Al Broletto a Pavia una mostra, promossa dal Comune e dalla Fondazione Frate Sole, mette in dialogo le opere del grande artista francescano, scomparso nel 207, con quelle recenti di un protagonista dell'arte italiana, dalla Croce al Risorto.

Risurrezione Nucci

Padre Costantino Ruggeri (1925-2007), frate, artista, maestro della luce e dell’architettura sacra e Giancarlo Nucci, pittore riminese (classe 1944), abile sperimentatore di tecniche e materiali, dialogano insieme nella mostra Alla stessa fonte.

Organizzata dal Settore Cultura del Comune di Pavia in collaborazione con la Fondazione Frate Sole di Pavia, e curata da Angela Bonomi Castelli, Marilisa Di Giovanni e Paola Ricevuti, l’esposizione inaugura sabato 19 dicembre 2015 (ore 18) nello Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia, e presenta, fino al 15 gennaio 2016, un’accurata selezione di opere di due artisti che, seguendo percorsi differenti eppure spiritualmente paralleli, hanno attinto alla stessa fonte, quella della Terrasanta.

Crocifissi, deserti, silenzi, le tele e le installazioni di Padre Costantino Ruggeri si rispecchiano in quelle di Nucci e viceversa, in un dialogo serrato tra “due spiritualità diverse, due espressioni artistiche sincere, due modi di indagare il mistero secondo le proprie sensibilità e le esperienze di vita, ma tese ambedue a cercare la luce di Dio nell’ombra delle limitazioni del creato. Le tele e i crocifissi esposti in mostra sono testimonianza sulla via della Terrasanta, intesa come viaggio e pellegrinaggio che dalla meditazione sul senso primo del sacrificio di Cristo continua sui luoghi, sullo spazio, sul paesaggio a cui conduce chi vive quei luoghi come Terra Promessa, così desiderata, cercata e mai completamente stretta tra le mani”, scrive Marilisa Di Giovanni nel testo di presentazione alla mostra.

È forte l’esigenza di “dire” con segni e colori almeno un poco di quello che l’occhio ha visto, il cuore ha provato, la mente ha riflettuto. Alcuni elementi rivelano l’intensità del cammino sui passi di Gesù: la luce diffusa e abbagliante come segno di grazia, lo spazio che avvolge nella luminosità del giorno e nel buio altrettanto intenso delle notti, il silenzio del deserto che è capacità d’ascolto interiore, la pietra, la terra, la sabbia e la polvere, segni di durata attraverso i millenni e quindi di eternità, la parola di Dio pronunciata non solo in chiesa ma anche in un’oasi, sotto la Cascata del re David, sulle strade polverose. La Terrasanta è piccola in rapporto al fatto fondante che vi è accaduto, la venuta di Gesù, e alla storia di popoli che ancora se la contendono: tutto vi è concentrato e vi crea contraddizioni, anche il deserto che pure sembra così statico e sempre uguale.

I crocifissi realizzati da Padre Costantino Ruggeri esprimono un chiaro richiamo formale alla croce, mentre Nucci sceglie di realizzare crocefissi di grande impatto, capaci di suscitare emozione nella semplicità ed essenzialità della forma, di emanare una intensa spiritualità nel corpo che contiene, nel momento estremo, senso della vita e angoscia esistenziale e rassegnazione. Sono destinati a una devozione privata, sono una scrittura intima, un atto di meditazione sul mistero che sta alla base del nostro credere. Particolarmente intenso è quello in cui la materia nella pennellata corposa si fa corpo con tutta la drammaticità della carne martoriata diventata grumo di sangue: è il corpo di Cristo fatto uomo che reca su di sé tutta la sofferenza dell’umanità, scrive la curatrice. Ne risultano tele di forte matrice materica e di grande intensità cromatica, con un linguaggio che si fa sempre più astratto, quasi a voler sottolineare una raggiunta spiritualità, rielaborata nell’intimo di Nucci, un lavoro di purificazione fino ad identificare quella forma ormai divenuta simbolo con una ferita inferta sulla tela in un mare rosso sangue.

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