Le origini e le caratteristiche della Comunità pastorale di San Cristoforo

di Marco MONTEMARTINI
Membro del Consiglio pastorale della Comunità pastorale San Cristoforo di Gallarate

È dedicata a San Cristoforo ed è la prima Comunità pastorale della città di Gallarate. Sebbene preparato con un cammino di alcuni anni, l’avvio ha creato un certo smarrimento nei fedeli per il cambiamento di abitudini consolidate. L’alternarsi dei sacerdoti alle celebrazioni, il fatto di avere un solo parroco per tre parrocchie, solo per citare alcuni esempi, hanno provocato un po’ di scompiglio tra quanti non hanno capito e forse ancora oggi faticano a capire la ricchezza e l’importanza di questa esperienza, arroccandosi nel proprio campanilismo.
Quanti invece hanno accettato la novità, accogliendola e sforzandosi di viverla in pienezza, si sentono quasi dei “privilegiati” per aver colto la grande occasione di contribuire concretamente a costruire la Chiesa del domani. Una Chiesa fatta di condivisione di fede, di esperienze, di tradizioni, di culture e, perché no, anche di beni materiali. L’essere una Comunità infatti, ha permesso di ampliare le occasioni di formazione (si pensi alle catechesi per le varie fasce d’età compresi adulti e terza età, ai gruppi biblici, ai centri di ascolto, ai quaresimali), le occasioni di condivisione personale (si pensi ai gruppi famiglie, ai cammini per i bambini da 0 a 3 anni e a quelli da 3 a 6 anni, alle vacanze estive, ai gruppi adolescenti e giovani), le occasioni di carità (si pensi alla “Casa della carità”, al “Ristoro del buon samaritano”, al centro di ascolto), le occasioni di riflettere in modo diverso sull’utilizzo delle strutture e dei beni delle diverse parrocchie. L’essere una Comunità ha permesso di crescere nella conoscenza della Parola – anche la semplice alternanza dei sacerdoti alle celebrazioni è una grande ricchezza – e nella fede, ha spinto a rimettersi in discussione, a superare vecchi pregiudizi, e cercare di discernere veramente la volontà del Padre nelle vicende di ogni giorno.
L’aspetto sul quale tutti insieme si deve ancora lavorare è sul ruolo dei laici: infatti, la chiesa di domani dovrà essere sempre meno legata, anche per ragioni pratiche, alla “onnipresenza” dei sacerdoti. Questo richiede uno sforzo per tutti. Per i laici impegnati che devono essere autentici testimoni del Vangelo, generosi, preparati e autorevoli. Per l’assemblea dei fedeli che deve accettare, in alcuni momenti della vita parrocchiale, figure alternative a quella del sacerdote (per esempio un incontro dei genitori con la catechista deve essere considerato importante e di qualità anche senza la presenza del parroco). Per i sacerdoti che dopo aver aiutato i laici a crescere devono lasciarli camminare con le proprie gambe.

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