Il Museo adiacente alla Cappella Portinari presenta la mostra «Salvare la Memoria», a cura di Sandrina Bandera ed Elena Maria Menotti

Salvare la memoria

Dal 15 settembre al 6 novembre il Museo di Sant’Eustorgio a Milano, adiacente alla prestigiosa Cappella Portinari, capolavoro rinascimentale affrescato da Vincenzo Foppa, ospita la mostra «Salvare la Memoria», dedicata al Direttore del sito archeologico di Palmira Khaled Asaad, al prezioso, e spesso anonimo, esercito di Monuments Men che nel mondo si vota al recupero di un patrimonio di arte che è storia di tutti, e alle vittime del terremoto di Amatrice del 24 agosto, dove, oltre alle vite distrutte e ai sogni delle persone colpite, sono andati perduti anche significativi e simbolici beni artistici e architettonici.

La mostra, curata da Sandrina Bandera ed Elena Maria Menotti, presenta cinquecento fotografie originali, documenti, filmati, testimonianze dirette, pannelli didascalici, di forte impatto visivo e insieme didattico, col fine di preservare la memoria di un patrimonio d’arte e di storia appartenente a tutta l’umanità e costantemente minacciato, creando i presupposti per riflettere sul nostro vissuto e sulla responsabilità che abbiamo verso il futuro nostro e delle generazioni a venire.

La narrazione di una grande storia che, dopo il successo di pubblico al Museo Nazionale Archeologico di Mantova, si arricchisce grazie anche alla collaborazione di alcune istituzioni milanesi: il Civico Archivio Fotografico di Milano, l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Milano e l’Archivio Farabola di Vaiano Cremasco. Il pubblico potrà qui visitare la sezione dedicata alle immagini delle difese antiaeree e dei gravi danni subìti dai monumenti storici della città di Milano durante la prima e la seconda guerra mondiale.

A completamento della mostra sono presentate alcune immagini recenti della situazione drammatica che stanno vivendo la città e gli abitanti di Aleppo. Le immagini e le parole che le accompagnano provengono in gran parte dal padre francescano fr Ibrahim Alsabagh, parroco della principale parrocchia cattolica di Aleppo che insieme ai confratelli sostiene la popolazione con aiuti materiali e con una grande testimonianza di fede.

Il susseguirsi dei costanti e continui aggiornamenti sulla situazione del sisma di Amatrice non permette l’allestimento di una sezione dedicata alla recente distruzione da parte della natura e di mancanza di prevenzione da parte degli esseri umani. Verrà approntato un pannello “da campo” interattivo che ogni giorno mostrerà gli avvenimenti in cui, in un apposito spazio, i visitatori potranno lasciare testimonianze, suggestioni, ricordi.

Durante il periodo di apertura della mostra, verranno organizzati incontri con i protagonisti di vicende di salvaguardia e difesa del patrimonio artistico mondiale, perché a contrapporsi alla violenza della distruzione c’è la strenua e costante forza della memoria e della restituzione che ha a cuore l’umanità.

Il percorso espositivo

La mostra affronta argomenti più che mai attuali in ambito culturale, quali le attività di prevenzione e tutela del patrimonio storico-artistico da conflitti bellici e catastrofi naturali.

L’esposizione narra le devastazioni connesse ai terremoti, da quello dell’Emilia, al Friuli ad Assisi, a Bam, da L’Aquila sino al Nepal, senza dimenticare l’alluvione del 1966 a Firenze e l’esercito degli “Angeli del fango”.

Le distruzioni scientemente provocate dagli uomini come l’attentato all’Accademia dei Georgofili, non si sono rivelate meno catastrofiche di quelle naturali. Distruzioni ereditate da guerre del passato recuperate molto tempo dopo, come è accaduto per Vilnius, dove le distruzioni perpetrate nei secoli XVII e XVIIIsono state sanate solo dopo il 1989.

L’attenzione si focalizza quindi su Milano con le immagini delle difese antiaeree della Cappella Portinari, oltre a quelle della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, del Cenacolo, di Brera, del museo Poldi Pezzoli e del quartiere Ticinese.

Saranno inoltre ricordate le figure dello storico dell’arte Pasquale Rotondi, di Ettore Modigliani e di Guglielmo Pacchioni, direttori della Pinacoteca di Brera per la loro azione di messa in sicurezza delle grandi opere d’arte italiane; e, ancora, le vicende dell’obelisco di Axum, con le fotografie della traslazione a Roma dall’Etiopia e della sua restituzione.

Tra i troppi conflitti recenti, la mostra propone quelli in Kosovo e in Afghanistan, evidenziando gli interventi di restauro dell’Iscr e la ricostruzione del ponte di Mostar, in Bosnia-Erzegovina.

Le cronache quotidiane documentano le distruzioni in Iraq e Siria. Le immagini delle distruzioni di Palmira hanno colpito l’opinione pubblica mondiale. Da ricordare che in quell’area archeologica era attivo il progetto “Pal.M.A.I.S.” dell’Università degli Studi di Milano, così come adEbla l’Italia era presente con una propria missione archeologica. Per scelta delle curatrici, in questa sezione le immagini saranno esclusivamente “positive”: proporranno infatti le attività di ricerca archeologica svolta. Nessuna immagine di distruzione, ma un puro segnale grafico a simboleggiare la temporanea, forzata interruzione di un percorso di ricerca, recupero e valorizzazione. La mostra si avvale di filmati speciali e molto rari tra cui un’intervista all’archeologo Khaled Asaad, già direttore del museo di Palmira, trucidato dai miliziani del sedicente stato islamico (Daesh) il18 agosto 2015, quale personaggio simbolo del patrimonio artistico conservato nel suo museo e nella città siriana patrimonio Unesco dell’umanità. Il video “Palmyra: la meraviglia del deserto”, una co-produzione RAI Cultura-Vercom, è stato gentilmente concesso dagli autori Federico Fazzuoli e Elisa Greco.

Saranno anche presentati vari cortometraggi girati dal regista Cristiano Barbarossa in contesti di pericolo e testimonianza di importanti azioni di recupero. L’attenzione del visitatore viene richiamata anche su altri fenomeni presenti durante i conflitti, quali gli scavi clandestini, evidenziando i casi di Apamea, Umma e Zabalam, con l’utilizzo di foto satellitari.

Mentre scorrono le immagini della “Giornata Unesco di lutto per la distruzione dei beni culturali”, la mostra annota il farsi strada di una nuova consapevolezza. Citando, come esempio, la salvaguardia dei monumenti anche nel caso di grandi opere di ingegneria: esemplare è stato l’innalzamento dei templi di Abu Simbel per consentire l’invaso della diga di Assuan.

La mostra pone anche l’attenzione sui blueshields, il Comitato Internazionale dello Scudo Blu (Icbs) fondato nel 1996 con la missione di «lavorare per proteggere il patrimonio culturale mondiale minacciato da guerre e disastri naturali» e sull’attività davvero fondamentale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, i nostri “Caschi blu della cultura”, soprattutto in Iraq.

Le conferenze

In occasione della mostra, il Museo di Sant’Eustorgio, in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia, presenta le conferenze del giovedì 6, 13 e 20 ottobre e la giornata di studi di sabato 22 ottobre un ciclo di conferenze, dibattiti e tavole rotonde, incontri a più voci con ingresso libero moderato dalle curatrici della mostra Sandrina Bandera ed Elena Maria Menotti, per arricchire la conoscenza con le testimonianze dirette dei protagonisti, donne e uomini, che hanno operato e operano con passione ed impegno per salvare la memoria.

L’ingresso alle conferenze è gratuito, inviando una email a salvarelamemoria.mi@gmail.com per la pre-iscrizione e garantisce l’accesso libero alla mostra dalle ore 16.30 per le conferenze pomeridiane e dalle 10 alle 18 per la giornata di studi del 22 ottobre.

Il progetto

Il progetto originale “Salvare la Memoria” è un’iniziativa promossa dal Polo Museale della Lombardia, con il sostegno e la collaborazione di: Comune di Mantova, Iscr, ex-Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio di Milano e di Brescia, Iccrom, Università degli Studi di Milano, Università Iulm, Monuments Men Foundation, Palazzo Ducale-Mantova, Diocesi di Mantova, Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il patrocinio, tra gli altri, della Regione Lombardia, dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco, del Consiglio d’Europa di Venezia e del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano al quale, oggi, si affiancano la Parrocchia e il Museo di Sant’Eustorgio-Cappella Portinari con il coordinamento di Sandrina Bandera, direttore artistico del Museo, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Milano.

L’allestimento dell’edizione milanese della mostra, già elaborato nell’esposizione mantovana da Paolo Tacci, si deve a Cristina Sironi e a Camilla Masciadri. L’edizione milanese ha potuto contare sul sostegno del signor William Weiller e di Intesa Sanpaolo e di tutti i volontari che con dedizione garantiscono l’apertura del museo di Sant’Eustorgio.

Apertura al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 18

 

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