Viaggio tra i Curas-villeros di Papa Bergoglio Incontro con Padre Josè Maria Di Paola (Don Pepe)

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Giovedì 22 febbraio, alle 21, presso l’Auditorium del Centro parrocchiale S. Arialdo di Cucciago (Co) si terrà una serata con padre Josè Maria Di Paola (Don Pepe) e Alver Metalli giornalista e scrittore,
La serata, intitolata “Preti dalla fine del mondo”, è organizzato dal Centro Culturale Luigi Padovese. I due relatori proporranno un viaggio tra i Curas-villeros di Papa Bergoglio.
Padre Pepe, così viene chiamato da tutti, fa parte del “Gruppo di sacerdoti per le villas de emergencia di Buenos Aires” più comunemente chiamati “curas villeros”.

Le villas sono insediamenti, spesso abusivi e sempre precari, analoghi alle favelas brasiliane, che sorgono nella zona periferica di Buenos Aires. Il libro “Preti dalla fine del mondo. Viaggio tra i curas villeros di Bergoglio” pubblicato nel 2012, è nato dalla necessità dell’autrice (Silvina Premat giornalista del quotidiano di Buenos Aires “La Nacion”) di conoscere i preti delle villas dopo la pubblica denuncia fatta nel 2009 dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, della minaccia di morte rivolta a padre Pepe – coordinatore dell’equipe dei curas villeros – da parte dei narcotrafficanti operanti nelle villas. Fino al 2009 la società argentina sapeva poco della presenza della chiesa nelle villas miseria.

Tre anni dopo la pubblicazione del libro viene eletto Papa Francesco, ecco come descrive questo momento l’autrice del libro Silvina Premat: «Quel giorno, quando apparve al balcone del Vaticano il nostro arcivescovo, che aveva assicurato una vicinanza e un sostegno fondamentali per la vocazione di ciascuno dei curas villeros e per migliaia di fedeli delle loro parrocchie, quel giorno proclamai dal profondo del cuore: quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie”. Dice ancora l’autrice: “Dopo l’inchiesta che ho condotto per scrivere il libro io non ero più la stessa. E neanche la mia prospettiva della chiesa era quella che avevo prima di effettuare quaranta interviste in otto villas miseria di Buenos Aires e sessanta interviste a sacerdoti ed abitanti della villas. Ho conosciuto un modo di essere chiesa diverso: aperto, libero, semplice e, soprattutto felice. Un modo di essere chiesa che permette a qualsiasi persona di vivere con gioia tutto ciò che di buono e di cattivo offre la vita, anche in mezzo alla miseria materiale ed esistenziale».

Il progetto
Nel 2015 don Pepe ha iniziato sul territorio della villas, esattamente di fianco alla stazione ferroviaria di José León Suarez, a poche cuadras da Villa La Carcova, un Hogar de Cristo per giovani, ma anche adulti, che vogliono e cercano di uscire dal circuito della droga, che il più delle volte li vede come consumatori e spacciatori allo stesso tempo. Spaccio e consumo sono il vero flagello di queste aree di emarginazione, e sono anche causa di violenza inflitta a chi ci vive e a sé stessi.

Il primo Hogar di questo genere lo inaugurò Bergoglio nel 2008 quando era arcivescovo e suggerì anche dei criteri su come portarlo avanti. L’Hogar de Cristo è una risposta oramai sperimentata per il recupero dalle addizioni che è diventata nazionale; di Hogar ce ne sono in tutte le villas miseria e se ne stanno aprendo in pressoché tutte le provincie dell’Argentina inspirandosi agli Hogar delle villas. Con riferimento al modello “Hogar de Cristo” Gaucho Antonio Gil dice che la Hogar stabilisce un forte radicamento sul territorio e nel barrio in cui sorge: porte aperte ai giovani del posto, coinvolgimento con tutta la comunità attraverso distribuzione alimenti e vestiario, disponibilità per la popolazione di figure professionali (psicologo, operatore sociale, giudice), infine dei laboratori professionale per fornire una professionalità per chi sta cercando di uscire dalla droga e cercare un lavoro. La mancanza di lavoro è il motivo principale delle ricadute nel mondo della droga.

Questo progetto ha lo scopo di sviluppare questo ultimo livello delle Hogar di Cristo la formazione professionale. A questo scopo il progetto prevede l’acquisto di un terreno e relativo capannone per installare attrezzature per svolgere attività didattiche e di formazione installando una falegnameria, tipografia e serigrafia. Il costo previsto del progetto è di 150.000 dollari.

E-mail centroculturalepadovese.info@gmail.com
Sito Web o social network www.centroculturalepadovese.com

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