Attraverso una selezione di capolavori recentemente restaurati, in un progetto promosso dall'Associazione Giovanni Secco Suardo, fra Brera e il Castello Sforzesco, dal Poldi Pezzoli al Museo del Novecento.

Maddalena Poldi Pezzoli

Fino al 10 maggio 2015, un itinerario artistico collega cinque importanti musei di Milano come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli, il Museo Diocesano, il Museo del Novecento e le Raccolte di Arti Applicate del Castello Sforzesco che presentano capolavori delle loro collezioni, rivelando il prima, il durante e il dopo dei restauri che li hanno interessati nel corso della loro storia recente.
Questo è quello che propone il progetto RRM – Restauratori e Restauri in Museo, il cui fine è quello di sottolineare l’importanza e la centralità della conservazione nella valorizzazione delle opere d’arte, focalizzando l’attenzione sul processo che ha permesso loro di consegnarsi alla contemporaneità.

RRM – Restauratori e Restauri in Museo è promosso dall’Associazione Giovanni Secco Suardo (www.associazionegiovanniseccosuardo.it) con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Provincia di Milano, del Comune di Milano, di ICOM – International Council of Museums, con il patrocinio e il contributo di Regione Lombardia, col contributo di Fondazione Cariplo, sponsor tecnico Acer.

 

Il visitatore è accompagnato nella conoscenza della storia del restauro delle opere grazie all’ausilio di postazioni multimediali, collocate accanto a ciascuna di esse, che raccontano gli interventi più difficili, le fasi più controverse e le figure coinvolte.

Come afferma Lanfranco Secco Suardo, Presidente Associazione Giovanni Secco Suardo, “il progetto RRM – Restauratori e Restauri in Museo vuole riportare l’attenzione dei visitatori sulle numerosissime e spesso straordinarie opere che sono presenti nei nostri musei, offrendo però nuovi strumenti di lettura e di comprensione: la storia conservativa delle opere e gli attori principali degli interventi di restauro”.
“Illustrare le vicende conservative delle opere d’arte – continua Lanfranco Secco Suardo -, fino a ora per lo più sconosciute e solitamente non veicolate, crea una diversa partecipazione cognitiva ed emotiva nel visitatore, che potrà recuperare, con le dovute differenze, ogni volta che si troverà di fronte a un’opera d’arte. Ciò anche in risposta alle aspettative che il grande pubblico – italiano e straniero – ha nel visitare un museo italiano relativamente al tema del restauro, di cui l’Italia gode di fama internazionale”.

Infatti, il rapporto dell’Italia con l’arte è stato strettissimo, da sempre. I primi restauratori sono stati gli autori stessi e, nel tempo, si è sviluppata una passione e una conoscenza tecnica che ancor oggi continuano a essere considerati all’estero un punto di riferimento imprescindibile, con cui confrontarsi.

Il percorso espositivo copre un vasto arco temporale che dal Trecento risale fino al XXI secolo, comprendendo un’ampia tipologia d’interventi su diverse tecniche che vanno dall’affresco all’arazzo, dai dipinti su tavola, ai disegni su carta, a materiali caratteristici della creatività contemporanea.
I visitatori possono così arricchire e completare la lettura dei capolavori, selezionati dai direttori di questi musei, attraverso la conoscenza della loro storia conservativa e, in generale, dell’attività dei restauratori italiani che rappresenta, ancora oggi, una dei punti di riferimento a livello internazionale e una delle eccellenze riconosciute del nostro Paese.

Iniziando dalle Raccolte di Arti Applicate del Castello Sforzesco con la serie degli Arazzi dei Mesi, o Arazzi Trivulzio, eseguiti da Benedetto da Milano su disegni di Bramantino agli inizi del ‘500, per proseguire alla Pinacoteca di Brera con gli affreschi strappati dall’Oratorio di Mocchirolo realizzati dal Maestro di Mocchirolo, con il Trittico di Camerino di Carlo Crivelli (1430-1494 ca.) e con il San Sebastiano di Dosso Dossi (1490-1542).

Al Museo Poldi Pezzoli si possono ammirare, a rotazione, il San Gerolamo, un olio su tavola di Bartolomeo Montagna (1450-1523 ca.), l’Imago Pietatis, tempera su tavola di Giovanni Bellini (1427-1516 ca.) e l’Artemisia, tempera su tavola del Maestro di Griselda (attivo nell’ultimo decennio del XV secolo).

Le problematiche legate alla conservazione dei lavori su carta sono approfondite al Museo Diocesano attraverso le opere della Collezione Sozzani che raccoglie 105 disegni di importanti artisti dal XV al XX secolo, mentre al Museo del Novecento si affrontano le questioni del restauro delle opere di autori contemporanei legati all’Arte cinetica e programmata (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi) che hanno lavorato utilizzando nuovi materiali che spaziano dal plexiglass ai motori elettromagnetici, dalle sorgenti luminose al polistirolo e molto altro ancora.

L’Associazione Giovanni Secco Suardo, intitolata a una figura la cui opera ha avuto un ruolo altamente significativo nella storia del restauro italiano e internazionale, opera dal 1991 come Centro Studi e Progetti per stimolare e approfondire la ricerca storica e culturale, tecnica e scientifica, il confronto con problematiche di conservazione di altre realtà culturali, favorendo il continuo aggiornamento e il confronto su argomenti e metodologie avanzate.
Dal 1996 l’Associazione Giovanni Secco Suardo inoltre coordina il progetto nazionale sulla storia dei restauratori italiani e sugli interventi da loro realizzati “ASRI – Archivio Storico Nazionale e Banca Dati dei Restauratori Italiani”.

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