Questo l’auspicio con cui l’Arcivescovo ha concluso l’incontro per la festa del patrono San Francesco di Sales, svoltosi stamane all’Istituto dei Ciechi: «Dobbiamo aiutare lettori e spettatori ad alzare lo sguardo “oltre” la cronaca. La politica pare che stia abdicando a questa responsabilità: non lo deve fare chi vuole essere un comunicatore veramente libero».
Sono intervenuti Chiara Pelizzoni, Enrico Mentana, Mario Calabresi, Marco Tarquinio e Antonio Sciortino

di Mauro COLOMBO

Tettamanzi

«Vi auguro di vivere con passione – una profonda passione personale – la vostra professione, di sapere riconoscere ogni giorno le grandi responsabilità che esercitate, di essere consapevoli del contributo che potete dare o negare alla realizzazione delle persone e del bene del Paese…». Così il cardinale Dionigi Tettamanzi ha concluso l’incontro con i giornalisti in occasione della festa del patrono San Francesco di Sales, svoltosi stamane all’Istituto dei Ciechi di Milano sul tema “Faremo (ancora) notizia. La verità, via per la vita e il futuro del giornalismo”.
Davanti a un auditorio gremito di operatori della comunicazione – tra cui Letizia Gonzales (presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia) e Giorgio Acquaviva (presidente dell’Ucsi Lombardia) -, con la presenza degli studenti dei master di giornalismo dell’Università Cattolica, dell’Università degli Studi e dello Iulm di Milano e degli studenti dell’Istituto Maggiolini di Parabiago, si è svolto un dibattito ricco di argomentazioni, spunti di provocazione ed elementi di riflessione.
A fare gli onori di casa Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei Ciechi. A introdurre i relatori don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi che ha promosso l’incontro con l’Ucsi Lombardia, aperto dalla testimonianza di Chiara Pelizzoni dell’agenzia televisiva H24. Hanno poi preso la parola Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ed Enrico Mentana, direttore del Tg di La7, e su “È il lettore che lo vuole!”. Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, e Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, hanno invece dibattuto dei mass media ecclesiali in “Benedetta stampa!”.

Denuncia sì, ma non solo
La riflessione dell’Arcivescovo (“La scelta della responsabilità”) è partita da una constatazione: i mezzi di comunicazione presentano «un Paese che sembra preda di un litigio isterico permanente. Personalizzazione, esasperazione, drammatizzazione, contrapposizione sono il “sale” con il quale si tenta di dare sapore a una realtà che, altrimenti, si ritiene destinata all’inevidenza». Tutto ciò provoca nell’opinione pubblica reazioni che vanno dall’«ansia» alla «anestetizzazione» davanti ai fatti, dallo «straniamento dalla realtà» alla rassegnazione alla mediocrità, ma anche «all’eccessiva enfasi che è data a ciò che nel Paese non funziona»: «È importante che i media svolgano anche questa funzione di denuncia, ma occorre porgere queste notizie con responsabilità, così che non appaia che nulla funziona, che tutto è corrotto, che la situazione è irreparabile».
Un quadro che accresce le responsabilità dell’informazione: «Dai mezzi di comunicazione emerge una classe politica che tende a mettere al centro della propria azione le vicende personali dei suoi più diversi protagonisti. Certo, nessuno chiede di tacere episodi, fatti, denunce, indagini che riguardano quanti sono chiamati ad animare e guidare il Paese e dai quali tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato. Ma giornali e tv contribuiscono davvero a costruire e a promuovere la pubblica opinione, quando si lasciano contagiare dal clima avvelenato e violento causato da una politica che dimentica o sottovaluta i bisogni reali e concreti delle persone?». Quindi, «non si tacciano gli scandali (veri o presunti), ma l’informazione non può, non deve esaurirsi al racconto di scandali».
Per evidenziare cosa significa “dire la verità” per un giornalista, l’Arcivescovo ha preso spunto dal brano del Vangelo di Luca in cui Gesù, parlando del Battista, chiede alla folla: «Che cosa siete andati a vedere?». Lo stile di Gesù, ha rilevato Tettamanzi, «è un metodo per comunicare secondo la verità». E allora «testimoniare la verità significa inserire i fatti della realtà in un più ampio contesto, gli episodi in un orizzonte di senso», permettere «alle persone di accedere alla verità complessiva, più grande: di quel determinato evento, della realtà che sta vivendo, del momento storico che si sta attraversando, della propria esistenza». È di questo che «ha bisogno il Paese»: «Rispetto ai fatti della cronaca c’è un “oltre” verso il quale dobbiamo aiutare lettori e spettatori ad alzare lo sguardo. La politica pare che stia abdicando a questa responsabilità: non lo deve fare chi vuole essere un comunicatore veramente libero, chi vuole restare fedele al proprio mestiere, chi vuole essere un giornalista responsabile».
Questo, dunque, il «contributo decisivo» che i giornalisti possono dare: «Ci sono modelli alternativi di vita da raccontare. Ci sono persone e comunità che attendono di essere narrate perché hanno intuizioni, progettano, studiano, lavorano, conseguono successi… Mostriamo il Paese che “ce la fa”, l’azione di quanti operano per uscire dalla crisi morale, sociale, politica, economica… Non serve creare ingenue rubriche di buone notizie, ma recuperare passione per la vita reale della gente, aiutarla a ripartire, sostenerla nel suo darsi da fare… Torniamo a guardare alla possibilità di un futuro migliore… Non rassegniamoci!».
Nella parte conclusiva dell’incontro i relatori hanno risposto ad alcuni interrogativi rivolti dagli studenti delle scuole di giornalismo. Il Cardinale ne ha approfittato per rilanciare una triplice esortazione a tutti i comunicatori, e in particolar modo ai più giovani: «Educare alla socialità, perché ogni aspetto che riguarda l’uomo ha rilevanza sociale; recuperare l’orizzonte globale del mondo in cui viviamo, senza restare prigionieri dei localismi; guardare al futuro, ma senza perdere l’attenzione al presente e la memoria del passato».
Tutti i presenti hanno ricevuto un opuscolo con il testo dell’intervento dell’Arcivescovo, il messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali, i profili dei relatori e i saluti dei responsabili delle istituzioni professionali.

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