Venerdì alle 21 nella Parrocchia di San Dionigi in Pratocentenaro inizieranno i festeggiamenti per il 60° anniversario della scuola Parrocchiale. La Messa sarà presieduta dal Vicario Episcopale Mons Pierantonio Tremolada.

di Paolo PEREGO

Basta spulciare il vocabolario. “Presente” è stare davanti a qualcuno. Esserci. In modo visibile, con tutto se stessi. Proprio come al banco quando la maestra chiama per nome. Luca, Davide, Alice… “Presente”, rispondono le tante facce che riempiono le classi della nostra scuola ogni mattina. Da sessant’anni. Sì, perché tanti ne sono passati dal quel 1954, quando l’allora parroco, don Angelo Cerutti, chiamato a guidare la comunità di Pratocentenaro nel Dopoguerra, tagliò il nastro per inaugurare la nuova scuola, in viale Suzzani, proprio di fianco alla Chiesa venuta su solo pochi anni prima. Mattoni, che nel tempo, diventarono una vita. Ci misero, allora, il vecchio asilo che dalla fine dell’Ottocento stava in via del Riposo.
E poi arrivarono le suore Salesiane, che lo abitarono fino al 2007. Nel frattempo, nel 1978, era nata anche la scuola elementare, per iniziativa di un gruppo di genitori e di monsignor Giuseppe Palumbo, parroco dell’epoca. Quanti “presente” hanno sentito quei mattoni in sessant’anni? Migliaia. Più uno, oggi. Quello della scuola stessa, fatta dai bambini, dalle insegnanti, e dai genitori. “Presenti”, diciamo oggi dopo sessant’anni. Perché ci siamo accorti che quello che facciamo tra quelle quattro mura è qualcosa di troppo importante per non dirlo a tutti.
È un bene per tutti. Per noi, per la comunità parrocchiale, per il quartiere. Per la società. «La scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita», ci ha detto Papa Francesco. È educare «ad avere il cuore grande, avere grandezza d’animo; vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri». Questo è quello che abbiamo visto accadere in quell’edificio per tanti anni. E che vediamo oggi. E che in un momento di crisi, non solo economica, come quello che stiamo vivendo da qualche tempo a questa parte, ci sembra essere l’unica cosa buona che possiamo desiderare per i nostri figli, per il loro futuro.
Che diventino uomini. “Presenti”, diciamo ancora. Perché continuando a sfogliare il dizionario si potrebbe scoprire che “presenza” vuol dire anche offerta. E allora lo offriamo, quello che facciamo, il desiderio che abbiamo, l’umanità dei nostri figli. Lo offriamo a ciascuno. Perché è un bene per tutti. Lo è stato storicamente: tanti ci hanno visto crescere “bene” figli, nipoti, parenti, amici… E chi non potrebbe dire che il fatto che la scuola esista ha dato un volto più bello, più umano, più vivo al nostro quartiere? E lo è oggi, un bene, perché in quelle classi ci continuano a crescere uomini.
«Quello che vogliamo è essere una significativa presenza, espressione di pluralismo, di partecipazione e di iniziativa collocata nella più viva esperienza civile e sociale. Non una supplenza all’iniziativa pubblica. Ma un luogo di incontro per tutti coloro che vogliono testimoniare i valori cristiani nell’educazione, che si pone come comunità cristiana che educa alla fede, nel contatto con persone che quotidianamente la vivono come criterio di giudizio per la realtà». Lo scrissero alcuni genitori nel 1978, quando aprì la scuola elementare. Parole vive oggi, che facciamo nostre, genitori, insegnanti e alunni. E per le quali non possiamo fare a meno di invitare chiunque a partecipare di quest’opera. Chiedendo aiuto, se serve. E regalandola a tutti, soprattutto durante quest’anno, tra festeggiamenti e iniziative.
La nostra scuola, la nostra vita. Presenti, appunto.

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