Straordinari, e spesso inediti, documenti conservati nella Biblioteca fondata dal cardinale Federico Borromeo testimoniano la vita, la storia, l'economia e le contese attorno ai fiumi e ai laghi lombardi fra il IX e il XII secolo. Per la prima volta esposti al pubblico in una importante rassegna, arricchita da vari reperti archeologici.

di Luca FRIGERIO

coppa terra sigillata Ambrosiana

Nella sua Storia universale, Cesare Cantù, citando lo Struvius (erudito e giurista tedesco del Settecento), afferma che «Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapeva scrivere», come del resto quasi tutti i sovrani del suo tempo. E che «forse per questo i principi avevano introdotti i monogrammi, cifre artificiose composte delle lettere del nome loro».

Sia come sia, chi ha la curiosità di vedere come sia fatta la complicata “firma” dell’imperatore germanico oggi può ammirarla dal vivo su una preziosa pergamena esposta negli spazi della Pinacoteca Ambrosiana a Milano.

Il documento, infatti, è uno dei “pezzi forti” della nuova mostra realizzata proprio dalla biblioteca fondata quattro secoli fa dal cugino di san Carlo, il cardinal Federico Borromeo, una “miniera” talmente ricca di scritti e di materiali che ancora ai nostri giorni può rivelare autentici tesori “sconosciuti”, da studiare e da indagare.

Come sta avvenendo, appunto, per lo straordinario patrimonio delle pergamene medievali, oggetto solo in questi ultimi anni di una sistematica campagna di ricerche, con risultati di grande valore storico e paleografico.

Rita Pezzola, dottore aggregato presso la Biblioteca Ambrosiana, ha concentrato in particolare i suoi studi su una serie di documenti che riguardano l’uso e il controllo di fiumi, fonti e laghi del nostro territorio, in un contesto temporale che va dal IX al XII secolo, ovvero dall’egemonia carolingia allo splendore dei liberi Comuni.

È nata così la rassegna dal titolo Acque della Lombardia medievale, che, curata anche da don Federico Gallo (direttore della Biblioteca Ambrosiana stessa), presenta per la prima volta al pubblico quattordici antiche pergamene, esposte insieme a una selezione di significativi reperti archeologici, testimonianze dell’epoca imperiale romana, longobarda e comunale, a comporre un itinerario apparentemente “breve”, ma in realtà denso di spunti e di suggestioni.

Ognuna di queste pergamene, infatti, racconta una storia degna di essere “ripercorsa”. Vicende politiche, economiche e religiose che coinvolsero regni e popoli. Ma anche episodi locali, domestici, persino, che ci aiutano a “entrare” nel quotidiano degli uomini e delle comunità dei secoli di mezzo.

Perché proprio quello dell’acqua, allora come oggi, rappresenta uno degli aspetti più importanti del vivere sociale, elemento indispensabile per la sopravvivenza, ma anche “strumento” fondamentale per moltissime attività lavorative, espressione naturale di confine, via di comunicazione e di trasporto…

In questo senso, il diploma con il monogramma di Federico I appare effettivamente di grande interesse. Redatto nel maggio del 1159, all’epoca della prima discesa in Italia del Barbarossa, il documento attesta la protezione imperiale concessa al monastero di San Carpoforo di Como, che contemplava anche il diritto di poter navigare attraverso il Lario.

La città stessa di Como e il suo vescovo, del resto, erano tra i più strenui sostenitori dell’imperatore al di qua delle Alpi. Eppure, proprio nell’area lariana, il quadro si presentava complesso, come dimostra una bolla prodotta dalla cancelleria di papa Alessandro III in quegli stessi anni, con la quale si concedeva la protezione pontificia al monastero di San Benedetto del monte Oltirone, contrastando così di fatto l’egemonia imperiale sul Lago di Como.

La zona della “contesa” tra filoimperiali e filopapali è quella strategicamente cruciale dell’Isola Comacina, che fin dai tempi degli scontri fra longobardi e bizantini era considerata la “chiave” di collegamento tra valichi alpini e pianura padana. Come rivelano, appunto, altre notevoli pergamene presentate nella mostra all’Ambrosiana.

Documenti che parlano anche di mulini, di trasporti, di pesca, di diverse attività lungo fiumi e torrenti lombardi, dal Lambro all’Adda. Ma anche di pozzi, come nella cartula datata 1116 e che riguarda la parrocchia di San Lorenzo Maggiore a Milano, nel suburbio di Porta Ticinese.

Così che vengono alla mente le parole cariche di entusiasmo di Bonvesin de la Riva, che magnificando le “meraviglie” della metropoli lombarda arrivava a proclamare che «il valore delle abbondanti e preziose acque di Milano è superiore a tutto il vino e l’acqua messi insieme di certe altre città». Esagerato!

 

La mostra, realizzata in collaborazione
con il Bacino imbrifero montano dell’Adda
e l’associazione culturale Ad Fontes,
è aperta fino al prossimo 11 novembre
nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana
a Milano (piazza Pio XI, 2).
Per le scuole sono previste apposite visite guidate
(tel. 0342.213358). Catalogo Aliter.
www.acquedellalombardiamedievale.it

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi