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Redazione Diocesi

La Chiesa di Milano si gloria di gran numero di Vescovi Santi, tra i quali ricordiamo – nel secolo appena trascorso – il beato Cardinale Ferrari e il beato Cardinale Schuster.

In questa schiera, due Pastori emergono con particolare evidenza: sant’Ambrogio e san Carlo.
Del primo è tale la statura e l’opera per cui ancor oggi – a partire dalla nostra tradizione liturgica – amiamo dirci «ambrosiani»; il secondo, san Carlo Borromeo, ha lasciato una tale impronta nella vita della nostra Chiesa, da essere associato a sant’Ambrogio come protettore principale della Diocesi.
Ne celebreremo la festa il 4 Novembre prossimo: lo vogliamo perciò ricordare in modo particolare.

Chiamato a Roma dallo zio materno papa Pio IV, venne eletto Cardinale appena ventiduenne e gli fu assegnata come «titolo cardinalizio » la Basilica di santa Prassede (presso santa Maria Maggiore).
In quella bella chiesa, purtroppo poco conosciuta, si conserva ancora la tavola alla quale sedevano i poveri, mentre il Cardinal Nepote (il nostro san Carlo) li serviva con amoroso impegno.

In una corte fastosa, pullulante di personaggi ambiziosi, era già questo un segno delle scelte e dello stile che avrebbero animato il suo ministero episcopale.
Per ben quattro anni si dedicò con zelo ed energia alla conclusione del grande Concilio di Trento, terminato il quale si recò a Milano, fermamente determinato a metterne in pratica le linee pastorali.

La nostra Chiesa, dopo secoli, ritrovava un Pastore secondo il cuore di Cristo: san Carlo voleva aiutare il popolo di Dio, a lui affidato, a ritrovare forza e freschezza nella fede, impegno di vita cristiana, autentica carità. Infaticabile, percorse per ben tre volte la vastissima Diocesi (allora più di oggi), arrivando anche nelle parrocchie più lontane e quasi inaccessibili.

Dovunque, anche nelle chiesette più sperdute, è facile trovare una lapide che ricorda il passaggio del Santo Vescovo.
Particolarmente grande fu la sua carità pastorale durante la terribile peste, che infierì nella nostra città e nel contado dall’Agosto 1576 al Gennaio 1578.
San Carlo non volle lasciare la città, si recò anzi di persona al Lazzaretto e nelle miserabili capanne che lo attorniavano per confortare gli appestati e per portare loro i Sacramenti.

Per sostenersi in questa intensa attività sentiva un grande bisogno di pregare.
In particolare, almeno una volta l’anno si recava a Varallo, sul Sacro Monte, dove per alcuni giorni (e anche notti…) meditava la Passione di Cristo tra preghiere e lacrime.
Proprio a Varallo, il 22 Ottobre 1584, lo colse la violenta febbre che lo avrebbe portato alla morte la sera del 3 Novembre 1584.

Subito acclamato santo dal popolo, vennero attribuiti alla sua intercessione non pochi eventi miracolosi, il 4 Novembre 1602 veniva proclamato Beato
.
Per illustrare gli episodi più importanti della vita del Santo Pastore, la Veneranda Fabbrica del Duomo affidò ai migliori pittori lombardi disponibili – tra cui il Cerano e il Duchino – la realizzazione dei primi venti «quadroni» (dipinti tra il 1602 e il 1610), ai quali, in occasione della canonizzazione (avvenuta il 1° Novembre 1610), ne vennero aggiunti degli altri, poco più piccoli, che narrano i miracoli del Santo.

Ricordare la vita e le opere di san Carlo, significa riscoprire, oltre che i tesori di fede e di arte racchiusi nel nostro Duomo, anche la centralità e la singolarità proprie della Cattedrale da lui consacrata il 20 Ottobre 1577 e che, oltre alle sue spoglie mortali, ne conserva e ancora ne rivela i «lineamenti» dell’instancabile azione pastorale.

Riscoprire san Carlo significa quindi riproporre – per tutte le parrocchie della diocesi – l’importanza del legame e del pellegrinaggio alla chiesa Cattedrale, non solo per le sue innumerevoli testimonianze artistiche, quanto piuttosto per il cammino di fede di ogni singolo credente che – nella Cattedrale, chiesa madre della diocesi – è chiamato a riconoscere un segno della propria storia di fede.

Conoscere la vita e le opere di san Carlo diventa pertanto un momento privilegiato per riscoprire le radici della propria fede, del proprio cammino di credente, come singolo e come comunità.

Significa in un certo senso quasi «toccare con mano», «attingere alle sorgenti» della nostra esperienza cristiana, riassunta e descritta nella Cattedrale, che – come poeticamente canta la liturgia – è immagine della Chiesa viva formata dai credenti ed «elevata alla dignità di Sposa e di Regina».

Conoscere san Carlo per conoscere e amare la Cattedrale, secondo il suo esempio e il suo desiderio. Conoscere san Carlo, ripresentarlo come modello ancora oggi attuale, non solo per i pastori della Chiesa, ma per ogni cristiano che sinceramente cerca, con il cuore e con la vita, l’unico, universale e necessario Salvatore del mondo.

Riscoprire san Carlo quale via per ritrovare il senso più vero del nostro essere Chiesa, Chiesa di Milano, chiamata a rinnovare il proprio volto missionario, a partire dalla centralità del «Giorno del Signore», quale esigenza fondante ed irrinunciabile di ogni credente e di ogni comunità.
mons. Renzo Marzorati

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