La testimonianza del missionario nelle parole dei suoi “Amici”

de Gli “Amici di padre Clemente”

Da decenni la Chiesa in Myanmar cammina con le sue forze con i sacerdoti e le religiose locali. Molti di loro sono il frutto della testimonianza di padre Clemente Vismara, che aveva un particolare carisma e intuizione verso quei giovani che avrebbero potuto seguire le sue orme e continuare l’opera di evangelizzazione. Due mesi prima di morire, nell’ultima lettera alla "sua" Agrate diceva: «Preti, a nome Clemente, siamo in quattro. Io sono di Agrate, gli altri tre di tribù Akhà. Qui con me ho suor Clementina, suor Giuseppina, ecc. Del tutto non sto bene. La prima mia casa era di fango e tetto di paglia. In veranda avevo tre cavalli: uno da sella e due da porto. E giravo, giravo il mondo facendo da medico, distribuendo Chinino e facendo iniezioni, ecc. La gente non sapeva chi ero io, io non sapevo chi erano loro. Ma, col tempo, finimmo per conoscerci e perfino volerci bene, bene. Da anni non è più permesso a missionari stranieri di entrare e vivere in Birmania. Ma ora i preti indigeni sono 12 e fanno bene, meglio di noi».
Clemente "da lassù" sarà certamente felice di sapere che oggi la sua diocesi di adozione ha decine di vocazioni e che alcuni dei 42 villaggi, che erano sotto la sua cura, sono diventati parrocchie per l’aumento di conversioni. Sarà felice di sapere che a 23 anni dalla sua morte è ricordato e amato anche dalle nuove generazioni. È quanto emerge dalle varie lettere che riceviamo da comunità e villaggi con i quali il nostro piccolo gruppo di laici «Amici di padre Clemente» (attori e promotori della Causa di canonizzazione) è sempre rimasto in contatto. Un rapporto epistolare mai interrotto attraverso la fraternità reciproca, l’aiuto concreto alle missioni di padre Clemente e il sostegno agli studi di giovani seminaristi birmani. Tutto questo rappresenta una fonte di arricchimento per noi, Chiesa di antica data, e per la giovane Chiesa del Myanmar con la quale condivideremo la gioia dell’evento della beatificazione il prossimo 26 giugno. Attendiamo, infatti, un numeroso gruppo di sacerdoti e alcuni fedeli laici, accompagnati dal vescovo Peter Louis Caku e dal vescovo emerito di Kyangtong mons. Abramo Than, principale artefice della Causa di canonizzazione.

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