Nella “Giornata della Riconoscenza” il presidente della Provincia Guido Podestà ha consegnato la medaglia d’oro a don Antonio Novazzi per i 50 anni di impegno della diocesi al Mtendere Mission Hospital in Zambia

di Luisa BOVE

Mtendere mission hospital

Un ponte tra Milano e l’Africa che dura nel tempo. Alla “Giornata della Riconoscenza” che si è svolta lunedì scorso in Provincia, il presidente Guido Podestà ha infatti consegnato anche a don Antonio Novazzi, responsabile della Pastorale missionaria della Diocesi, il Premio Isimbardi per l’ospedale di Chirundu. La medaglia d’oro era accompagnata da una pergamena che riportava la seguente motivazione: «Costruito cinquanta anni fa dai milanesi come struttura sanitaria di supporto agli operai impegnati nella costruzione della diga di Kariba, l’ospedale di Chirundu ha, da allora, continuato a servire il territorio della Repubblica dello Zambia con il sostegno costante e diretto dell’Arcidiocesi di Milano. A partire da quella felice iniziativa di cittadini milanesi, l’ospedale, in tutti questi anni, ha salvato migliaia di vite umane. In particolare, è di primo piano il programma di lotta contro il virus Hiv. Il servizio di qualità eccellente rivolto alla popolazione e la presenza di personale preparato e qualificato fanno dell’ospedale di Chirundu una struttura efficiente e affidabile dove, ancora oggi, viene ricordata e riconosciuta la generosità dei milanesi».
«Questo premio è un’occasione per la diocesi di Milano di far conoscere il progetto di solidarietà e di attenzione alle persone in terra zambiana grazie all’ospedale di Chirundu», dice don Novazzi. Il riconoscimento pubblico conferma da una parte «l’impegno di 50 anni e una presenza significativa che dura nel tempo» e dall’altra, «la generosità della società civile milanese e della Chiesa ambrosiana in particolare».
«Gli stessi zambiani», dice il premiato, «hanno visto l’attenzione che la Chiesa di Milano ha avuto nei loro confronti; quando i progetti hanno continuità dicono anche una serietà. Questa presenza è apprezzata anche da tutte le persone che in questi anni e ancora adesso si interessano all’ospedale: donando medicine, aiutando concretamente con l’invio di qualche medico, realizzando iniziative per raccogliere fondi che permettono l’acquisto di macchinari».
Ma non è tutto. «Come ufficio missionario riceviamo diverse richieste di giovani laureati in medicina che vogliono fare uno stage di qualche mese a Chirundu per fare esperienza e conoscere come si opera negli ospedali nel Sud del mondo. E questa diventa una ricchezza per entrambi».
Alla premiazione, spiega don Novazzi, «era presente anche l’Arcivescovo Tettamanzi che ha detto di essere molto contento di partecipare alla Giornata della Riconoscenza, perché ha visto gente anche semplice che ha ritirato il premio a titolo personale o di associazioni che lavorano in Italia o nel mondo. Sono un segno di umiltà anche se fanno cose grandi a servizio della comunità».

Cronaca
La premiazione

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