Attraverso duecento opere,una grande mostra a Catania raccontala figura, i miracoli e il culto della martire siciliana,veneratain tutta la Cristianità.


Redazione

28/03/2008

di Luca FRIGERIO

Agata la “buona”, come il suo stesso nome, dal greco, ricorda. Agata la bellissima, che volle consacrare la sua giovinezza e la sua vita intera al Signore. Agata la martire, incarcerata, torturata, uccisa per la sua fede, allora come oggi ancora. Agata la santa, patrona della città di Catania, ma invocata in tanta parte della cristianità. A lei, in queste settimane, la sua terra d’origine dedica una grande, affascinante mostra per ricordarne la diafana figura, i tanti miracoli operati in suo nome, le innumerevoli opere d’arte, spesso magnifiche e preziose, che nei secoli le sono state offerte.

Realtà storica e leggendarie narrazioni si intrecciano attorno al suo nome, come spesso accade per quei cristiani che ricevettero il martirio nei primi secoli, e che furono proclamati santi a furor di popolo. Di Agata si presume l’anno della morte, il 251, quando in Sicilia è attestata una persecuzione ordinata dall’imperatore Decio.

Che poi la catanese sia stata giovane e bella, nonché di nobile famiglia, ce lo racconta la tradizione, che parla anche di un odioso figuro, il console Quinziano, che vistosi respinto quale marito cercò di piegare la ragazza ai suoi voleri con un crescendo di punizioni e tormenti . Quando poi fu chiaro che Agata non avrebbe mai abiurato al suo credo né ceduto alle lusinghe del governatore, questi si accanì a sfregiare quel corpo femminile tanto desiderabile, ordinando che le venissero tagliati i seni. Quella notte stessa, tuttavia, narra ancora la leggenda, san Pietro in persona apparve alla vergine nella sua cella per confortarla e risanarla, esortandola a resistere fino alla fine nel nome di Cristo.

A questo punto entra in scena anche l’Etna . Di fronte all’ennesimo supplizio a cui Agata veniva sottoposta , quello dei carboni ardenti come già i diaconi Lorenzo e Vincenzo, il vulcano infatti “insorse” scatenando la sua forza contro le case di Catania. La popolazione, atterrita, chiese allora a gran voce la liberazione della ragazza, il cui velo, steso davanti alla città, fermò miracolosamente l’avanzare della colata lavica. Ma Agata, ormai stremata, aveva già raggiunto la dimora celeste.

Attraverso oltre duecentocinquanta opere, alcune delle quali assolutamente inedite, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero (dai Musei Vaticani al Louvre, dall’Art Gallery di York all’Heritage National Museum di Malta), la mostra catanese compone così uno straordinario percorso fra storia, arte e devozione, suddiviso fra il locale Museo diocesano e le monumentali chiese cittadine, a cominciare dalla cattedrale, con il favoloso tesoro comprendente quella corona che si vuole donata alla fanciulla martire dal re Riccardo Cuor di leone.

Tra i dipinti presenti nella rassegna va segnalata almeno la magnifica pala palermitana di Anton Van Dyck, ma anche il celebre Martirio di sant’Agata del Tiepolo, realizzato per la basilica di Sant’Antonio a Padova. E poi le smaglianti tavole lombarde del Bergognone e di Bernardino Luini, ma anche un capolavoro del Caravaggio. Poi ancora reperti archeologici unici, utili non solo per ricostruire la storia di Catania nel III secolo, ma di straordinaria importanza per indagare la diffusione del Cristianesimo in Occidente, come l’iscrizione di Iulia Florentina, trovata in questa parte della Sicilia agli inizi del Settecento, ma oggi conservata al Louvre di Parigi.

Nella passione della fanciulla a colpire l’immaginazione popolare fu soprattutto la crudele mutilazione delle mammelle, scena spesso rappresentata con brutale realismo sulle pale d’altare o sui muri delle chiese. Così come la figura della martire che “presenta” su un piatto i seni mozzati è assai frequente anche al di fuori dell’ambito catanese, ad esempio proprio nella nostra diocesi ambrosiana. Immagini che non urtavano certo la sensibilità dei fedeli del Medioevo: anzi, per evidente analogia, Agata divenne ben presto la santa a cui balie, puerpere o anche future madri affidavano timori, speranze e preghiere.

La mostra Agata Santa. Storia, arte, devozione.
e’ aperta a Catania fino al 4 maggio,
in tre sedi espositive: il Museo Diocesano
e le chiese di San Placido e di San Francesco Borgia.
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 9 alle 20
(chiuso lunedì).
Biglietto: 10 euro (5 euro studenti e anziani).
Catalogo Giunti.
Per informazioni e prenotazioni, tel. 199307050.

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