Due giorni di studio a Milano e Varese sugli aspetti storici, teologici, liturgici e artistico-culturali, in vista della realizzazione di una versione contemporanea

di Filippo MAGNI

Padre Andrea Dall'Asta

«L’obiettivo del convegno consiste nel rendere consapevole la committenza, gli artisti e i grafici, di tutto coloro che sono chiamati alla realizzazione dell’Evangeliario, dell’effettiva posta in gioco dal punto di vista del rapporto arte e fede». È questa la sintetica spiegazione di padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele di Milano, in merito al convegno del 23 e 24 settembre, dal titolo “Un Evangeliario contemporaneo per le Chiese in Italia”. Scopo: individuare quali sono i criteri per la realizzazione di immagini liturgiche, affinché queste accompagnino adeguatamente il testo sacro che il cardinale Dionigi Tettamanzi darà alle stampe e donerà a tutte le parrocchie della diocesi.
L’iconografia che accompagna tradizionalmente i Vangeli è ricca di numerosi esempi nella storia, la cui classicità si deve necessariamente coniugare con l’attualità. «Il nostro desiderio – aggiunge padre Dall’Asta – è quello di potere esprimere, grazie all’immagine, il mistero di Dio attraverso alcuni episodi salienti della vita di Cristo, nella sua pienezza e ricchezza di senso, traducendolo nelle forme espressive del nostro tempo, senza tradire lo spirito di una tradizione che ci è stata consegnata».
Non è certo una novità la committenza di opere d’arte da parte della Chiesa, puntualizza il direttore del San Fedele: «L’arte occidentale non può prescindere dal cristianesimo, nella sua storia ne è legata in un rapporto fecondo. A partire dal XVIII secolo tale legame si è però indebolito: l’arte contemporanea sembra aver dimenticato, nella sua ricerca di senso, la storia di Dio nel Mondo». Ciò che ha sostituito la grande arte del passato è oggi troppo spesso una produzione artistica cristiana didascalica, devozionale, forse anche sincera, ma slegata dalla cultura e dalle preoccupazioni reali dell’uomo contemporaneo.
Un’opera d’arte sacra, spiega padre Dall’Asta, è caratterizzata da un doppio sguardo: la attraversano l’occhio del fedele e quello dell’artista. Il primo non si preoccupa necessariamente di giudicare il valore artistico dell’opera, ma chiede all’immagine di aiutarlo nella celebrazione del rito e della preghiera, allo scopo di aprirsi a una dimensione di ascolto della parola di Dio che gli parla nell’intimità della coscienza. L’immagine diventa così una porta che crea un legame tra il fedele e Dio. L’artista, dal canto suo, è chiamato a confrontarsi con il fondamento “veritativo” della fede cristiana. In modo particolare, è invitato a interrogarsi su come la propria visione del mondo può diventare fecondo luogo di trasmissione di un’esperienza di fede che gli viene a lui consegnata.
La questione, dunque, non è semplicemente riprodurre in forma più moderna o “aggiornata” immagini già presenti negli Evangeliari classici, ma piuttosto ripensarle alla luce di una dimensione di senso che esprima le preoccupazioni del nostro tempo. Senza limiti stilistici, precisa il religioso: «Non per forza parliamo di arte figurativa, anzi: l’astrattismo, lungi dall’essere considerato l’espressione di una fuga dalla realtà, esprime il desiderio di andare al cuore del visibile, come accade nelle opere “astratte” di un Malevich o di un Rothko». L’arte liturgica, spiega padre Dall’Asta, «avrà un reale significato nel momento in cui la preoccupazione per la “rappresentazione” della scena sacra si aprirà al desiderio d’incarnare un senso per l’uomo, di farsi coesione tra l’immagine e la dimensione di senso, come se si trattasse di dirigersi verso le radici stesse dell’essere, verso le origini del senso stesso. In questa capacità di unire sta la forza simbolica di ogni arte. L’opera d’arte incarna un senso, diventando presenza essa stessa, dono di significato, promessa di un destino… Diventa immanenza di senso, manifestazione sensibile del Bello, splendore del fondamento». Analogamente a quanto accadeva nel passato, la Chiesa punta a mantenere forti legami con gli artisti.

Padre Andrea Dall’Asta spiega contenuti e obiettivi del convegno (audio)

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