Il dipinto sarà eccezionalmente esposto a Milano fino al 14 dicembre a Palazzo Marino, proveniente dalla Collezione Odescalchi. Si tratta, infatti, di una delle opere meno accessibili e più "insolite" di Michelangelo Merisi.


Redazione

20/11/2008

di Luca FRIGERIO

Anche un’opera soltanto può costituire un evento. Se poi quest’opera èuno dei capolavori più intriganti e meno accessibili di un artista straordinario come Caravaggio, allora l’evento diventa veramente eccezionale.

E’ quello che sta accadendo a Milano, dove fino a metà dicembre, nel cuore civico della metropoli, a Palazzo Marino, di Michelangelo Merisi sarà esposta la Conversione di Saulo, proveniente dalla romana collezione Odescalchi. Omaggio alla città in cui il pittore nacque e fu battezzato (come recentemente acclarato), ma anche incantevole, ulteriore occasione per celebrare in terra ambrosiana il bimillenario paolino.

Un dipinto, questo di Caravaggio, particolare per diversi aspetti. Per la resa apparentemente “insolita” del soggetto, innanzitutto. Ma anche per l’inconsueto supporto usato dal maestro: non una tela, come ci si aspetterebbe, ma una sottile tavola di legno (di cipresso, per l’esattezza). Tanto che gli studiosi, pur protendendo per la maggior parte ai mesi attorno all’anno 1600, non hanno ancora trovato una datazione concorde dell’opera. E le avventurose vicende che l’hanno accompagnata fin dal suo nascere, dal “presunto” rifiuto della committenza alle peregrinazioni fra Paesi e collezionisti, non hanno fatto altro che accrescerne il fascino e l’interesse.

Ma “strano” perché, questo capolavoro? Per quell’atmosfera di arcaico realismo, verrebbe da affermare, dove poco è sottinteso e molto, invece, èreso palese e manifesto. Con una certa brutalità, perfino. Mai, infatti, si è visto nell’arte cristiana un simile irrompere del divino nella storia degli uomini: dall’alto, Gesù si precipita letteralmente addosso a Paolo , che caduto da cavallo si rotola sulla schiena premendosi le mani sugli occhi, incapace di sostenere un tale, inaspettato incontro. O scontro, addirittura. Perché questa non è un’apparizione, né una celestiale visione. La veemenza di Cristo è impressionante, al punto che perfino l’angelo cinge con un braccio il Salvatore come per trattenerlo, quasi per smorzarne l’ardore.

Secondo alcuni storici dell’arte fu proprio questo eccesso di foga a far storcere il naso a quel Cerasi che aveva commissionato al Caravaggio il quadro con l’Apostolo per la sua cappella in Santa Maria del Popolo a Roma. Motivo per cui il Merisi avrebbe poi realizzato una nuova Conversione, più “spirituale” e “ortodossa”, e quindi ben accetta: quella che ancor oggi è presente nella chiesa romana.

E tuttavia bisogna stare attenti a non cadere nei soliti luoghi comuni, quando si parla dei lavori dell’artista lombardo, quasi a volerlo etichettare a tutti i costi come un miscredente che si diletta a irridere le tradizioni del cristianesimo, stravolgendole o dissacrandole. La manifestazione fisica di Gesù sulla via di Damasco , come nel dipinto Odescalchi, era all’epoca iconograficamente valida e teologicamente corretta nella rappresentazione della conversione paolina quanto la semplice evocazione di Cristo sotto forma di luce abbagliante (luce che qui comunque c’è, come dimostra il gesto di Saulo): così, ad esempio, fra i tanti, aveva fatto un’autorità indiscussa come Raffaello, disegnando il relativo cartone per gli arazzi in Vaticano.

Ma così sanciva, negli stessi anni, anche un prelato attentissimo alle cose d’arte e alle cose di fede come il cardinal Federico Borromeo, scrivendone nel suo De Pictura Sacra . Insomma, un attento lettore della pagina neotestamentaria, questo Caravaggio: altro che “eterodosso”!

La Conversione di Saulo di Caravaggio,
portata a Milano grazie a Eni,
sarà esposta nella Sala Alessi di Palazzo Marino
(piazza della Scala) fino al 14 dicembre
con ingresso gratuito,
tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 19.30
(giovedì fino alle 22.30).
Il catalogo è di Skira.
Info, tel. 02.54277.

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