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Redazione Diocesi

A chi crede che lo scontro di civiltà sia inevitabile, a chi crede che il nome di Dio possa essere usato per fare la guerra, uomini e donne di religioni diverse rispondono coltivando l’arte del dialogo e invocando nella preghiera il dono della pace.

Era questa l’intuizione di Giovanni Paolo II quando ad Assisi, nel 1986, invitò i leader delle grandi religioni mondiali a pregare gli uni accanto agli altri per chiedere dall’alto il “grande dono della pace ”.

Era una intuizione che si era forgiata nel dolore della Seconda Guerra Mondiale, nell’orrore della Shoah, nella lotta non violenta, spirituale e morale al totalitarismo sovietico, nel Concilio Vaticano II.

Una intuizione radicata nel profondo del XX secolo, che si è appena chiuso. Molti avevano anticipato la “fine del cristianesimo” e delle religioni.
La fine del XX secolo, invece, si è chiusa sotto il segno della globalizzazione e delle religioni. È ciò che Gilles Kepel ha chiamato “la rivincita di Dio”.

Già la Dichiarazione Nostra Aetate aveva sottolineato l’interdipendenza tra i popoli, la crescita del pluralismo religioso e il “comune destino” dell’umanità.
Nel mondo globalizzato, le grandi religioni mondiali sono tornate a essere un fattore rilevante sulla scena internazionale oltre che nella vita quotidiana.

A volte sono state usate, come in passato, per sostenere conflitti con altre radici. Ma sono anche diventate, in maniera inedita, un fattore di ricomposizione e di dialogo.
Con il Concilio Vaticano II si è infatti innescato un cambiamento radicale nel rapporto tra le grandi religioni monoteistiche, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, per iniziativa della Chiesa cattolica.

Ne è seguita la stagione del disgelo e degli entusiasmi del dialogo, sia ecumenico che interreligioso, fino alla stagione del “disincanto”.
La seconda fase del dialogo interreligioso, con l’incontro mondiale di dialogo di Assisi non è rimasta un unicum.

Per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e la risposta di leader religiosi (e laici) in molte parti del mondo ne è nato un movimento mondiale che ha attraversato molte capitali europee e ha creato una consuetudine all’incontro proprio mentre sono scoppiati nuovi conflitti, dai Balcani al Medio Oriente, ai grandi Laghi in Africa, e mentre si diffondeva il fondamentalismo nelle principali espressioni religiose del pianeta.

Oggi, questa onda di dialogo tra uomini di religione e esponenti della cultura laica per affrontare con onestà, insieme, le grandi domande del nostro tempo, torna a Milano, dopo il precedente incontro del 1993.

L’appuntamento è per il prossimo 5-7 settembre, il titolo è già una sfida: “Religioni e culture si incontrano: il coraggio di un nuovo umanesimo”.
Più di trecento leader delle grandi tradizioni religiose mondiali, cardinali, muftì, rabbini, grandi anime della tradizione buddista, induista, shintoista, credenti e testimoni laici si sono dati appuntamento su invito della Comunità di Sant’Egidio e dell’Arcivescovo di Milano, card.Tettamanzi, per resistere alla tentazione della contrapposizione, dello “scontro tra le civiltà”, convinti della grande necessità di reinventare la pace e la coabitazione in un mondo che è più complicato di ieri. Molto è cambiato, infatti, in questi anni, da Milano (1993) a Milano (2004).

Le personalità presenti da tutto il mondo, insieme a milanesi e lombardi, faranno del Meeting Internazionale il crocevia della coscienza del mondo: fianco a fianco ai cardinali Kasper, Moussa Daoud, ai vescovi lombardi, ci saranno il nuovo rabbino capo di Israele Metzger, esponenti dell’Islam – dalla Turchia al Marocco, dall’Africa all’Indonesia – il patriarca ortodosso di Antiochia Hazim, i responsabili delle maggiori chiese protestanti, testimoni della società civile.

Nel cuore dell’economia europea non potranno mancare importanti incontri e dibattiti aperti a tutti sulla globalizzazione e sulla finanza solidale, sul ruolo della nuova Europa nello scenario mondiale, ma anche sulle domande che vengono dal Sud del mondo.
Ci si ritroverà per dialogare, per immaginare la pace, per togliere spazio agli estremisti che vorrebbero un mondo permanentemente in guerra e schiavo della paura e dell’odio, sotto la minaccia del terrorismo.
Mario Marazziti

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