Questa la predizione di don Serafino nel racconto fatto dal suo biografo Paolo Laini: «La penuria ci ha ridotti a segno tale che a gran stento possiamo campare la vita; ciò nulladimeno confidar dobbiamo in Dio ch’egli ci provvederà d’ogni cosa»

Don Serafini Morazzone

Nel Compendio della vita, delle virtù e prodigiose azioni di Serafino Morazzone, parroco di Chiuso scritte da Paolo Laini (Milano 1830), il biografo racconta il breve episodio della carestia del 1816 contenuto nel cap. XI che intitola “Due sue predizioni”, una quella appunto riguardante la fine della penuria, l’altra circa la sua morte, di cui il futuro beato conosceva il giorno. «Nell’anno 1816 una grandissima penuria avvenendo, afflisse al sommo i popoli. L’affettuosissimo parroco per ristorare in qualche maniera il suo amatissimo gregge ogni possibile sforzo usava, sovvenendo con cibi, con grano, con denaro, o con altri possibili refrigeri; ma la carestia, andando sempre più crescendo si era anch’egli medesimo ridotto a segno tale che non poteva mantenere più in vita non solo gli altri, ma neppure se stesso. Tuttavia, confidando mai sempre nella provvidenza di Dio, poté al principio del nuovo anno, consolare il suo costernato gregge, così spiegandosi in un pubblico suo sermone. “Già la penuria ci ha ridotti a segno tale che a gran stento possiamo campare la vita; ciò nulladimeno confidar dobbiamo in Dio ch’egli ci provvederà d’ogni cosa. A tal motivo pel nuovo anno presceglieremo san Gaetano per nostro protettore universale che egli appunto c’insegna a confidare nella Provvidenza e speriamo nel suo patrocinio che vi assicuro che nel principiare del nuovo anno la penuria anderà sempre venendo meno, finché abbracciato ci abbia l’abbondanza ed ubertà d’ogni cosa». Così disse e così si verificò con non poca meraviglia e gioia ad un tempo di tutti […]».

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