A seguito dei primi sei mesi di attività del Fondo Famiglia Lavoro abbiamo rilevato alcune domande ricorrenti e/o criticità che desideriamo precisare agli operatori dei Distretti e ai componenti delle Commissioni Decanali.
Scegliamo di adottare la formula delle domande/risposte precedentemente utilizzata.
Rimandiamo ogni richiesta di chiarimento alla segreteria del Fondo presso Siloe.
Prevediamo di organizzare degli incontri di aggiornamento, a livello territoriale, rispetto alle priorità che è necessario perseguire in funzione della attuale disponibilità economica del Fondo.
Cogliamo l’occasione per esprimere gratitudine a tutti gli operatori coinvolti per il prezioso lavoro svolto.

Sono in programmazione degli incontri territoriali di aggiornamento.
Segnaliamo in particolare i seguenti appuntamenti già definiti:
per la zona di Varese giovedì 15 ottobre 2009 dalle ore 17 alle ore 19 presso la cripta della parrocchia di SS. Pietro e Paolo, Via Petracchi, 4 – Masnago
per la zona di Monza lunedì 19 ottobre 2009 dalle ore 17 alle ore 19 presso l’oratorio S. Cuore, via Duca D’Aosta, 8 – Monza
per la zona di Milano martedì 27 ottobre dalle 18 alle 20 presso il salone Clerici delle Acli, Via della Signora, 3 – Milano
Vi preghiamo di diffondere la comunicazione agli operatori dei distretti e ai componenti delle commissioni decanali del vostro territorio.

In che tempi e secondo quali priorità verranno esaminate le richieste successive alle ultime deliberate dal Consiglio di gestione dello scorso 15 luglio?
Il 12 ottobre 2009 le richieste pervenute alla segreteria del Fondo risultano 3.336.
Al 15 luglio (data dell’ultimo Consiglio di gestione in cui si sono analizzate le domande pervenute alla Segreteria) erano state esaminate 1.965 domande. Di queste 1.481 sono state valutate positivamente per un totale di poco meno 3 milioni e 800 mila euro assegnati. Rimangono, pertanto, da esaminare 1.371 richieste a fronte di una disponibilità economica di circa 1 milione e 400 mila euro. Di fronte a questa situazione il Consiglio di gestione, del 23 settembre 2009, ha valutato la necessità di stabilire delle priorità fissando un massimale di 2.500 euro a nucleo familiare e scegliendo di privilegiare le famiglie con figli minori a carico. Pertanto a breve verranno comunicati gli esiti delle richieste in giacenza, secondo queste priorità, attraverso le modalità fin qui utilizzate. I decani e attraverso loro le commissioni decanali riceveranno, a breve, una comunicazione in questo senso.
Nell’invio delle prossime domande suggeriamo di adottare queste stesse priorità preoccupandosi di informare le persone/famiglie richiedenti sulle priorità definite dal Consiglio di gestione in funzione della liquidità disponibile.

Quali azioni integrative rispetto al Fondo è opportuno perseguire?
Fin dall’istituzione del Fondo è stato ribadito il carattere temporaneo, integrativo e sussidiario dello stesso. Pertanto, prima di compilare la richiesta di accesso al Fondo, invitiamo a verificare la possibilità che le persone/famiglie richiedenti abbiano diritto ad altre forme di integrazione del reddito. In questo senso ribadiamo la necessità di inviare le persone/famiglie richiedenti ai patronati ACLI (o ad altre realtà territoriali competenti) per una verifica preliminare di accesso ad altre misure anti crisi.
Quali azioni di orientamento al lavoro è possibile/opportuno realizzare?
Ribadiamo l’importanza di orientare le persone a possibili percorsi di riqualificazione professionale verificando la possibilità di accedere alle varie forme di sostegno al lavoro (dote lavoro, dote formazione, borse lavoro…). Anche in questo senso è opportuno un orientamento ai patronati ACLI e alle sedi territoriali dell’ENAIP (l’elenco delle sedi territoriali è facilmente consultabile sul sito www.enaip.lombardia.it). E’ molto utile verificare l’iscrizione al Centro per l’impiego e la compilazione del cv.

Quali azioni di tipo non economico è ipotizzabile promuovere?
Ci sembra utile ricordare la finalità primariamente educativa del Fondo Famiglia Lavoro. Accanto agli indispensabili interventi di tipo economico è necessario attivare azioni di sostegno relazionale nei confronti delle persone/famiglie colpite dalla crisi per contenere le conseguenze emotive legate alla perdita del lavoro e alla conseguente riorganizzazione delle vita e del tenore di vita familiare. Per evitare che la crisi vada sprecata occorre interrogarsi sulle cause che l’hanno prodotta, ma anche sui cambiamenti personali e comunitari necessari a superarla. Non si può uscire dalla crisi senza una nuova progettualità individuale e collettiva, attivando o riattivando, per esempio, reti di solidarietà familiare secondo la logica di “famiglie tutor” ossia famiglie che si prendono cura di altre famiglie aiutandole ad affrontare i compiti di cura ordinari che la crisi (e la conseguente carenza di risorse economiche) rende certamente più complesso gestire: accudire una persona anziana o malata, seguire i più piccoli nelle varie attività pomeridiane, accompagnarli a scuola…
Il progetto “Prestito della Speranza” promosso dalla Cei può costituire un’alternativa al Fondo Famiglia Lavoro?

Il progetto promosso dalla Cei (formalmente avviato il 9 ottobre 2009) prevede alcuni prerequisiti di accesso. Possono accedere famiglie costituite da una coppia coniugata (attraverso matrimonio civile o religioso e registrato in Italia, se contratto all’estero) che abbiano almeno tre figli in età scolare (se maggiorenni iscritti all’università e regolarmente in corso) o presentino una situazione di disabilità di uno dei componenti del nucleo e abbiano perso l’unica fonte di reddito a causa delle crisi. Possono essere erogati fino a 12 mila euro in 2 anni a condizione che la famiglia aderisca a un progetto di reinserimento lavorativo o di avvio di attività imprenditoriale. La famiglie che chiede il prestito deve dimostrare la propria situazione attraverso la presentazione di precisa documentazione e deve risultare affidabile in termini bancari (non deve avere protesti, scoperti o una situazione debitoria troppo compromessa…). In Diocesi di Milano la Fondazione San Bernardino costituisce l’ufficio diocesano di riferimento per la presentazione delle domande. Si avvale di sedi territoriali (Centri di ascolto e Centri ENAIP) per l’istruttoria delle domande.

Quali azioni di rilancio del Fondo sono ipotizzabili?
A livello locale qualunque iniziativa di raccolta e/o sensibilizzazione è affidata all’iniziativa e alla generosità delle comunità e dei loro pastori. Una forma di condivisione possibile è quella di sollecitare le comunità ad intervenire a sostegno di famiglie del territorio, colpite dalla crisi, integrando il contributo emesso dal Fondo.
A livello diocesano il Consiglio di gestione intende perseguire delle iniziavate di informazione e sensibilizzazione che coinvolgano aziende e Fondazioni.

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