Suor Enrichetta Alfieri, don Serafino Morazzone e padre Clemente Vismara elevati alla gloria degli altari nel corso della celebrazione presieduta dall’Arcivescovo in piazza Duomo, alla presenza di circa 8 mila fedeli. Nelle parole del cardinale Tettamanzi, dal loro esempio un messaggio per tutti: «Siamo costituiti per formare l’unico Corpo di Cristo»

di Mauro COLOMBO

Vismara

È il momento più atteso dai fedeli di Chiuso e di Agrate Brianza, dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret e dai Padri del Pime, da alcuni detenuti e agenti di polizia penitenziaria del carcere di San Vittore e da una delegazione del Myanmar, giunti in rappresentanza delle rispettive comunità: salutati da un lungo e caloroso applauso, sulla facciata del Duomo si liberano alla vista i ritratti di suor Enrichetta Alfieri, don Serafino Morazzone e padre Clemente Vismara, che la Chiesa da oggi eleva alla gloria degli altari, avendone riconosciuto l’esemplarità della fede e delle virtù.
“L’Angelo di San Vittore”, “il buon Curato di Chiuso” e “il Patriarca della Birmania” sono stati proclamati Beati stamane, in piazza Duomo, nel corso della celebrazione presieduta dall’Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e dal cardinale Angelo Amato – prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e delegato del Papa – e concelebrata da oltre 300 tra vescovi e sacerdoti.
Sul sagrato numerose autorità e circa 8 mila fedeli (a cui vanno aggiunti quanti hanno assistito alla celebrazione in diretta grazie alla tv, alla radio e al web) tra cui, naturalmente, le persone più legate al ricordo e all’eredità spirituale dei tre Beati: i “miracolati” Stefania Coppelli e Joseph Tajasoe; le Suore della Carità, consorelle della Beata Enrichetta, ancora oggi quotidianamente impegnate nel carcere di San Vittore, da cui sono arrivati alcuni detenuti in permesso speciale; i fedeli della Comunità pastorale di Maggianico-Chiuso, testimoni della secolare devozione per il Beato Serafino; quelli della Comunità pastorale di Agrate Brianza, che hanno articolato un intero anno di iniziative dedicate al Beato Clemente, i suoi confratelli del Pime e i cattolici birmani, che grazie a lui hanno conosciuto il Vangelo (alla ricostruzione di alcune strutture della missione fondata da Vismara, distrutte da un recente terremoto, saranno tra l’altro devolute le offerte raccolte durante la celebrazione).

Le parole dell’Arcivescovo

Dopo la fase introduttiva – caratterizzata dalla lettura di testi dei Beati e di testimonianze sulle loro figure, da canti e preghiere – è il cardinale Amato, rispondendo alla domanda rivoltagli dal responsabile del Servizio diocesano Cause dei santi monsignor Ennio Apeciti, a leggere in latino la formula del rito di beatificazione. Il Prefetto indica anche le date delle feste liturgiche dei tre nuovi Beati: il 9 maggio per don Serafino, il 15 giugno per padre Clemente e il 23 novembre per suor Enrichetta. Successivamente le reliquie dei Beati vengono portate all’altare.
Nella sua omelia il cardinale Tettamanzi, nella festa del Corpus Domini, ricorda «la profonda relazione» tra i tre Beati e l’Eucaristia che, «amata, celebrata e vissuta ogni giorno, risplende in tutta la sua forza nel loro cammino di santità». Tutti e tre «intuivano in profondità che sull’altare è deposto il mistero del Corpo di Cristo le cui membra siamo tutti noi». L’“Amen” da loro pronunciato «coincide con l’offerta senza riserve della loro vita, messa a totale disposizione degli altri nella varietà e diversità delle vocazioni e delle responsabilità ricevute dall’unico Spirito»: per don Serafino «la parrocchia di Chiuso era tutto: corpo e vita», suor Enrichetta «condivise con le detenute la dura vita del carcere in fedeltà al carisma delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret»; padre Clemente «sentì come sue stesse membra le famiglie che gli chiedevano il dono del Battesimo per condividere la fede nell’unico Dio e poi i tantissimi bambini che gli erano affidati perché li salvasse». Ecco quindi «il messaggio sempre attuale che ci viene dai tre beati: siamo costituiti per formare l’unico Corpo di Cristo, siamo nutriti e santificati dall’Eucaristia, perché “una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra”».

Il saluto del Papa

Anche il cardinale Amato, nella parte conclusiva della celebrazione, rivolge un suo messaggio all’assemblea. «Campioni della santità – così chiama i Beati -, presenze vive da ammirare e imitare». E ancora: «Sono riflessi della bontà di Dio, frutti maturi della civiltà dell’amore», che «non esibiscono in modo sguaiato», ma «esercitano nell’oscurità e nell’umiltà». La loro «è una lezione di vita da riscoprire da parte di tutti noi».
Al termine della messa, grazie ai maxischermi montati in piazza Duomo, i presenti ascoltano il saluto di Benedetto XVI, collegato da Roma in occasione dell’Angelus: «Anche oggi ho la gioia di annunciare la proclamazione di alcuni nuovi beati», tra i quali don Serafino «parroco esemplare», padre Clemente «eroico missionario» e suor Enrichetta «angelo del carcere». «Lodiamo il Signore per questi luminosi testimoni del Vangelo», ha concluso Benedetto XVI.
La devozione della Chiesa ambrosiana nei confronti dei tre nuovi Beati si esprimerà già domani, nelle messe di ringraziamento in programma nelle rispettive comunità: per la Beata Enrichetta alle 10, all’Istituto delle Suore della Carità (via del Caravaggio 10, Milano), col Vicario generale monsignor Carlo Redaelli; per il Beato Serafino alle 20.30, nella chiesa parrocchiale di Chiuso, con il cardinale Tettamanzi, che guiderà anche la successiva processione con l’urna del curato; per il Beato Clemente alle 21, nella chiesa parrocchiale di Agrate, con monsignor Ennio Apeciti, i vescovi birmani e i padri del Pime

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