Il 29 novembre Angela Finocchiaro e Renato Sarti portano in scena una lettura drammatizzata di «Naufraghi senza volto», il libro dell’antropologa forense Cristina Cattaneo sui drammi dei migranti annegati nel viaggio della speranza

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Renato Sarti e Angela Finocchiaro (foto Laila Pozzo)

Da Naufraghi senza volto, scritto dall’antropologa forense Cristina Cattaneo (Raffaello Cortina Editore, Premio Galileo 2019), arriva una lettura teatrale per raccontare il dramma dei naufragi nel Mediterraneo dal punto di vista di chi lavora per restituire, attraverso le analisi autoptiche, identità e dignità ai profughi morti in mare. Lunedì 29 novembre, al Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi 1, Milano), alle 20.30, Angela Finocchiaro, una delle grandi interpreti del panorama teatrale italiano, e Renato Sarti daranno vita al reading prodotto dal Teatro della Cooperativa in collaborazione con Agidi per un evento speciale.

Un lutto inaccettabile

È raro soffermarsi a pensare alla sofferenza di chi ha una persona cara, che ha intrapreso un viaggio alla ricerca di un futuro migliore e non sa se ce l’abbia fatta, se stia bene, se lo rivedrà mai. Si chiama ambiguous loss (perdita ambigua) il lutto che non si riesce ad accettare, perché non c’è la presenza di un corpo a confermare la morte. È il sentimento che provano i parenti delle persone scomparse. La speranza di rivedere il proprio caro, anche dopo anni, non svanisce mai e si trasforma in un limbo di incertezza senza fine. Se alla sofferenza personale si aggiungono carenze di carattere tecnico, come vuoti normativi e inadempienze da parte di enti e istituzioni, la possibilità di avere una risposta si fa ancora più remota, al dolore si aggiunge la rabbia e il problema diventa anche sociale. Soprattutto quando si evidenzia la differenza di trattamento riservata ai morti “nostri” e ai “loro”, come se ci fossero vite di serie A e altre di serie B.

In nome della dignità

È questo il contesto in cui opera il Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano diretto da Cristina Cattaneo. Il Labanof, nato con scopi di ricerca, didattica e consulenza tecnica, grazie all’impegno e alla passione delle persone che vi lavorano, è riuscito a realizzare un piccolo miracolo: «restituire una storia, un’identità e perfino la dignità» ai cadaveri senza nome dei migranti scomparsi nei tanti naufragi del Mediterraneo.

Questa autentica crociata coordinata dall’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le Persone Scomparse, dalla Marina Militare e coadiuvata anche da diverse università e organizzazioni di volontariato, è raccontata nel libro di Cristina Cattaneo partendo dai naufragi dell’ottobre del 2013 e, soprattutto, dalla ancor più difficile impresa legata alla tragedia del 18 aprile 2015. In quel caso una nave affondò con circa novecento persone a bordo. Il barcone fu in seguito recuperato e sistemato su un pontile di Melilli, vicino a Catania. Lì, in stretta collaborazione con le altre realtà e organizzazioni succitate, l’équipe del Labanof effettuò sui 566 corpi recuperati le analisi autoptiche (Dna, impronte digitali, profili genetici e dentali), la catalogazione dei vestiti e degli oggetti ritrovati e mise i risultati della scienza forense al servizio dei familiari dei dispersi per poter permettere loro il riconoscimento delle vittime.

Ora è fondamentale che le istituzioni e il mondo della politica, stimolati anche da associazioni che operano nel sociale e da realtà culturali e mediatiche, facciano la loro parte e riescano a non disperdere questa esperienza preziosa, in modo che il paradigma Labanof diventi prassi a livello nazionale ed europeo.

Fin dalla fondazione il Teatro della Cooperativa si è occupato di migrazione, proponendo spettacoli legati a questa tematica (La nave fantasma nel 2004, Premio Gassman; Servi, di e con Marco Rovelli e Mohamed Banel 2009; M’bira, di Roberto Castello, finalista premio Ubu 2019) e impiegando spesso attori e attrici immigrati in Italia (Sogno di una notte di mezza estate, La molto tragica storia di Piramo e Tisbe, Chicago boys). È per dare continuità e maggior spessore a questo impegno, sentito come necessario, che Renato Sarti ha deciso di scrivere e realizzare, in collaborazione con Cristina Cattaneo, la versione teatrale di Naufraghi senza volto.

 

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