L’esposizione ripercorre l’attività dell’editore principe del Rinascimento europeo, attraverso una selezione di circa 30 stampati custoditi nella Veneranda Biblioteca.

Albrecht Dürer erasmo rotterdam ambrosiana

Fino al 28 febbraio 2016, la Pinacoteca Ambrosiana ospita una mostra che celebra Aldo Manuzio (1449-1515), il più importante stampatore della storia dell’editoria, a 500 anni dalla sua scomparsa.

L’esposizione, curata da Marina Bonomelli e Angelo Colombo, in partnership con Generali Italia, ripercorre l’attività dell’editore principe del Rinascimento europeo, attraverso una selezione di circa 30 stampati custoditi in Ambrosiana.

Il patrimonio aldino dell’Ambrosiana occupa, nel panorama nazionale e internazionale, un posto considerevole. Sono infatti ben 107 le edizioni originali presenti in Ambrosiana sulle 131 edizioni uscite dai torchi di Manuzio dal 1494 al 1515. L’importanza di questo fondo è dovuta al fatto che vi è rappresentata la quasi totalità delle edizioni stampate da Aldo, con un numero complessivo di 296 esemplari. Si tratta senza dubbio di un bene di notevole rilevanza se lo si raffronta con quello della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e con quello custodito presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Biblioteca Medicea Laurenziana.

“Con Aldo Manuzio – afferma mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana – inizia la produzione industriale del libro. La famiglia Manuzio, con la sua impresa tipografica, figura assai bene tra i principali stampatori d’Europa all’inizio dell’età moderna. Tra gli altri possiamo ricordare gli Estienne di Parigi e la Typographia Heinrichpetrina di Basilea. Aldo, per primo, introdusse l’uso del formato tascabile, dei nitidi caratteri latini e della punteggiatura. Egli non ebbe soltanto doti manuali e nozioni teoriche di grande tipografo, ma fu anche un eccellente umanista, amante in particolare della lingua e della cultura greca”.

“Aldo Manuzio è stato un innovatore e, attraverso i suoi libri di concezione così moderna, ha contribuito alla diffusione della cultura e del sapere su vasta scala – dichiara Laura Basso, Responsabile Comunicazione Esterna e Corporate Identity di Generali Italia – Siamo molto lieti di sostenere questo progetto, perché riteniamo importante essere parte attiva nella tutela e la promozione dell’arte e della cultura, di cui l’opera di Manuzio è uno straordinario esempio”.

Il percorso espositivo, arricchito da strumenti tipografici d’epoca provenienti dalla collezione dell’editore Enrico Tallone, copre l’intera attività di Manuzio, dall’Erotemata del Lascaris, stampata il 28 febbraio 1495, al De rerum natura di Lucrezio, pubblicata nel gennaio del 1515, che segna la chiusura della produzione aldina.

Fra gli incunaboli non mancano i grandi capolavori, come il De Aetna dell’amico Pietro Bembo (1495). L’opera, che segna l’esordio letterario del futuro cardinale Bembo, descrive in forma di dialogo il suo soggiorno siciliano e la sua salita sull’Etna. Nel 1496 la stampa di questo libro intensificò il rapporto di Manuzio con la famiglia patrizia dei Bembo che possedeva una ricca biblioteca umanistica, dove Aldo ebbe modo di ispirarsi per creare con l’intagliatore Francesco Griffo il bellissimo carattere romano, considerato un modello insuperabile di eleganza formale. Inoltre, in questa sezione si possono ammirare le Epistole di Santa Caterina da Siena (1499), nel quale Manuzio sperimenta per la prima volta il carattere corsivo nelle parole Jesu dolce, Jesu amore, e come l’Hypnerotomachia Poliphili (1499), riconosciuto come il più bel libro illustrato del Rinascimento.

Quanto invece alle cinquecentine si evidenziano punte di eccezione con sette esemplari prodotti nel 1502 e tre nel 1501, tra cui il Virgilio del 1501, la prima edizione in ottavo e in carattere corsivo, la cui dimensione tascabile – libelli portatiles in formam enchiridii -, permise la grande circolazione del libro nell’Europa del Cinquecento, facilitando la rinascita della cultura classica.

Non vanno dimenticati i Moralia di Plutarco del 1509, un ponderoso volume di 1068 pagine contenente novantadue trattati, di cui l’Ambrosiana possiede anche l’archetipo manoscritto duecentesco usato da Aldo Manuzio per la stampa.

La rassegna, inoltre, dà conto dello stretto rapporto intercorso tra Aldo ed Erasmo da Rotterdam; il filosofo olandese, che visse ospite per oltre un anno a casa Manuzio, apprezzava la grande cura delle edizioni aldine, ma soprattutto riteneva di fondamentale importanza che i suoi lavori fossero stampati proprio da Manuzio, per garantire al suo pensiero la maggior diffusione possibile in tutta Europa. Non è un caso, infatti, che la seconda edizione degli Adagia – presenti in mostra – videro la luce a Venezia proprio nel laboratorio aldino, al cui ingresso – come ricordano i curatori dell’esposizione, Marina Bonomelli e Angelo Colombo -, lo stesso Manuzio fece scrivere “se si maneggiassero di più i libri che le armi, non si vedrebbero tante stragi, tanti misfatti e tante brutture”.

Per l’occasione è stata coniata un’apposita medaglia recante l’effigie di Aldo. Sull’altra faccia: il logo dell’Ambrosiana con l’ancora e il delfino di Manuzio a commemorazione della mostra. Inoltre è stato prodotto dal regista Antonio Marogna un video didattico sulla figura e l’opera di Aldo Manuzio.

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