dai soldati francesi che invasero la Spagna) si confrontano con le opere di Silvio Wolf, dove il dramma della shoah sembra riemergere dai muri di Berlino, quasi fosse un ricordo indelebilmente impresso nel corpo stesso della città. Sulla guerra in Iraq riflettono invece i video del francese Jean-Christian Bourcart e di Gabriele Pesci: il primo attualizza simbolicamente il tema delle torture nelle prigioni di Abu Grahib, mentre il secondo riprende e ricompone video amatoriali realizzati da soldati americani.

Il finlandese Jari Silomäki , con la sua serie di lavori fotografici, ci ricorda come la nostra vita quotidiana trascorra spesso nel benessere e nella pace, mentre altrove accadono eventi tragici lontani dalla nostra esperienza e ai quali restiamo indifferenti. Questa colpevole indifferenza viene messa in luce anche dal video dell’iraniano Shoja Azari, dove la capacità di immedesimarsi emotivamente nelle storie proposte dalle telenovele, contrasta con l’insensibilità di fronte al reale dolore degli altri. Il male si trasforma invece in dolore interiore nelle opere introspettive di Luca Barzaghi e Nicola Samorì. Che il “male” possa essere molto vicino a noi ce lo ricordano il reportage di Ivo Saglietti sulle stragi del sabato sera in Italia.

Di taglio più simbolico sono invece il video di Devis Venturelli, le fotografie di Luigi Erba e di Andrea Galvani – dove il male riguarda anche il mondo della Natura. Una critica alle religioni monoteistiche tradizionali, che possono farsi portavoci di violenza, viene dalle sculture di Michelangelo Galliani. Se la Decollazione del Battista di Francesco Del Cairo ci mostra a quale livello di crudeltà possa giungere il potere, una possibile via d’uscita dal potere del male viene dischiusa dalle sculture di Guido Bertagna e di Marcello Mondazzi: opere nelle quali il tema della Croce che porta su di sé il dolore dell’umanità trasforma l’insostenibile peso della sofferenza in una nuova vita di pace e riconciliazione. Speranza a cui sembra alludere anche la porta nera dell’artista americano Allan Graham, cupa e seducente barriera attraversata da un minuscolo foro.

Inaugurazione giovedì 14 febbraio, ore 18
Presso la Galleria San Fedele
(Via Hoepli 3a-b, Milano)
Fino al 20 aprile.
Orario: 16.00 – 19.00 (apertura al mattino su richiesta)
Chiuso festivi e lunedì (chiusa dal 17 al 22 marzo).
Inf: tel 02863 52.233
sanfedelearte@sanfedele.milano.it

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