Il cardinale Tettamanzi visita i detenuti del Centro clinico e le recluse del Reparto femminile davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, la stessa ai tempi di suor Enrichetta

di Luisa BOVE

Le donne in preghiera con la miracolata

Il tempo scorre veloce e mentre le detenute del Reparto femminile sono in attesa anche loro della visita del cardinale Dionigi Tettamanzi, è in programma anche una tappa al Centro clinico, dove insieme al personale medico lavorano come infermiere due suore della Carità. Anche qui parole di conforto e di incoraggiamento, una preghiera insieme e la benedizione, cui segue la distribuzione della reliquia di suor Enrichetta anche ai detenuti ammalati.
L’incontro con le donne non si svolge nella chiesa che sarà dedicata alla nuova beata e che è chiusa da un anno per seri danni strutturali. Ma grazie ad alcuni detenuti che hanno riparato il tetto, ha ricordato don Alberto, la speranza è che possa presto essere riutilizzata, anche se occorrono altri finanziamenti per ultimare i lavori. Intanto, grazie al direttore Manzelli, nel cortile interno al carcere viene ora utilizzato un “angolo dell’affettività” in mezzo al verde, riservato ai colloqui con i parenti e i figli piccoli, c’è anche un’altalena e dei giochi all’aperto, una panchina e tavolini da giardino.
A due passi c’è una piccola Grotta della Madonna di Lourdes (anch’essa restituita alle donne) dove andava a pregare suor Enrichetta insieme alle detenute. Ed è proprio qui che Tettamanzi è atteso. Anna parla a nome di tutte e gli rivolge parole di affetto, poi ricorda la figura di suor Enrchetta che si prese cura delle donne, delle madri, delle detenute rivoltose e più ostili. «Suor Enrichetta donò molto, ma ricevette anche molto dalle detenute di San Vittore», assicura.
Il cardinale è davvero commosso, conosce le sofferenze delle donne, che lasciano a casa figli e affetti, «ma anche qui», dice, «è possibile fare del bene, nel rispetto pieno della vostra dignità». Ha le lacrime agli occhi anche Stefania Copelli, la miracolata per intercessione di suor Enrichetta Alfieri, che continuerà a pregare la beata «perché tutti abbiamo bisogno anche di grazie più piccole delle mie».
Le detenute regalano al cardinal Tettamanzi uno scritto storico dove è riportato il nome di suor Enrichetta Alfieri, il suo numero di matricola e le date di ingresso e di uscita da San Vittore quando è stata incarcerata.
Prima di lasciare piazza Filangieri, un ultimo gesto segna la presenza della nuova beata. Un’altra targa viene scoperta nell’androne di ingresso al carcere su cui si legge: “Passò come un angelo pianse come una mamma nel tacito eroismo di ogni dì. Veramente e sempre Suora della Carità”. Sono le parole che mons. Carlo dell’Acqua, allora parroco di San Vittore, affisse alle porte della chiesa il giorno del funerale di suor Enrichetta.

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