Giraldi e Perugini (Cnvf): «Attore iconico, sempre elegante, ben oltre il mito di James Bond»

Sean Connery
Sean Connery

Ha fatto in tempo a festeggiare 90 anni a fine agosto. L’attore scozzese Sean Connery si è spento sabato 31 ottobre nella sua dimora alle isole Bahamas, dove si era ritirato da tempo anche per una malattia. Classe 1930, originario di Edimburgo, Sean Connery deve la sua iniziale fama all’agente segreto James Bond, trovandosi per primo a interpretare il personaggio creato da Ian Fleming: è “Doctor No” nel 1962, che in Italia esce con il titolo “007. Licenza d’uccidere”. Seguono poi “Dalla Russia con amore” (1963), “Missione Goldfinger” (1964), “Thunderball” (1965) e “Si vive solo due volte” (1967). Insomma, un successo planetario.

“Non possiamo però ridurre la grandezza e la versatilità di Sean Connery solamente all’agente 007- sottolinea Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film Cei -. Negli stessi anni lavora per esempio con Alfred Hitchcock nel noir “Marnie” e dopo Bond arrivano interpretazioni di peso, che gli fruttano non pochi premi, come fra’ Guglielmo da Baskerville nel “Nome della rosa” (1986) di Jean-Jacques Annaud, oppure il poliziotto irlandese Jimmy Malone in “The Untouchables” (1987) di Brian De Palma, ruolo che gli vale l’Oscar. E ancora, come non ricordare “Robin e Marian” (1976) di Richard Lester accanto a Audrey Hepburn?».

Dello stesso parere è Sergio Perugini, segretario della Commissione film Cei: «La carriera di Connery è costellata da una galleria di ritratti iconici, assolutamente memorabili, sempre contrassegnati da ironia ed eleganza. Basta citare, per esempio, il ruolo del papà di Indiana Jones in “Indiana Jones e l’ultima crociata” del 1989, terzo capitolo della saga ideata da George Lucas e Steven Spielberg. Ma il ruolo che forse scalda il cuore si ritrova negli anni della maturità, ovvero lo scrittore William Forrester nel film “Scoprendo Forrester” di Gus Van Sant del 2000, un’opera che ha il sapore del testamento artistico per l’attore: lì Connery mette in campo molteplici sfumature che vanno dalla spigolosità alla tenerezza, in un’interpretazione così ruvida, luminosa, puntellata da poesia».

Sessant’anni di carriera, una professione gestita sempre con umiltà, eleganza, sobrietà e immancabile ironia. Sulla sua pelle Connery aveva impresso un tatuaggio, “Scotland Forever”, insieme al nome dei genitori: un modo per richiamare le sue origini e la sua terra, ancoraggio solido dinanzi alle luci abbaglianti di Hollywood. E a ben vedere Connery ci è riuscito, ha dato prova di essere prima che un grande interprete un grande uomo.

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