Il pellegrinaggio della parrocchia Maria Madre della Chiesa per seguire la beatificazione di Giovanni Paolo II nel racconto del vicario, don Graziano Gianola

di Stefania CECCHETTI

Giovanni Paolo II

Erano in 25, tra adolescenti e giovani, i ragazzi della parrocchia Maria Madre della Chiesa di Buccinasco che sono partiti alla volta di Roma per seguire personalmente la beatificazione di Giovanni Paolo II. Un bel gruppo, di cui il vicario parrocchiale, don Graziano Gianola, va giustamente fiero.
Gli abbiamo chiesto qualche impressione del viaggio e lui ha scelto di rispondere citando le frasi stesse dei “suoi” ragazzi. Come Igor, 17 anni, che ha commentato così, sulla strada del ritorno a casa: «Don, ma quanta gente può muovere un santo!». Un’affermazione che, secondo don Graziano, riassume bene il senso della partecipazione a un evento del genere: «Sono momenti importantissimi – spiega -, per fare un’esperienza di Chiesa, per cogliere che quello che vivi nella tua comunità in realtà è universale». Concetto non proprio scontato per un ragazzo di vent’anni.
L’effetto “Giovannni Paolo II” si è riverberato anche su chi è rimasto a casa: «Un ragazzo di terza media – racconta ancora don Graziano – mi ha mandato un messaggio, dicendomi: “Don, in questo momento faccio fatica a pregare Gesù, ma portami con te a Roma, perché Giovanni Paolo II era un grande”. Guardare ai santi significa ritrovare l’entusiasmo su Gesù. Ci è voluto un ragazzino, che tra l’altro non era presente, per dirlo esplicitamente. Ma lo stesso sentimento ho potuto leggerlo sul volto dei giovani presenti, letteralmente catalizzati dall’immagine di Wojtyla sullo stendardo».
La comunità di Buccinasco aveva anche un motivo tutto particolare per seguire intensamente la beatificazione del Papa sofferente. Negli ultimi tre anni la parrocchia ha vissuto la morte per malattia di ben tre ragazzi, due di terza media e uno di 18 anni. Racconta don Graziano: «Durante la veglia con i giovani del sabato sera Navarro Valls ha detto che Giovanni Paolo II, con la sua malattia, ha ridato dignità alla morte, mostrando come si muore da cristiani. Questa frase ha fatto pensare molto i miei ragazzi, che hanno vissuto da poco l’esperienza della perdita di un amico e che hanno quindi una domanda molto forte sulla morte».
Insomma, secondo Don Graziano il viaggio a Roma ha dato una bella scossa alle vite dei ragazzi che vi hanno partecipato: «Scendere dal “tapis-roulant” della quotidianità, piena di impegni che non danno tregua, per fermarsi ad ascoltare un santo, ti aiuta a mettere ordine anche nella tua vita. Una cosa importante per un giovane che sta prendendo decisioni importanti per il suo futuro. Perché , in fondo, la santità è a portata di tutti».

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