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Redazione Diocesi

«Non sarò a Roma per la beatificazione, non ce la faccio », dice sereno mons. Angelo Recalcati, classe 1908, postulatore della Causa di beatificazione a Milano di don Luigi Talamoni e collaboratore di padre Fasola (Barnabita) per il processo a Roma.
Accetta volentieri un’intervista e mi accoglie nella sua stanza del Palazzolo, dove ormai è di casa. Ha già tirato fuori carte e libri sul futuro santo, di cui tiene un’immagine sul comodino.

Non sa dire esattamente quando ha incontrato la prima volta il prete monzese, anche perché in città tutti lo conoscevano. Ricorda bene però quando da ragazzo la sera serviva messa a don Luigi nella parrocchia di San Gerardo .
La mattina presto il prete celebrava per gli operai – sorgevano infatti allora le prime fabbriche – e a mezzogiorno le donne portavano il pranzo per i loro mariti.

«Io lo vedevo, per me era un santo», dice oggi il postulatore, «ricordo la gente che andava a confessarsi da lui, in Duomo passava molto tempo».

Intanto il giovane Angelo Recalcati diventa ragioniere e per tre anni lavora alla Cassa di risparmio, prima a Milano e poi a Monza. È lì che a 19 anni, dopo l’ufficio inizia a bazzicare in Seminario, ma solo per imparare il latino. Poi decide di diventare prete e passa agli studi teologici frequentando corso Venezia a Milano (la sede di Venegono non esisteva ancora, ndr).

Quasi vent’anni dopo l’ordinazione sacerdotale, il cardinal Schuster gli chiede di raccogliere la documentazione necessaria per “introdurre” la Causa di beatificazione di mons. Talamoni.

«Andavo spesso a Roma dove facevo migliaia di fotocopie», spiega oggi Recalcati, «a volte stavo dai Barnabiti settimane intere e per anni sono andato a dormire il giorno dopo. Era una Causa difficilissima. C’erano i socialisti, i massoni, gli anticlericali, le lotte di classe… ».

Quando ha iniziato a raccogliere materiale sul futuro beato, le testimonianze erano tantissime, tutti a Monza avevano da raccontare qualcosa, tanto che il postulatore, oltre alla Positio, ha potuto scrivere anche un volume di 700 pagine.
Me lo mostra soddisfatto, quasi incredulo del suo operato, e legge qua e là brevi stralci sulla figura di Talamoni riportati da testimoni, credenti e laici.

«Era il prete di tutti, stimato da tutti, amato da tutti», dice il postulatore quasi centenario, «ascoltava tutti, aveva rispetto per tutti, difendeva tutti. Era un uomo di Dio. Dove c’era una necessità, lui era presente. L’hanno visto una sera fuori dal Seminario con un materasso in spalla: andava a portarlo a una donna che ne aveva bisogno. Quando c’era un ammalato lo chiamavano e lui andava, anche di notte».

La disponibilità e l’attenzione per la sua gente, ha spinto Talamoni a occuparsi anche di politica. «È stato uno dei primi a operare in questo campo – ammette mons. Recalcati – poi c’è stato anche don Sturzo».

E aggiunge: «Don Luigi ha spinto i cristiani a non essere avversari nella nuova Italia, ma a portare alla vita nazionale, politica e civile, lo spirito cristiano e il senso di giustizia. I preti di oggi devono conoscere la vita di quest’uomo, la sua instancabile carità verso tutti. Le sue prediche non erano fatte di parole, ma di esempio».
Luisa Bove

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