Un capolavoro raramente esposto (perché appartenente a una collezione privata) sarà oggetto di una mostra promossa dalla parrocchia di San Nicolò e dalla Comunità pastorale "Madonna del Rosario" per vivere anche attraverso la bellezza dell'arte il tempo di Avvento e di Natale.

di Luca FRIGERIO

In un angolo si vede la cesta con i panni sporchi. Sulla seggiola il lavoro di cucito appena iniziato, il gomitolo rotolato giù sul pavimento. E la finestra aperta, a fare entrare nell’intimo ambiente – a sinistra c’è l’alcova con i sottili materassi e due cuscini – l’aria frizzante di quella giornata d’inizio primavera: siamo, come vuole la tradizione, al 25 del mese di marzo. Uno scorcio di vita quotidiana, in cui irrompe il divino: come il chiarore del giorno che improvvisamente si accende della luce dorata dello Spirito Santo che discende sulla Vergine…

Questa Annunciazione a Maria è uno splendido dipinto di Jacopo Robusti, detto il “Tintoretto” perché figlio di un tintore e piccolo di statura, ma grande di genio, tanto da essere celebrato come uno dei maestri della strepitosa pittura veneziana del XVI secolo. Appartenente a una collezione privata, l’opera sarà eccezionalmente presentata al pubblico a Lecco in una mostra promossa dalla parrocchia di San Nicolò e dalla Comunità pastorale Madonna del Rosario, in collaborazione con il Comune di Lecco e con il patrocinio della diocesi di Milano. Dal prossimo 6 dicembre, infatti, e fino al 2 febbraio 2020, la tela sarà esposta nella sala della fototeca del Palazzo delle Paure: l’inaugurazione si terrà giovedì 5 dicembre, alle 18, alla vigilia della festa patronale. Un evento che appare ancora più significativo se si considera che proprio quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita dell’artista.

Un capolavoro per Lecco, insomma. Ma anche, naturalmente, per tutti coloro che visiteranno la città lariana nelle prossime settimane. «Con questa mostra – spiega monsignor Davide Milani, prevosto di Lecco – vogliamo offrire la possibilità a tutti, mediante il linguaggio universale dell’arte di riflettere e confrontarsi sul significato che origina il Natale, il suo ripetersi ogni anno, ridando a queste giornate il loro unico e insostituibile centro: il Dio fatto uomo!». Un Mistero straordinario e commovente, evocato già nel titolo di questa bella iniziativa culturale – Il Mistero nell’arte: Tintoretto rivelato – che vedrà il coinvolgimento attivo anche degli studenti lecchesi (chiamati a farsi guide e “annunciatori” dei significati più profondi dell’opera), mentre per tutta la durata della rassegna verranno proposti momenti di approfondimento artistico e di meditazione spirituale (per informazioni, orari e costi visitare il sito www.tintorettorivelato.it ).

Nulla si sa riguardo alla committenza e all’originale destinazione di questa maestosa tela (misura infatti quasi tre metri di lunghezza per 170 centimetri d’altezza), anche se si può ipotizzare una collocazione in Laguna. Le prime notizie certe, infatti, risalgono a metà del Settecento, quando questa Annunciazione apparteneva al doge Pietro Grimani, con l’attribuzione esplicita al Tintoretto. Durante il XIX secolo fu a Bergamo, nella collezione Lechi, quindi a Vienna e poi a Berlino, dove entrò a far parte della raccolta del gerarca nazista Hermann Goering; nel dopoguerra, infine, venne acquistata sul mercato antiquario da un collezionista italiano.

Per quanto riguarda la cronologia, il dipinto è collocabile tra il 1582 e il 1587, cioè negli anni della maturità di Tintoretto, quando il pittore è impegnato a concludere il ciclo della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, dove infatti è presente un’altra sua versione dell’Annunciazione che, come osserva il curatore della mostra, Giovanni Valagussa, stilisticamente appare piuttosto vicina a questa che sta per essere esposta a Lecco.

Anche se non si può escludere l’intervento della bottega (e magari del figlio Domenico), la qualità dell’opera è tale, soprattutto nella figura dell’angelo in volo e nel volto della Madonna, che la si può annoverare tra i capolavori di Jacopo Robusti, dove il Tintoretto dà ulteriore prova del suo talento. Lui che, come scrisse il Vasari tra stupore e ammirazione, fu «il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura».

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