Nella badia primaziale di Sant'Anselmo a Roma si sta svolgendo, fino al 27 settembre, il Congresso internazionale della Confederazione benedettina. Come ha spiegato l'abate primate della Confederazione, Notker Wolf, l'incontro intende «favorire l'unione della stessa Confederazione, ampliandone i contatti tra le sue diverse anime».


Redazione

19/09/2008

Il raduno si tiene ogni quattro anni e rappresenta anche il momento ideale per fare un bilancio della vita dell’ordine benedettino e tracciare le linee future a partire dal progetto comune. «A Roma sono convenuti 254 abati (94 parlano inglese, 63 tedesco, 52 francese, 38 italiano, 26 spagnolo) inclusi i priori conventuali», spiega il coordinatore del congresso padre Henry O’Shea. Tra i temi che verranno affrontati i monasteri precari, il dialogo interreligioso, il rapporto tra monachesimo e Chiesa e verranno prese decisioni anche sui futuri finanziamenti del Pontificio Ateneo e del Pontificio Istituto Liturgico di Sant’Anselmo. Previsti inoltre 18 workshop, l’udienza papale, la visita alla comunità di Sant’Egidio, i vespri a San Paolo fuori le mura, e due conferenze, di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, e dell’abate trappista Bernardo Olivera, oltre a un pellegrinaggio.

Tra i partecipanti anche dom Imre Asztrik Vàrszegi, arciabate e vescovo dell’abbazia ungherese di Pannonhalma, seconda al mondo per dimensioni dopo l’abbazia di Monte Cassino. Il monastero fu meta di pellegrinaggio di Giovanni Paolo II, nel 1996, che ne celebrò i mille anni di fondazione, voluta, all’epoca, da santo Stefano, primo re d’Ungheria. Lo abbiamo incontrato all’indomani della visita apostolica di Benedetto XVI in Francia, un’ulteriore occasione per richiamare lo straordinario ruolo dei monasteri nella costruzione culturale e spirituale dell’Europa.

Padre Abate, la regola di san Benedetto, Ora et Labora, è ancora attuale e perché?
Il messaggio di Gesù tratta della vita delle persone: la regola di san Benedetto non vuol essere nient’ altro che una trasposizione del Vangelo nella realtà. Quindi, finché il Vangelo è attuale, anche la regola lo è. La regola è una sorta di somma di saggezza divina e umana, una guida di cui chiunque ha bisogno. All’inizio del prologo della regola leggiamo: Guardate nella sua bontà, il Signore ci mostra la via della vita.

San Benedetto è il patrono principale dell’Europa. Ma questa sembra averlo dimenticato, è d’accordo?
In alcuni ambiti della Comunità europea (legislazione, diritti umani, regolamenti caritatevoli) le norme del messaggio di Cristo e della Regola di Benedetto restano validi. Però, la mentalità generale è cambiata: l’Europa è fortemente secolarizzata e la vita ruota spesso intorno ad altri valori, meno intorno al Vangelo. Nella nostra tradizione e cultura per quasi duemila anni ha predominato la concezione dell’uomo come creatura di Dio che, nonostante la fragilità e i peccati, aveva in sé tratti divini, era l’immagine di Dio. Ora, quanto più l’uomo moderno dimentica la «parentela con Dio», tanto più ha difficoltà con se stesso e ascoltare la Regola rimane una luce lungo sentiero: «Chi prosegue nella vita del monastero – semplicemente nella vita, direi io – avrà un cuore grande e percorrerà il tracciato dei Comandamenti con l’indicibile felicità dell’amore». In molti aspirano a un equilibrio interiore che non possono più sperimentare nel quotidiano e alla pace nel cuore: manca un punto di riferimento e lo stile di vita benedettino, ovvero il modello cristiano benedettino «ora et labora», rimane valido per tendere a qualcosa di più del solo pane".

Se dovesse scegliere un passaggio della Regola che meglio di altri sappia indicare all’Europa la strada da seguire, quale sceglierebbe?
Scelgo una massima dal quarto capitolo, che tratta degli strumenti dell’arte spirituale: «Ognuno rispetti l’altro», dice. Ritengo sia istruttiva poiché è tragico quanto gli uomini siano manipolati dall’economia, dai media, dalla moda, dalla politica, settori in cui si affrontano questioni legate solo al denaro, mai al cuore. La manipolazione promette felicità e soddisfazione, invece conduce a frustrazioni e delusioni. La vera gioia profonda di cui vive l’uomo non proviene dall’esterno, bensì va ricercata nel cuore, dove abitano il mondo del Creatore e il mondo dell’uomo. Un’altra considerazione: oggi non riceviamo più inviti. La regola è un caloroso invito a una vita completa e il testo si apre con queste parole: «Figlio mio, ascolta le istruzioni del Maestro, tendi l’orecchio del tuo cuore, accetta di buon grado le parole del buon Padre e mettile in pratica!». Oppure: «Apriamo i nostri occhi alla luce divina e ascoltiamo con orecchio teso la voce di Dio, che giornalmente ci esorta e chiama. Oggi, quando sentite la sua voce, non indurite il vostro cuore!». La regola di san Benedetto è questa: carica di calorosi inviti per una vita piena.

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