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Redazione Diocesi

Il grande problema del cristianesimo contemporaneo è quello del rapporto con le differenze, ma anche quello della sua identità (…).

La grande sfida del cristianesimo contemporaneo è vivere nella pluralità religiosa. Ma questo comporta l’annullamento delle differenze e la perdita di una consapevolezza radicata del messaggio di cui si è portatori?

D’altra parte il rischio di una riaffermazione esclusiva del proprio messaggio è contrapporsi a un mondo al plurale, estraniandosi in profondità dal dialogo (..)

La realtà è che nel mondo cristiano, come in quello della Chiesa cattolica, il rapporto con le altre religioni del mondo è divenuto una dimensione ineludibile. Lo è sui grandi scenari del mondo, ma lo diviene anche nel microcosmo del vissuto.

Il che è molto nuovo. L’incontro tra leader cristiani e leader delle altre religioni ad Assisi nel 1986, voluto da papa Giovanni Paolo II pur tra le perplessità di alcuni responsabili cattolici, ha tracciato un’immagine eloquente del rapporto tra identità e differenza: religioni capaci di pregare l’una accanto all’altra, non più l’una contro l’altra, nella dimensione della pace come fatto intimo del credente e realtà tra i popoli.

Questa visione universalistica, al tramonto della guerra fredda e all’alba di una nuova stagione di nazionalismi e fondamentalismi, è un punto d’arrivo della Chiesa del Concilio Vaticano II e di tutti i pionieri, ma anche una prospettiva.

(da A. Riccardi, Dio non ha paura. La forza del Vangelo in un mondo che cambia, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 2003)

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