4950 - per_appuntamenti
Redazione Diocesi

Essere “sentinelle della pace” comporta che non ci si limiti a “parlare” di pace, ma che ci si impegni a “fare” opere di pace .

Il “sì” alla pace e il “no” a tutto ciò che la inquina o la rende impossibile investe la vita concreta di tutti e di ciascuno in ogni atteggiamento e in ogni comportamento. La pace non può essere solo proclamata o gridata; la pace va fatta!
Va fatta in casa, nella scuola, sul lavoro, in ogni ambiente della vita sociale, a livello politico, in ambito nazionale e in quello internazionale. Va fatta da tutti, nessuno escluso.

Essa è, certamente, opera e dovere dei responsabili delle sorti dei popoli e della nazioni: in una convivenza democratica questi devono essere costantemente sollecitati e spinti, con ogni legittima iniziativa anche di pressione da parte dell’opinione pubblica, a volere davvero la pace e a cercare tutte le strade possibili per risolvere i conflitti e per superare le ingiustizie con la “forza della ragione” e non con le “ragioni della forza”, ossia con le armi.

Ma la pace è anche opera di ciascuno di noi!
È dunque la coscienza personale, personalissima di ciascuno di noi che ci deve “inquietare” – sì, il termine è da prendersi con la massima serietà – nella nostra insopprimibile individualità.

Essere “sentinelle della pace” significa, allora, farsi instancabili “operatori di pace”, essere generosi, costanti, audaci e fiduciosi “seminatori di gesti quotidiani di pace”. Nessuno dica: “Tocca ai grandi della terra! Noi non possiamo fare niente!

Il nostro apporto è del tutto insignificante e ininfluente!”. No, tocca anche a noi! La pace dipende anche da ciascuno di noi, è anche opera nostra, perché non c’è persona – piccola o grande, ricca o povera, semplice o dotta – che non sia in grado di porre nella storia, giorno dopo giorno, innumerevoli “gesti di pace” fatti di sincerità, di attenzione, di accoglienza, di amicizia, di cura, di impegno, di generosità, di stima per l’altro, di apertura, di sopportazione, di perdono, di amore

Dall’intervento del cardinal Tettamanzi al Convegno diocesano "Pacem in Terris", 16 marzo 2003

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi