Presso la Prima Cappella, all’interno dell’edificio “La Samaritana”, riqualificato dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte

Monsignor Macchi e Paolo VI

Sabato 20 settembre apre il Centro Espositivo dedicato a monsignor Pasquale Macchi, presso la Prima Cappella del Sacro Monte di Varese, all’interno dell’edificio conosciuto come “La Samaritana”, riqualificato dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, presieduta da monsignor Gilberto Donnini.

Gli ambienti, disposti su quattro piani, sono stati completamente rinnovati, a cura dello Studio di Architettura Gaetano Arricobene, per ospitare la collezione di proprietà della Fondazione costituita da quadri, bronzi, ceramiche, libri, monete e oggetti vari appartenuti a Monsignor Pasquale Macchi (Varese 1923 – Milano 2006), varesino segretario di papa Paolo VI, poi arciprete di Santa Maria del Monte e Arcivescovo di Loreto, nonché presidente della Fondazione fino alla morte.

L’accesso del Centro Espositivo avviene dal cortile sul Viale delle Cappelle, all’angolo con via Conventino: dalla reception il visitatore sarà invitato a seguire il percorso museale che si sviluppa principalmente nei piani primo e secondo, con il piano terra destinato a spazio per conferenze e riunioni, oltre che per l’accoglienza dei pellegrini e dei visitatori. Il piano sottotetto ospita un piccolo alloggio per il personale e alcuni impianti, mentre nel piano seminterrato sono stati collocati i nuovi impianti a servizio dell’intero edificio.

Lo spazio è stato organizzato in base a specifici criteri museologici e museografici, ispirati al suo carattere ecclesiale. Il primo piano è adibito all’esposizione di vari oggetti della raccolta d’arte del segretario personale di Paolo VI, databili dal XV al XX secolo, e sarà articolato secondo un ordinamento tematico e “per artisti”;  il secondo piano è riservato alla mostra delle opere dei maggiori artisti legati a monsignor Macchi e a papa Montini (una piccola sezione è dedicata anche a suoi oggetti e paramenti); queste opere sono state distribuite in tre sale corrispondenti alle tre maggiori fasi della sua attività pastorale.

La collezione di monsignor Pasquale Macchi, lasciata in eredità nel 2006 alla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte, è costituita da dipinti, sculture, medaglie, oggetti liturgici, stampe: un patrimonio di oltre 300 opere, solo parzialmente esposte, alle quali si aggiungono una ricca biblioteca e alcuni beni appartenuti a papa Paolo VI (e che la prossima beatificazione renderà reliquie ancora più preziose).

Nel ridotto nucleo di opere antiche spicca la Madonna in trono con santi (in attesa di restauro) attribuita a Lorenzo di Nicolò Gerini, pittore fiorentino attivo tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Tra gli artisti moderni della Collezione Macchi si ricordano in particolare: Dina Bellotti, Angelo Biancini, Floriano Bodini, Cecco Bonanotte, Amedeo Brogli, Aldo Carpi, Silvio Consadori, Pericle Fazzini, Luigi Filocamo, Emilio Greco, Renato Guttuso, Jean Guitton, Enrico Manfrini, Giacomo Manzù, Arturo Martini, Luciano Minguzzi, Trento Longaretti, Fausto Pirandello, Lello Scorzelli, Mario Rudelli, Mario Sironi.

Scorrere i nomi degli artisti presenti nel nuovo Centro consente di ricostruire la straordinaria trama di amicizie di monsignor Macchi con alcuni protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Le dediche sincere, con frequenti attestazioni di stima, che accompagnano alcune opere donate personalmente dagli autori, sono una conferma di legami che vanno ben oltre una superficiale riconoscenza per le azioni di mecenatismo del fedele segretario di papa Paolo VI.

La familiarità con pittori e scultori, di cui monsignor Macchi si fece confidente sempre disponibile, vivace interlocutore, intelligente committente e sostenitore, iniziò durante gli anni milanesi a fianco dell’allora arcivescovo Giovan Battista Montini, e si consolidò durante il periodo trascorso a Roma, in particolare negli anni di ideazione della Collezione di Arte Religiosa Moderna dei Musei Vaticani, inaugurata nel 1973. La realizzazione della Collezione di Arte Religiosa Moderna, per cui monsignor Macchi ebbe un ruolo di primo piano, fu uno dei primi segni tangibili con cui papa Paolo VI decise di avviare una nuova alleanza tra la Chiesa e gli artisti. «Non vi abbiamo avuti allievi, amici, conversatori: perciò voi non ci avete conosciuto», aveva detto Paolo VI nel maggio 1964 agli artisti invitati in Cappella Sistina per lo storico incontro in cui, ricostruendo le cause di un’«amicizia turbata», aveva loro proposto un patto di riconciliazione per una rinascita dell’arte religiosa.

Il Centro Espositivo monsignor Macchi si pone in continuità ideale con i segni contemporanei che, grazie all’illustre prelato varesino, hanno arricchito di un nuovo capitolo il percorso storico del Sacro Monte di Varese, caratterizzandolo in modo unico: la Fuga in Egitto di Renato Guttuso accanto alla Terza Cappella; il Paolo VI bronzeo di Floriano Bodini sul sagrato del Santuario di S. Maria del Monte; la grande vetrata di Trento Longaretti per la Chiesa dell’Annunciata accanto al Monastero delle Romite Ambrosiane; la mostra mariana permanente del Museo Baroffio e del Santuario, con una sessantina di opere di noti artisti del Novecento, donate da monsignor Macchi alla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte a seguito dell’ultimo complessivo restauro del Museo, da lui stesso voluto.

Il centro espositivo prosegue idealmente la volontà di monsignor Macchi, che volle fortemente la nascita della Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte nel 1986. L’istituzione mira alla «promozione e l’attuazione di ogni e qualsiasi iniziativa tendente, sia direttamente che indirettamente, alla valorizzazione religiosa, spirituale, umana, morale, artistica, culturale e sociale del Sacro Monte di Varese, secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica di cui Sua Santità Paolo VI è stato costante ed illuminato assertore».

Monsignor Macchi, come arciprete del Santuario prima e come presidente della Fondazione poi, favorì non solo un profondo risveglio di devozione mariana, ma si adoperò con zelo per recuperare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Sacro Monte. Sotto la sua egida sono stati completati il restauro della chiesa della Prima Cappella e delle quattordici Cappelle della Via Sacra, degli affreschi e delle centinaia di statue in esse contenute; sono stati restaurati il Santuario e la chiesa che è a ridosso del Monastero delle Romite, l’edificio del Ristorante Sacro Monte, di proprietà della Parrocchia, e il Museo Baroffio e del Santuario, completamente rinnovato e arricchito con nuove opere pittoriche e scultoree dedicate alla Vergine. Una straordinaria energia del fare motivata e sostenuta dall’idea che la cura del bello, la sua valorizzazione e comunicazione siano parte integrante dell’azione pastorale della Chiesa.

Monsignor Macchi seppe infatti radunare accanto a sé pittori, scultori e restauratori di fama. La selezione delle opere e la relativa proposta di allestimento, i criteri e gli strumenti espositivi hanno l’obiettivo di consentire ai visitatori di apprezzare congiuntamente il significato storico-artistico e quello liturgico degli oggetti in mostra, attraverso la memoria del vissuto culturale e spirituale di monsignor Macchi.

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